Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

sabato 22 febbraio 2020

Perché, in Calabria, ci sono anche montagne?

BIT Milano 2020. Stand della Regione Calabria (Foto Pisarra)
Da oltre dieci anni partecipo, puntualmente, ad ogni edizione della BIT (Borsa Internazionale del Turismo) che si svolge a Milano.
Devo dire che nel corso di questo tempo l’ho trovata via via sempre più povera di idee, di nuovi orizzonti e di proposte turistiche che abbiano al centro l’ambiente, la nostra natura e il paesaggio.
Anche in questa edizione, forse perché l’ho visitata nel suo secondo giorno, di lunedì, non c’era quasi nessuno - intendo dire come pubblico - mentre, a come mi hanno riferito altri, la giornata d’apertura (domenica 9 febbraio) era stata caratterizzata dalla presenza di tantissimi visitatori.
La Fiera è tornata nei vecchi padiglioni di Milano City, brutti e tetri: preferivo lo spazio espositivo di Rho fiera.
L’arrivo per visitare i vari stand ha qualcosa di … strano; si sale ai piani superiori del capannone per l’accredito e poi si scende, con le scale mobili, al piano terra dove ci sono i vari espositori delle regioni italiane; mentre per visitare gli stand degli stati esteri bisogna risalire al piano superiore, sopra lo stesso in cui si trova l’area per l’accredito.

Sono interessato ai luoghi italiani e così prendo la scala mobile che mi porta verso il basso. Nello scendere appare subito lo stand della Regione Calabria, davvero ubicato in posizione strategica (perché lo si incontra appena si lascia la scala mobile) e con la maxi immagine di un maestoso bosco in veste autunnale che mostra l’essenza della nostra regione; essa è seguita, in modo più defilato, da una bellissima immagine del castello di Isola Capo Rizzuto. Due – tra i tanti – asset di cui la nostra regione va fiera.

La foto di apertura dello stand della Regione Calabria
(Foto Pisarra)
Ricordo bene come la prima volta che ho visitato la BIT non ci fosse nessuna altra immagine della natura calabrese che non fosse il mare: sicuramente abbiamo fatto un passo avanti.
Mi avvicino allo stand calabrese e la sorpresa è la didascalia alla grafica, piuttosto pacchiana, della immagine di apertura: “Civita, Raganello. Pollino”. La guardo bene e mi accorgo che è un luogo a me familiare, ma non si trova a Civita! L’immagine è in realtà uno scorcio ripreso da Cozzo Vardo (scattata dalla strada che dal colle del Dragone porta a Piano Ruggio, nel comune di … Morano Calabro.
Mi chiedo chi sia stato quel ‘bischero’ che ha realizzato questa foto e questa grafica; l’autore resta ignoto: l’opera non è firmata… . Lo stesso vale per la foto del Castello di Isola Capo Rizzuto; così come per le immagini che scorrono su un maxi schermo: non se ne dichiara la paternità.
Fa niente. Per quanto sia un fotografo, non è questo che in fondo ora mi interessa.
Stand Regione Calabria. Tavoli delle contrattazioni.
(Foto Pisarra)

Quello che mi interessa, sono i tavoli delle contrattazioni: li vedo affollati da operatori e da clienti che lasciano ben sperare. Passando tra questi, ascolto e osservo; leggo la loro provenienza; sento conversare in ottimo inglese, ma anche in tedesco: questo mi fa constatare che la nuova generazione di operatori turistici della nostra regione quanto meno conosce l’inglese, sa quello che fa e cerca di ben vendere quello che ha.
Mi sento, per una volta, soddisfatto.
Poi mi incammino verso l’esterno dello stand e passo davanti al bancone principale e qui … mi cadono le braccia.

Accanto all’ingresso, è stato collocato un piccolo banchetto, dove  una hostess abbastanza annoiata,  posta ‘a guardia’ di quattro dépliant, un calendario e qualche pieghevole: tutto qui lo spazio riservato ai Parchi di Calabria - Pollino, Sila e Aspromonte? Davvero non ho parole…

Mi fermo in un angolo e aspetto che qualcuno si avvicini per chiedere informazioni: niente. Quando, sto per desistere e allontanarmi, sento la risposta data a un visitatore dalla hostess, in perfetto accento non calabrese: “Perché, in Calabria ci sono anche montagne?
Il banchetto informativo sui parchi in Calabria. (Foto Pisarra)
Ma è mai possibile che uno degli asset principali della nostra regione in ambito turistico (i Parchi nazionali e le aree protette) meritino un simile trattamento?
Non va meglio per la documentazione pubblicitaria. Il tavolo grande è pieno di dépliant sì, ma son tutti di soggetti privati: non ci sono brochure di luoghi, località, mete.
Penso che, forse per l’ondata di persone passata il giorno prima (domenica), sia andato tutto esaurito e quindi siano rimasti gli ‘scarti’.
Alquanto sconsolato, mi allontano in cerca di altri stand dove la mia curiosità possa trovare un minimo di soddisfazione.
Raggiungo lo stand della Regione Basilicata e, nei pressi, incontro un albergatore che conosco da tempo e che mi presenta il sindaco di una importante cittadina turistica della sua regione.

