Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

mercoledì 13 novembre 2019

Parco del Pollino - sapori e piaceri

Presentazione Guida Sapori e piaceri del Parco del Pollino- intervento del
sindaco di Civita Alessandro Tocci - 

Qualche sera fa è stata presentata a Civita, presso il Castello di Kruja, la Guida sul nostro parco realizzata da La Repubblica.
Il lavoro rientra nella nuova collana dalla nota testata giornalistica dal titolo “Le Guide ai sapori e ai piaceri” dei parchi e delle aree protette italiane.
Dopo la prima pubblicazione che ha interessato il Cilento, ecco che la Redazione del prestigioso quotidiano, composta da un bel gruppo di giovani giornalisti tra i quali Emanuela Alvaro, Vincenzo Alvaro, Serenella Gagliardi, ha scommesso sul nostro Parco.
Nel volume sul Parco del Pollino sono indicati 82 ristoranti, 90 botteghe del gusto, 72 strutture dove dormire, passeggiate suggestive, borghi, prodotti tipici, feste festival e una serie di ricette elaborate da chef famosi.
Quindi, 236 pagine di informazioni, notizie, curiosità, consigli utili e tre interviste a personaggi illustri che hanno contribuito a far conoscere il Pollino e la Calabria nel mondo.
Locandina dell'incontro
Questi, in sintesi, i contenuti del volume.
Ma veniamo alla presentazione a Civita, avvenuta dopo quella ufficiale a Roma alla presenza – tra altri – del ministro dell’ambiente Sergio Costa.
La serata di Civita, stranamente, ma forse non troppo, ha visto la partecipazione di un folto pubblico. L’iniziativa, magistralmente organizzata dalla Officina delle Idee di Antonio Blandi, ha avuto inizio con un video di sintesi dell’incontro di Roma, dove il Ministro dell’Ambiente si è detto molto interessato al Pollino perché, nella sua precedente vita, ha diretto il comando forestale della Basilicata, e dove ha anche annunciato che presto saranno messi in legge finanziaria circa 100 milioni di euro a favore dei Parchi.
Subito dopo, è seguito l’intervento del sindaco di Civita, Alessandro Tocci, che ha vivamente ringraziato il presidente del Parco, Domenico Pappaterra, per aver voluto presentare nel proprio comune questa importante iniziativa editoriale.
Sono seguiti l’intervento del presidente delle Comunità del Parco, Renato Iannibelli, sindaco di San Costantino Albanese, che ha esordito sostenendo come la promozione di un territorio è importante così come sono veri eroi quanti sono rimasti nel nostro territorio e ogni iniziativa utile a far restare un solo ragazzo è opera meritoria e vincente.
Intervento del Presidente del Parco
Papas Pietro Lanza, vicario del vescovo di Lungro, ha sostenuto: “nel parco la presenza di noi arberesh è una peculiarità unica che bisogna utilizzare per crescere insieme”.
Ferdinando Nociti, presidente della provincia di Cosenza, ha dato per scontata la propria partecipazione, a questo evento e ha aggiunto che questa Guida edita da La Repubblica aggiunge un ulteriore tassello alla qualità del Parco per dare un messaggio della Calabria che vogliamo.
Il direttore delle Guide de La Repubblica, Giuseppe Cerasa, è intervenuto con un messaggio video, che i tecnici della Officina delle Idee, prontamente hanno mandato in onda. Cerasa ha parlato di una sorta di “Via Lattea del Pollino” che collega prodotti tipici, iniziative uniche, come il Parco della Lavanda, paesi, tradizioni e ambienti che rendono magico questo Parco.

