Umberto Eco .
Dieci frasi celebri
Anch’io, nel mio
piccolo, voglio ricordare Umberto Eco.
Ho letto quasi
tutti i suoi libri, tuttavia non sono in grado di fare una critica letteraria e
quantomeno una recensione dei suoi lavori.
Pubblico di seguito alcune delle sue tantissime frasi celebri che amava lanciare in occasione di incontri con giornalisti o in eventi accademici, per provocare e agitare le acque.
Ho ascoltato,
anni fa a Bari, una sua Lectio Magistralis, in occasione della giornata del libro organizzata dalla Laterzaeditori,
e, siccome, bisognava premiare la scuola che aveva meglio interpretato il
concorso letterario proposto dalla casa editrice, Eco non esitò a mettersi in
tasca gli appunti e andare a braccio.
Fu una lezione
godibilissima e unica.
Si, è stato davvero un
grande della letteratura italiana!
1.
I social e gli
imbecilli
“I social media danno diritto di parola a legioni
di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza
danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno
lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione
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Umberto Eco (foto dal web) |
degli imbecilli”.
Durante un incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della
Cavallerizza Reale a Torino in occasione del conferimento della laurea honoris
causa in Comunicazione e Cultura dei media
2.
Chi non legge
“Chi non legge,
a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni:
c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi
ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.
Dall’articolo “Perché i libri allungano la vita”
pubblicato sulla rubrica La bustina di Minerva, L’Espresso, 2 giugno 1991
3.
Il Computer non
è intelligente
“Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una
macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti”.
Dalla prefazione a Claudio Pozzoli
“Come scrivere una tesi di laurea di laurea con il personal computer”
4.
Vent’anni di
vantaggio
“Di qualsiasi cosa i mass media si stanno
occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si
occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni.
Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere
allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è
pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il
Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver
viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la
mancanza di immortalità. Auguri”.
Da un discorso alle matricole del corso di
laurea in Scienze della Comunicazione a Bologna nel 2009.
5.
I due tipi di
libro
“Ci sono due tipi di libro, quelli da consultare e
quelli da leggere. I primi (il prototipo è l’elenco telefonico, ma si arriva
sino ai dizionari e alle enciclopedie) occupano molto posto in casa, sono
difficili da manovrare, e sono costosi. Essi potranno essere sostituiti da dischi multimediali, così si libererà spazio […] I libri da leggere
non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per
essere presi in mano, anche a letto, anche in banca, anche là dove non ci sono
spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata,
possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o
abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno,
stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda
dell’intensità e regolarità delle nostre letture […] Il libro da leggere
appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di
cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la
bicicletta”.
Dalla rubrica La bustina di Minerva,
l’Espresso 1985
6.
Il terrorismo
“Quando il
terrorismo perde, non solo non fa la rivoluzione ma agisce come elemento di conservazione,
ovvero di rallentamento dei processi di cambiamento”.
Dall’articolo “Sparare perché nulla cambi”, pubblicato su
Repubblica il 22 marzo 2002
7.
Fidarsi di Wikipedia
“Quanto ci si deve fidare di Wikipedia?
Dico subito che io mi fido perché la uso con la tecnica dello studioso di
professione [… ] Ma io ho fatto l’esempio di uno studioso che ha imparato un
poco come si lavora confrontando le fonti tra loro. E gli altri? Quelli che si
fidano? I ragazzini che ricorrono a Wikipedia per i compiti scolastici? [… ] da
gran tempo io avevo consigliato, anche a gruppi di giovani, di costituire un
centro di monitoraggio di Internet, con un comitato formato da esperti sicuri,
materia per materia, in modo che i vari siti fossero recensiti e giudicati
quanto ad attendibilità
e completezza“.
Dall’articolo
“Ho sposato Wikipedia?”, pubblicato su L’Espresso il 4 settembre 2009.
8.
Mike Bongiorno
“Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e
non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone
dello scibile e ne esce vergine e intatto [… ] pone grande cura nel non
impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma
altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla”.
Dalla raccolta di scritti “Diario minimo” del 1963
9.
Paranoia e cospirazione
“La paranoia della cospirazione universale non finirà mai e non puoi
stanarla perché non sai mai cosa c’è dietro. È una tentazione psicologica della
nostra specie. Berlusconi ha passato tutte le sue campagne elettorali a parlare
di doppia cospirazione, dei giudici e dei comunisti. Non ci sono più comunisti in
circolazione, nemmeno a cercarli col lanternino, eppure per Berlusconi stavano
tentando di conquistare il potere”.
Da un’intervista
al Guardian nel 2011
10.
L’uomo colto
“Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è
nato Napoleone, ma colui che sa dove andare a cercare
l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due
minuti”.
Da “Se tutta la conoscenza è un viaggio
giocoso”, Stefano Bartezzaghi a colloquio con Umberto Eco, pubblicato su
Repubblica il 1 settembre 2003