Bene: presentazioni, qualche chiacchiera e… un altro colpo per me: il sindaco con enfasi  mi annuncia che nella sua  cittadina sono stati appena realizzate alcune palestre di arrampicata e che, prossimamente, ci sarà anche un … ponte tibetano.
Mi trattengo dal rispondere … saluto e proseguo.
Ho raggiunto l’ingresso dello stand lucano per dare uno sguardo al materiale illustrativo e ho  trovato sempre i soliti opuscoletti vecchi di oltre dieci anni, quelli ben stampati dall’APT (Azienda di Promozione Turistica).  
 Così La Regione Basilicata vive di rendita.
Alla BIT di quest’anno anche le aree protette della Lucania mostrano di non stare bene. Forse perché il cambio alla guida della Regione non ha avuto il tempo per ben organizzarsi…
Solo per la Val d’Agri ci sono due giovani Guide Ufficiale del Parco a dare informazioni su questa area protetta.

Stand della Regione Puglia: da notare il materiale
 in distribuzione ... (Foto Pisarra)
Visito lo stand della Puglia e qui l’offerta cambia completamente: il bancone è strapieno di materiale pubblicitario e di ottima qualità e la regione è rappresentata tutta.
Una signora, entusiasta e motivata, distribuisce con gioia opuscoli, libri, carte escursionistiche e tematiche e, quasi quasi, si offende se qualcuno non accetta poi la sua offerta dell’opuscolo o del pieghevole della zona verso la quale si è manifestato un certo interesse.
Come non confrontare questo con quanto osservato presso il corrispondente bancone della Regione Calabria?

Che dire della Toscana o dell’Umbria? Le due regioni per quest’anno puntano, rispettivamente, sulla Via Francigena e su i percorsi in mountain bike: nei loro stand trovo guide, carte e libretti su questi temi a iosa.
Sul Trentino, sorvolo: troppo ben organizzato.
Per la Lombardia, con tutte le qualità dei padroni di casa, la scelta è molto vasta. Settori di ogni singola provincia sono ampiamente accompagnati da diversi materiali e di ogni genere.

Ecco per noi calabresi ancora una occasione persa. Ricordo le critiche mosse alla Regione Calabria quando partecipava con numerosi libri, anche di ottima fattura, con dvd e tantissimo materiale pubblicitario che magari riguardava solo la costa.  Ai tempi, per intenderci, dello slogan “Mediterraneo da scoprire”. Quell’anno avevo visitato la BIT nel suo ultimo giorno e, a chiusura avvenuta, attardandomi ad uscire dallo stand della Calabria, avevo visto come il materiale rimasto, anche quello di qualità pregevole, veniva destinato al macero dagli operai addetti allo smontaggio degli stand che lo raccoglievano per deporlo nei cassonetti della raccolta differenziata.   

Oggi, invece, ho visto materiale poco e vecchio, personale ingaggiato, poco professionale e con altrettanta poca voglia….
Magari anche quest’anno chi smonterà gli stand dopo l’ultimo giorno di fiera, butterà al macero il materiale non distribuito… se prima qualcuno non lo metterà da parte per riproporlo l’anno prossimo…
Mi chiedo: ci vuole molto a guardarsi intorno e, semplicemente, copiare quello che fanno gli altri?



venerdì 31 gennaio 2020

Io non ci sto!


Prendo in prestito l’espressione del presidente Scalfaro per fare il punto e dire il mio pensiero sul perché molti calabresi, e io tra questi,  non si siano recati alle urne.
La Calabria è una regione “difficile” per molti motivi. Non ultimo la criminalità organizzata che, come sostiene il Procuratore Gratteri, dispone del 20% dei voti che mette a disposizione di chiunque ne faccia richiesta, sia di destra che di sinistra o di centro.
Questo significa che in Calabria il voto non è libero, almeno non lo è in alcune parti del suo territorio.

Tuttavia esiste una cospicua parte di calabresi che, ad ogni tornata elettorale, si tormenta perché non sa a chi dare il proprio consenso.
Io, da un po’ di tempo, mi annovero tra questi perché, da quando è finita l’epoca degli schieramenti partitici, mi sento orfano: orfano di appartenenza in quanto non sono stato in grado di sostituire il  mio vecchio partito di militanza, dissoltosi nel vento,  con un altro.
Non sono di quelli che migrano di partito in partito, di schieramento in schieramento, di movimento in movimento: mi sono semplicemente stufato di votare, di volta in volta, contro qualcuno.