Castello di Kruja - il pubblico
“Se ne avessi la possibilità, verrei a vivere a Civita”. Con questa espressione, ha aperto il suo intervento Francesco Bevilacqua, col suo modo usuale pieno di brio e ricco di aneddoti. Bevilacqua, avvocato di professione, camminatore per hobby, autore di decine di guide dei vari comprensori montuosi della Calabria, ha evidenziato come abbiamo impiegato trent’anni per convincerci che il parco non sia un vincolo, ma una opportunità. Tanto lavoro, tante resistenze e tanta perseveranza, anche di molti tra i presenti all’incontro, hanno permesso di arrivare a questa giornata. Tanti anni per capire che la gente cerca bellezza, cerca un paesaggio mozzafiato e ha citato Giuseppe Berto, il quale parlava di Spazio, Tempo e Silenzio: tre condizioni che la civiltà moderna ha perso e che nel Pollino si possono trovare.
Intervento di Francesco Mazzei
È seguito l’intervento di uno dei testimonial citati nella Guida: quello di Francesco Mazzei, originario di Cerchiara di Calabria, il “Calabrian chef” come lo identificano a Londra e come ormai ama definirsi.  Egli ha ribadito come la cucina italiana sia la più famosa nel mondo e, ringraziando il sindaco di Civita per averlo invitato, si è dichiarato orgoglioso di questo piccolo paese di mille abitanti che, con i suoi sette ristoranti sostenitori della tradizione etnica, è per l’intera Calabria il suo fiore all’occhiello.
Egli, inoltre, si è detto certo del fatto che: “noi sul Pollino siamo rispettosi delle nostre origini, perché il nostro passato sarà anche il nostro futuro”.
Intervento dell'Assessore regionale della Basilicata
Francesco Cupparo
Agli interventi è seguita la premiazione di alcune ditte e operatori turistici che si sono distinti per la propria professionalità. Primi tra tutti La Locanda di Alia, seguita dalla azienda Agrocarne come migliore salumificio del territorio.
Antonella Vincenzi, proprietaria del B&B La Magara, ha raccontato del cambiamento intrapreso dalla comunità e si è augurata che un turismo di proprietà possa prendere sempre più piede. Katia Corbelli, dell’Osteria del Vicolo di Mormanno, ha evidenziato come la cucina “sia un biglietto da visita del territorio”.
Per ultimo, è toccato al presidente del Parco, Mimmo Pappaterra, tirare le somme di questa serata e di questa iniziativa. Egli ha affermato di essere molto orgoglioso della serata di Roma per la presentazione della Guida e dell’incontro con il Ministro dell’Ambiente.
Intervento di Vincenzo Alvaro, coautore della Guida
“Qui ci sono quelli che hanno scommesso nel territorio. Questa sera si sta realizzando una alleanza tra gli operatori del territorio”. Quindi si è lanciato nell’elencazione dei risultati conseguiti dal Parco durante il suo periodo di governo, come la prestigiosa conferma della presenza del Parco nella Rete dei Geoparco, preannunciando anche come il prossimo 2 dicembre ci sarà la conferma da parte di EUROPARC di come siamo posizionati tra i primi posti dei parchi italiani. Pappaterra ha anche ricordato la storia di Italus, la pianta più vecchia d’Europa, identificata grazie ad un lavoro di squadra tra il settore Conservazione del Parco e l’Università della Tuscia di Viterbo.
Egli ha poi parlato delle numerose iniziative in corso come quelle per la Ciclovia della Calabria e per la realizzazione del Sentiero Italia: due idee che hanno come
Marianna e Gregorio, de l'Oste d'Arberia
scopo di unire e attraversare tutte le aree protette della regione. Infine, ha cercato di rispondere al quesito del perché si sia scelto di presentare la Guida proprio a Civita evidenziando che si è trattato di un dovere morale e istituzionale: Civita, dopo i tristi eventi dell’anno scorso, è cambiata ed è destinata ad essere il faro della nostra comunità intera. “Questa sera abbiamo chiuso una pagina ed ora bisogna riprendere la strada giusta”.
Durante il saluto del Presidente del Parco è giunto l’assessore regionale alle attività produttive della Regione Basilicata, nonché sindaco di Francavilla in Sinni, Franco Cupparo.  
Imprenditore di lungo corso, incredulo ancora oggi di essere Assessore della Regione, Cupparo nel suo saluto ha manifestato il proprio pensiero dicendo che “abbiamo il petrolio, ma se continuiamo a usare le risorse per forme di
Maria dell'Agriturismo "il Raganello"
assistenzialismo non andiamo da nessuna parte”. Quindi si è lanciato in una serie di complimenti per il paese ospitante la manifestazione, come: “Civita è un paese accogliente”: “Civita è il Parco del Pollino”; “Civita ritorna la Civita di una volta che ha voglia di fare”.
Un altro pensiero dell’Assessore Cupparo è stato propositivo per il futuro del nostro Sud: basta opere! Bisogna impegnarsi solo in ciò che davvero serve. Per eliminare le pluriclassi ha sostenuto la necessità di concentrare le scuole in un istituto unico,  geograficamente centrale dove far confluire tutti gli scolari dei nostri singoli  paesi. E parlando della propria comunità, ha confessato che: “Francavilla in Sinni non ha una vocazione turistica. Quindi quando arriva qualche turista lo dirotto a San Severino Lucano, Viggianello o Rotonda”, perché Francavilla è un paese di artigiani, di piccoli industriali. Egli ha concluso dicendo che sta pensando di creare
Verza con fagioli e cotiche
un fondo dove fino a 25000 euro di prestito, la Regione non chieda quintali di documenti e fideiussioni bancarie.
Infine, sono intervenuti  due dei giornalisti che hanno curato la Guida: Serenella Gagliardi e Vincenzo Alvaro.
“Vivere il territorio in modo “Slowly” come elogio della ricchezza che nasce dalla diversità” è stato il motto lanciato da Serenella Gagliardi.
“Per la prima volta mi sono trovato a scrivere del mio territorio” ha raccontato Vincenzo Alvaro, rivelando le sue origini calabresi. “Questa Guida è uno strumento che invita a vedere il territorio” e ha augurato a tutti un Buon Viaggio.
Baccalà in umido con patate
La serata si è conclusa con l’assaggio di alcuni piatti tipici della tradizione calabro-arbereshe del Parco, preparati dallo chef Mazzei con la collaborazione dei ristoranti di Civita.
Il ristorante Agorà ha presentato una speciale “lagana e ceci”, l’Antico ulivo ha illustrato i suoi piatti forti come “pasta fatta in casa con fagioli e cotiche e interiora di capretto al forno”. L’azienda agrituristica il Raganello ha proposto i suoi dolci tipici e un assaggio di formaggio pecorino a dir poco delizioso.
Il locale Kamastra ha suggerito uno dei suoi cavalli di battaglia: “Dromsat”, mentre l’Oste d’Arberia ha consigliato uno speciale tortino al cioccolato fondente con crema al vino magliocco: binomio tra un sommelier e un pasticciere, anime fondanti del nuovo locale.
E, infine, un rinato Hami e Pimi ha stuzzicato il palato dei presenti con un assaggio di baccalà e patate davvero squisito.
Il tutto innaffiato con un ottimo vino Pollino.
Una splendida serata dove l’uomo si è in parte riconciliato con la natura.
E forse sì, siamo all’alba di un nuovo cammino.
Emanuele Pisarra