Per questo non comprendo i soloni del pensiero che, all’indomani delle elezioni, proclamano il solito: “avete voluto votare la destra e ora sono affari vostri!

Non è esattamente così. Per chi non ha una nemesi storica dell’andamento del voto in Calabria, ricordo che mai nessun presidente è stato riconfermato per due mandati: ognuno ha vinto con risultati bulgari, salvo poi perdere allo stesso modo.

Non vedo come, anche per queste elezioni, potesse cambiare il responso.
Mario Oliverio (foto da internet)
Fino all’ultimo momento utile, sembrava che il governatore uscente (Oliverio) si presentasse per la seconda volta per chiedere ai calabresi il rinnovo del mandato elettorale. Ed io ero favorevole a ciò  perché, solo se un governatore di Regione svolge almeno due mandati consecutivi, la comunità da lui  amministrata può riceverne benefici, sia in termini di ricchezza economica che di progresso sociale.

Basta guardare la Lombardia o il Veneto: la classe dirigente di queste regioni  è sempre la stessa da più di vent’anni, e i benefici per le comunità amministrate si vedono: sia in termini infrastrutturali che di benessere socio-economico.
La Calabria e i calabresi sono esclusi da questo sistema:  da noi accade che mentre un governatore prepara un piano socio-economico, imbottito di milioni di euro e impegna il denaro in mille progetti (sanità, ambiente, infrastrutture, scuole, università, turismo), non fa in tempo a spenderli perché un solo mandato non è sufficiente per adempiere a tutte le formalità fiscali, soprattutto per i fondi di provenienza europea, e deve lasciare il suo posto a un altro governatore.

Il nuovo governatore propone un nuovo piano di investimento, completamente diverso da quello messo a punto dal suo predecessore, ma anche lui non avrà il tempo di metterlo pienamente in atto…e così via.
Un’altra osservazione da fare è che un governatore di Regione deve avere una cultura politica; cioè deve essere un politico di formazione, cultura e determinazione.
La Calabria non ha bisogno di altre figure come imprenditori o professori universitari per rilanciarsi.

Pippo Callipo in una vecchia immagine
(foto da Internet)
Soprattutto di imprenditori che una prima volta si collocano con uno schieramento, salvo poi cambiare idea per proporsi con uno avverso.
Non sono credibili. Non mi ispirano fiducia, perché  mancano di idee e di un programma; non hanno idea di dove vogliano portare la Regione che si apprestano a governare se la comunità li voterà.
Per questo non mi sono recato alle urne.

Soprattutto perché un partito in liquidazione come il PD, al quale mi sento vicino, ha preteso che il Governatore uscente non si candidasse, senza darne però una motivazione plausibile e ha cercato, in quella che si chiama società civile, un volontario che si sacrificasse e portasse un tale gravoso fardello, illudendosi di trovare in Calabria un imprenditore così illuminato da non doversi dolere dell’azione del precedente governatore.  Ma questo lavoro di ricerca, non è partito qualche mese fa, bensì a pochi giorni dal voto.
Il primo contattato (l’editore Rubbettino) ha rinunciato: non c’erano le condizioni.
Il secondo (l’imprenditore Talarico) si era dichiarato disponibile, ma alla fine è stato scartato.
Il terzo (“il re del tonno” Callipo), ha tentennato, ha preteso alcune garanzie e  alla fine ha accettato.

Ma tutto ciò è avvenuto  a pochi giorni dalla data del voto e senza un programma, senza una lista di nomi di assessori e consiglieri papabili per una nuova assemblea regionale.
Come dire che bisognava prendere o lasciare:  e io ho lasciato.

Elezioni regionali 2020. I quattro candidati a presidente della Regione Calabria
A quel punto ho pensato anche che, per la prima volta in vita mia, avrei seguito  il consiglio, di montanelliana memoria, del turarsi il naso e votare una delle liste avverse e ho valutato lo schieramento di centro-destra.

Tra le loro fila tornavano in campo (o meglio non ne erano mai usciti) vecchi marpioni dal dubbio passato e da amicizie a dir poco discutibili.

No. Non era proprio il caso di sostenere questo schieramento.
Di fronte a ciò, è stato d’obbligo uno sguardo ai concorrenti minori, quelli che hanno una possibilità su un miliardo di vincere, perché non hanno appeal, perché sono fuori dal sistema.

Ed è stato il caso del  prof. Carlo Tansi: persona stimatissima, ottimo insegnante, ma che non reputo un politico.
Non ho avuto la possibilità di ascoltarlo esporre  in pubblico la sua idea di Regione, non ho letto il suo programma elettorale, non ho avuto  modo di venire a conoscenza della squadra di collaboratori candidati al posto di assessore o consigliere regionale.
La sua idea è stata espressa unicamente sui social, che non reputo utili alla formazione di un idea politica.

Anche in questo caso per me si sarebbe trattato di un voto al buio.
 Per quanto riguarda la terza squadra messa in campo,  anche qui si è trattato di un tira e molla fino all’ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature.
I dirigenti nazionali,  non volendo impegnarsi personalmente  in competizioni elettorali locali, hanno  chiesto al loro oracolo elettronico (per intendersi la Piattaforma Rosseau) il quale li ha smentiti: di conseguenza sono stati costretti in fretta e furia a recuperare un candidato da presentare ai propri elettori.
Nonostante molti politici d’area si siano proposti, non si sa per quale strano mistero, nessuno è stato  considerato adatto  e fino all’ultimo i dirigenti non hanno avuto  la benché più pallida idea di chi potesse essere presentato come candidato ideale.
Nel frattempo gli esclusi si sono scambiati accuse al vetriolo. Il presidente della Commissione antimafia (Nicola Morra)  si è defilato  e ha dichiarato che non avrebbe sostenuto alcuna lista.

E perché avrei dovrei farlo io elettore?
Così, alla fine hanno tirato fuori dal cilindro il solito professore universitario, nella persona di Francesco Aiello disposto a “sacrificarsi”; ma questi  non ha dichiarato di avere qualche parente recentemente ucciso in un regolamento di conti in puro stile mafioso.
Ho  saputo della sua squadra di lavoro solo qualche giorno prima della data del voto, attraverso un link sulla mia pagina Facebook ma non era riportato né  il programma né alcuna  indicazione di quali fossero le loro priorità in calendario. Niente di niente.
Per questo dico a tutti quelli che accusano gli assenteisti che con il loro comportamento hanno determinato questo esito scontato: io non ci sto!

Non ci sto perché, per una volta  che volevo votare per qualcuno, e non contro, non ho trovato nessuno che mi abbia ispirato un minimo di fiducia “a pelle” tanto da potergli dare il mio appoggio.

Nella mia Calabria è completamente mancato quel pathos partecipativo che, invece, si è visto nella competizione elettorale in Emilia-Romagna.
Mi è sembrato che questa tornata elettorale fosse una pratica da espletare per puro diletto, con ordinarietà, senza nessun coinvolgimento.
Scusatemi se è poco.

Per questo dico: Non ci sto, ad essere accusato di qualunquismo, menefreghismo e assenteismo.

Alla prossima volta! O alla volta in cui un candidato – preferibilmente di centro-sinistra – mi sappia sottoporre un elenco di collaboratori credibili, un programma  fattibile dietro al quale vi sia  una sua idea chiaramente delineata di Regione.  
Altrimenti continuerò a non andare a votare – pur consapevole che il voto oltre ad essere un diritto è un dovere -  perché non mi aspetto nulla di nuovo da questa nostra classe politica.

Emanuele Pisarra

mercoledì 13 novembre 2019

Parco del Pollino - sapori e piaceri

Presentazione Guida Sapori e piaceri del Parco del Pollino- intervento del
sindaco di Civita Alessandro Tocci - 

Qualche sera fa è stata presentata a Civita, presso il Castello di Kruja, la Guida sul nostro parco realizzata da La Repubblica.
Il lavoro rientra nella nuova collana dalla nota testata giornalistica dal titolo “Le Guide ai sapori e ai piaceri” dei parchi e delle aree protette italiane.
Dopo la prima pubblicazione che ha interessato il Cilento, ecco che la Redazione del prestigioso quotidiano, composta da un bel gruppo di giovani giornalisti tra i quali Emanuela Alvaro, Vincenzo Alvaro, Serenella Gagliardi, ha scommesso sul nostro Parco.
Nel volume sul Parco del Pollino sono indicati 82 ristoranti, 90 botteghe del gusto, 72 strutture dove dormire, passeggiate suggestive, borghi, prodotti tipici, feste festival e una serie di ricette elaborate da chef famosi.
Quindi, 236 pagine di informazioni, notizie, curiosità, consigli utili e tre interviste a personaggi illustri che hanno contribuito a far conoscere il Pollino e la Calabria nel mondo.
Locandina dell'incontro
Questi, in sintesi, i contenuti del volume.
Ma veniamo alla presentazione a Civita, avvenuta dopo quella ufficiale a Roma alla presenza – tra altri – del ministro dell’ambiente Sergio Costa.
La serata di Civita, stranamente, ma forse non troppo, ha visto la partecipazione di un folto pubblico. L’iniziativa, magistralmente organizzata dalla Officina delle Idee di Antonio Blandi, ha avuto inizio con un video di sintesi dell’incontro di Roma, dove il Ministro dell’Ambiente si è detto molto interessato al Pollino perché, nella sua precedente vita, ha diretto il comando forestale della Basilicata, e dove ha anche annunciato che presto saranno messi in legge finanziaria circa 100 milioni di euro a favore dei Parchi.
Subito dopo, è seguito l’intervento del sindaco di Civita, Alessandro Tocci, che ha vivamente ringraziato il presidente del Parco, Domenico Pappaterra, per aver voluto presentare nel proprio comune questa importante iniziativa editoriale.
Sono seguiti l’intervento del presidente delle Comunità del Parco, Renato Iannibelli, sindaco di San Costantino Albanese, che ha esordito sostenendo come la promozione di un territorio è importante così come sono veri eroi quanti sono rimasti nel nostro territorio e ogni iniziativa utile a far restare un solo ragazzo è opera meritoria e vincente.
Intervento del Presidente del Parco
Papas Pietro Lanza, vicario del vescovo di Lungro, ha sostenuto: “nel parco la presenza di noi arberesh è una peculiarità unica che bisogna utilizzare per crescere insieme”.
Ferdinando Nociti, presidente della provincia di Cosenza, ha dato per scontata la propria partecipazione, a questo evento e ha aggiunto che questa Guida edita da La Repubblica aggiunge un ulteriore tassello alla qualità del Parco per dare un messaggio della Calabria che vogliamo.
Il direttore delle Guide de La Repubblica, Giuseppe Cerasa, è intervenuto con un messaggio video, che i tecnici della Officina delle Idee, prontamente hanno mandato in onda. Cerasa ha parlato di una sorta di “Via Lattea del Pollino” che collega prodotti tipici, iniziative uniche, come il Parco della Lavanda, paesi, tradizioni e ambienti che rendono magico questo Parco.

Castello di Kruja - il pubblico
“Se ne avessi la possibilità, verrei a vivere a Civita”. Con questa espressione, ha aperto il suo intervento Francesco Bevilacqua, col suo modo usuale pieno di brio e ricco di aneddoti. Bevilacqua, avvocato di professione, camminatore per hobby, autore di decine di guide dei vari comprensori montuosi della Calabria, ha evidenziato come abbiamo impiegato trent’anni per convincerci che il parco non sia un vincolo, ma una opportunità. Tanto lavoro, tante resistenze e tanta perseveranza, anche di molti tra i presenti all’incontro, hanno permesso di arrivare a questa giornata. Tanti anni per capire che la gente cerca bellezza, cerca un paesaggio mozzafiato e ha citato Giuseppe Berto, il quale parlava di Spazio, Tempo e Silenzio: tre condizioni che la civiltà moderna ha perso e che nel Pollino si possono trovare.
Intervento di Francesco Mazzei
È seguito l’intervento di uno dei testimonial citati nella Guida: quello di Francesco Mazzei, originario di Cerchiara di Calabria, il “Calabrian chef” come lo identificano a Londra e come ormai ama definirsi.  Egli ha ribadito come la cucina italiana sia la più famosa nel mondo e, ringraziando il sindaco di Civita per averlo invitato, si è dichiarato orgoglioso di questo piccolo paese di mille abitanti che, con i suoi sette ristoranti sostenitori della tradizione etnica, è per l’intera Calabria il suo fiore all’occhiello.
Egli, inoltre, si è detto certo del fatto che: “noi sul Pollino siamo rispettosi delle nostre origini, perché il nostro passato sarà anche il nostro futuro”.
Intervento dell'Assessore regionale della Basilicata
Francesco Cupparo
Agli interventi è seguita la premiazione di alcune ditte e operatori turistici che si sono distinti per la propria professionalità. Primi tra tutti La Locanda di Alia, seguita dalla azienda Agrocarne come migliore salumificio del territorio.
Antonella Vincenzi, proprietaria del B&B La Magara, ha raccontato del cambiamento intrapreso dalla comunità e si è augurata che un turismo di proprietà possa prendere sempre più piede. Katia Corbelli, dell’Osteria del Vicolo di Mormanno, ha evidenziato come la cucina “sia un biglietto da visita del territorio”.
Per ultimo, è toccato al presidente del Parco, Mimmo Pappaterra, tirare le somme di questa serata e di questa iniziativa. Egli ha affermato di essere molto orgoglioso della serata di Roma per la presentazione della Guida e dell’incontro con il Ministro dell’Ambiente.
Intervento di Vincenzo Alvaro, coautore della Guida
“Qui ci sono quelli che hanno scommesso nel territorio. Questa sera si sta realizzando una alleanza tra gli operatori del territorio”. Quindi si è lanciato nell’elencazione dei risultati conseguiti dal Parco durante il suo periodo di governo, come la prestigiosa conferma della presenza del Parco nella Rete dei Geoparco, preannunciando anche come il prossimo 2 dicembre ci sarà la conferma da parte di EUROPARC di come siamo posizionati tra i primi posti dei parchi italiani. Pappaterra ha anche ricordato la storia di Italus, la pianta più vecchia d’Europa, identificata grazie ad un lavoro di squadra tra il settore Conservazione del Parco e l’Università della Tuscia di Viterbo.
Egli ha poi parlato delle numerose iniziative in corso come quelle per la Ciclovia della Calabria e per la realizzazione del Sentiero Italia: due idee che hanno come
Marianna e Gregorio, de l'Oste d'Arberia
scopo di unire e attraversare tutte le aree protette della regione. Infine, ha cercato di rispondere al quesito del perché si sia scelto di presentare la Guida proprio a Civita evidenziando che si è trattato di un dovere morale e istituzionale: Civita, dopo i tristi eventi dell’anno scorso, è cambiata ed è destinata ad essere il faro della nostra comunità intera. “Questa sera abbiamo chiuso una pagina ed ora bisogna riprendere la strada giusta”.
Durante il saluto del Presidente del Parco è giunto l’assessore regionale alle attività produttive della Regione Basilicata, nonché sindaco di Francavilla in Sinni, Franco Cupparo.  
Imprenditore di lungo corso, incredulo ancora oggi di essere Assessore della Regione, Cupparo nel suo saluto ha manifestato il proprio pensiero dicendo che “abbiamo il petrolio, ma se continuiamo a usare le risorse per forme di
Maria dell'Agriturismo "il Raganello"
assistenzialismo non andiamo da nessuna parte”. Quindi si è lanciato in una serie di complimenti per il paese ospitante la manifestazione, come: “Civita è un paese accogliente”: “Civita è il Parco del Pollino”; “Civita ritorna la Civita di una volta che ha voglia di fare”.
Un altro pensiero dell’Assessore Cupparo è stato propositivo per il futuro del nostro Sud: basta opere! Bisogna impegnarsi solo in ciò che davvero serve. Per eliminare le pluriclassi ha sostenuto la necessità di concentrare le scuole in un istituto unico,  geograficamente centrale dove far confluire tutti gli scolari dei nostri singoli  paesi. E parlando della propria comunità, ha confessato che: “Francavilla in Sinni non ha una vocazione turistica. Quindi quando arriva qualche turista lo dirotto a San Severino Lucano, Viggianello o Rotonda”, perché Francavilla è un paese di artigiani, di piccoli industriali. Egli ha concluso dicendo che sta pensando di creare
Verza con fagioli e cotiche
un fondo dove fino a 25000 euro di prestito, la Regione non chieda quintali di documenti e fideiussioni bancarie.
Infine, sono intervenuti  due dei giornalisti che hanno curato la Guida: Serenella Gagliardi e Vincenzo Alvaro.
“Vivere il territorio in modo “Slowly” come elogio della ricchezza che nasce dalla diversità” è stato il motto lanciato da Serenella Gagliardi.
“Per la prima volta mi sono trovato a scrivere del mio territorio” ha raccontato Vincenzo Alvaro, rivelando le sue origini calabresi. “Questa Guida è uno strumento che invita a vedere il territorio” e ha augurato a tutti un Buon Viaggio.
Baccalà in umido con patate
La serata si è conclusa con l’assaggio di alcuni piatti tipici della tradizione calabro-arbereshe del Parco, preparati dallo chef Mazzei con la collaborazione dei ristoranti di Civita.
Il ristorante Agorà ha presentato una speciale “lagana e ceci”, l’Antico ulivo ha illustrato i suoi piatti forti come “pasta fatta in casa con fagioli e cotiche e interiora di capretto al forno”. L’azienda agrituristica il Raganello ha proposto i suoi dolci tipici e un assaggio di formaggio pecorino a dir poco delizioso.
Il locale Kamastra ha suggerito uno dei suoi cavalli di battaglia: “Dromsat”, mentre l’Oste d’Arberia ha consigliato uno speciale tortino al cioccolato fondente con crema al vino magliocco: binomio tra un sommelier e un pasticciere, anime fondanti del nuovo locale.
E, infine, un rinato Hami e Pimi ha stuzzicato il palato dei presenti con un assaggio di baccalà e patate davvero squisito.
Il tutto innaffiato con un ottimo vino Pollino.
Una splendida serata dove l’uomo si è in parte riconciliato con la natura.
E forse sì, siamo all’alba di un nuovo cammino.
Emanuele Pisarra








sabato 2 novembre 2019

Dio, Zot e la Montagna


Su Dio … sorvolo.

Su Papas Emanuele Giordano, conosciuto come Zot Manoli, ho tanti ricordi e non saprei da dove cominciare.


Zoti Manoli. 
Nasce a Frascineto (CS) il 27-6-1920 da Agostino Giordano e Rosina Bilotta, nipoti di papas Bernardo Bilotta (1843-1918), arciprete di Frascineto, poeta e letterato. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Frascineto, nel 1933 entra nel Seminario Benedetto XV di Grottaferrata (Roma), dove compie gli studi medi e ginnasiali. Nel 1938 passa al Pontificio Collegio Greco di Roma e completa gli studi liceali, filosofici e teologici presso l’Università Pontificia “Angelicum”, conseguendovi la Licenza in Teologia. Ordinato sacerdote il 18 novembre 1945, viene nominato parroco di Ejanina il 30 maggio 1946, dove celebra la prima messa il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine.
È morto a Lungro il 17 febbraio 2015

Zot Manoli è stato una delle personalità arbereshe più notevoli del nostro tempo e, per tutta la sua vita, ha lavorato per conservare, vivificare e trasmettere i valori dell’identità del nostro popolo e della nostra fede. Per me è stato insieme un sacerdote, un maestro, un amico, un topografo e di lui mi hanno sempre colpito la sua profondità umana, la sua semplicità, il suo entusiasmo e il suo spirito di preghiera.

Zot, lo ho conosciuto sin da piccolo, quando frequentavo il salone parrocchiale di Civita e lui veniva a trovare il nostro zot Francesco Camodeca, e poi lo ho incontrato più volte  a casa di zot Antonio Trupo.
Un momento del ricordo di Zoti Manoli. 
Una delle ultime volte in cui lo ho visto è stato in occasione del suo sessantesimo anno di sacerdozio, quando zot Trupo mi ha coinvolto nella realizzazione di un filmato sulla sua vita, con un’intervista fatta sulla terrazza, che guarda ai nostri monti, della casa in campagna del nipote, il prof. Agostino. Quale migliore set per intavolare una libera chiacchierata per cercare di tirare le somme di una vita dedicata alla propria comunità e a Dio!
Tra le risposte alle varie domande che un po’ mi ero preparate e un po’ mi venivano via via, sollecitate dalla bella atmosfera che - come sempre accadeva con lui - si era creata, la risposta netta alla mia prima domanda: “zot, cosa avresti voluto fare da grande?” “Il prete!”, mi colpì in particolar modo. E poi aggiunse che aveva atteso sette anni la fatidica lettera di ammissione al Collegio greco di Roma, dove i nostri seminaristi studiavano; e che da Roma era tornato per la prima volta in paese dopo altri sette!

Nel corso degli anni, da quando ho cominciato a frequentare le nostre montagne e via via mi appassionavo sempre di più, capitava sovente di incontrarlo mentre saliva su con la sua moto, con la sua Renault 4, oppure a piedi da solo o in compagnia.
Escursionisti al Belvedere di Zoti Manoli. 
Gli incontri in montagna non sono mai semplici saluti, come molti di voi penso abbiano sperimentato: in montagna un incontro non è pari a quello sul pianerottolo delle scale di un condominio… In montagna ci si ferma, si condivide il panorama, si commenta il profilo di una montagna, il clima della giornata…e con zot Manoli c’era anche qualcosa di più che non saprei dirvi bene… Con lui, che sin da piccolino percorreva queste coste dietro al gregge del padre, dal saluto si passava subito a parlare di un luogo, e lui aveva un suo ricordo di qualche evento, di un aneddoto, o la spiegazione di un toponimo, perché, da appassionato filologo e storico, nutriva una vigile attenzione a ricostruire le possibili origini del nome di un luogo e alle sue storie...

Per esempio, una delle prime volte in cui lo ho incontrato proprio da queste parti, mi aveva chiesto se sapessi perché questo luogo si chiama “Colle Marcione” e mi aveva spiegato che il toponimo è legato all’occupazione francese della nostra regione e a quando un reparto militare in transito, sfinito per la dura salita, si sentì incitare a proseguire in cammino dal proprio comandante che continuava a ripetere: “marchons!!!”.

E un’altra volta, a proposito del percorso che passa attraverso il “Vallone della Caballa”… mi aveva spiegato l’origine anche di quel toponimo: dal francese gabel perché,  per attraversare questo passo, bisognava pagare una tassa.
È  anche vero che a volte per la  verità nell’analisi dei toponimi dava, ma forse per scherzo, conclusioni un po' bizzarre. Per esempio, una volta volgendo lo sguardo verso il cielo, riflettendo a voce alta sul perché il Raganello nasca “femmina” (Raganella) e poi appena si unisce con un altro ramo sorgentizio diventi “maschio” (Raganello), la sua conclusione fu: “forse perché prima ci sono le rane e dopo spariscono”.

Zot Manoli è stato un uomo dall’umanità intensa, che ha vissuto e saputo donare agli altri con armonia la sua semplicità e il suo sapere vasto e profondo.
Per me è stato una miniera di informazioni e se queste le ho appuntate, però mi manca il suo modo di raccontarle, il guizzo di quando, forse vedendomi un attimo distratto, mi riprendeva dicendo GJEGJEM (=ASCOLTA [MI]…) dandomi una scrollata sul braccio…
E in questa parte della Muletta dove a volte, quando ci incontravamo venivamo insieme, lo rivedo prete tra le pietre col suo bastone a guardare lontano con gioia, lo ritrovo con la sua passione per la natura e il creato…

 La montagna

Da anni sono socio del CAI, Club Alpino Italiano, del quale condivido in pieno lo spirito fondativo che, nel mio piccolo, cerco di mettere in pratica.
Il primo articolo dello Statuto del CAI, fondato a Torino nel 1863 su iniziativa di Quintino Sella e di Giovanni Barracco, recita  che è una «libera associazione nazionale, [e che] ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale».

Il personale del Soccorso Alpino della GdF e del CNAS
Spesso, nei miei tanti viaggi sulle Alpi, nelle Dolomiti e in altri luoghi alpini, mi è capitato di incontrare studiosi, ricercatori o semplici curiosi di storia locale.

La appartenenza alla SOSEC (Struttura Operativa sulla Sentieristica e la Cartografia), all’interno del CAI, mi ha dato, e continua a darmi, l’opportunità di incontrare tanti altri soci che si dedicano alla ricerca di antichi sentieri, ricostruendone la memoria storica, i tracciati, le motivazioni che li hanno fatto diventare arterie delle montagne dove per anni hanno transitato uomini, eserciti, armenti e mercanzie…

Altra palestra che il CAI mi ha offerto è stata quella dell’iscrizione al GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e al momento ne sono l’unico socio al di sotto di Roma.
Negli anni ho partecipato alle nostre riunioni e sempre con un certo timore, data la presenza di soci come Messner, Gogna, Piola, Valsesia, Carlesi, Gervasutti, nomi che, magari, a voi non dicono molto, ma che sono le massime autorità italiane ad occuparsi di montagna, e con le quali ho potuto confrontarmi. Qui voglio ricordare anche il nostro compianto presidente, Spiro dalla Porta Xidias, che ci ha lasciati nel gennaio del 2017, alla vigilia del compimento dei suoi cento anni di vita, in gran parte spesi a camminare e scrivere di Alpi e, in special modo, della Val Rossandra.

Una delle prime volte che ho incontrato Spiro dalla Porta Xidias mi ha affascinato raccontandomi dell’antica Via del sale, uno dei più interessanti tracciati nella Val Rossandra utilizzata per secoli dai commercianti della Carniola che la percorrevano per rifornirsi nelle saline triestine. La leggenda narra che molto probabilmente quello è lo stesso sentiero utilizzato da Martin Krpan, il personaggio leggendario sloveno, che contrabbandava il sale dall’Istria in sella alla sua mula. E proprio nell’ascoltare il mio presidente, che parlava di quella via alpina del sale, poiché anche noi ne abbiamo una nota come via dei Salinari che appare come oronimo nelle vecchie tavolette dell’IGM (mentre nelle nuove edizioni si è preferito riportare solo pochi toponimi già noti), mi sono chiesto, chissà sul nostro Pollino quante storie, leggende, memorie di grandi o piccoli avvenimenti, non solo legati al sale, ci sono!
Escursionisti al Belvedere di Zoti Manoli
Per questo è da tempo che mi dedico anche alla ricerca e raccolta di storie, aneddoti, testimonianze intervistando chi vive la nostra montagna - e purtroppo molti di questi protagonisti, come Zot Manoli, ormai non ci sono più.
Così è nato il sentiero che porta il nome di “Belvedere Zot Manoli”, come pure quello che partendo, sempre da qui, conduce in cima alla Timpa di Cassano e che abbiamo voluto dedicare, come sezione del Pollino del CAI, al compianto Salvatore Rago, guardia campestre del comune di Civita.
Una volta Zot Manoli mi disse citando Albert Camus, a me prima di allora sconosciuto:   Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico”.
Ecco di queste testimonianze ha bisogno il nostro territorio. Storie e memorie che servono per rimarcare come siamo di passaggio su questa terra e che possano nutrire le nuove generazioni e spingerle a camminare per diletto dove i nostri antenati, invece, hanno camminato per necessità o per lavoro.
Grazie per la vostra pazienza e … buon cammino a tutti!
Emanuele Pisarra







Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista del CAI Castrovillari PASSAMONTAGNA