sabato 2 novembre 2019

Dio, Zot e la Montagna


Su Dio … sorvolo.

Su Papas Emanuele Giordano, conosciuto come Zot Manoli, ho tanti ricordi e non saprei da dove cominciare.


Zoti Manoli. 
Nasce a Frascineto (CS) il 27-6-1920 da Agostino Giordano e Rosina Bilotta, nipoti di papas Bernardo Bilotta (1843-1918), arciprete di Frascineto, poeta e letterato. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Frascineto, nel 1933 entra nel Seminario Benedetto XV di Grottaferrata (Roma), dove compie gli studi medi e ginnasiali. Nel 1938 passa al Pontificio Collegio Greco di Roma e completa gli studi liceali, filosofici e teologici presso l’Università Pontificia “Angelicum”, conseguendovi la Licenza in Teologia. Ordinato sacerdote il 18 novembre 1945, viene nominato parroco di Ejanina il 30 maggio 1946, dove celebra la prima messa il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine.
È morto a Lungro il 17 febbraio 2015

Zot Manoli è stato una delle personalità arbereshe più notevoli del nostro tempo e, per tutta la sua vita, ha lavorato per conservare, vivificare e trasmettere i valori dell’identità del nostro popolo e della nostra fede. Per me è stato insieme un sacerdote, un maestro, un amico, un topografo e di lui mi hanno sempre colpito la sua profondità umana, la sua semplicità, il suo entusiasmo e il suo spirito di preghiera.

Zot, lo ho conosciuto sin da piccolo, quando frequentavo il salone parrocchiale di Civita e lui veniva a trovare il nostro zot Francesco Camodeca, e poi lo ho incontrato più volte  a casa di zot Antonio Trupo.
Un momento del ricordo di Zoti Manoli. 
Una delle ultime volte in cui lo ho visto è stato in occasione del suo sessantesimo anno di sacerdozio, quando zot Trupo mi ha coinvolto nella realizzazione di un filmato sulla sua vita, con un’intervista fatta sulla terrazza, che guarda ai nostri monti, della casa in campagna del nipote, il prof. Agostino. Quale migliore set per intavolare una libera chiacchierata per cercare di tirare le somme di una vita dedicata alla propria comunità e a Dio!
Tra le risposte alle varie domande che un po’ mi ero preparate e un po’ mi venivano via via, sollecitate dalla bella atmosfera che - come sempre accadeva con lui - si era creata, la risposta netta alla mia prima domanda: “zot, cosa avresti voluto fare da grande?” “Il prete!”, mi colpì in particolar modo. E poi aggiunse che aveva atteso sette anni la fatidica lettera di ammissione al Collegio greco di Roma, dove i nostri seminaristi studiavano; e che da Roma era tornato per la prima volta in paese dopo altri sette!

Nel corso degli anni, da quando ho cominciato a frequentare le nostre montagne e via via mi appassionavo sempre di più, capitava sovente di incontrarlo mentre saliva su con la sua moto, con la sua Renault 4, oppure a piedi da solo o in compagnia.
Escursionisti al Belvedere di Zoti Manoli. 
Gli incontri in montagna non sono mai semplici saluti, come molti di voi penso abbiano sperimentato: in montagna un incontro non è pari a quello sul pianerottolo delle scale di un condominio… In montagna ci si ferma, si condivide il panorama, si commenta il profilo di una montagna, il clima della giornata…e con zot Manoli c’era anche qualcosa di più che non saprei dirvi bene… Con lui, che sin da piccolino percorreva queste coste dietro al gregge del padre, dal saluto si passava subito a parlare di un luogo, e lui aveva un suo ricordo di qualche evento, di un aneddoto, o la spiegazione di un toponimo, perché, da appassionato filologo e storico, nutriva una vigile attenzione a ricostruire le possibili origini del nome di un luogo e alle sue storie...

Per esempio, una delle prime volte in cui lo ho incontrato proprio da queste parti, mi aveva chiesto se sapessi perché questo luogo si chiama “Colle Marcione” e mi aveva spiegato che il toponimo è legato all’occupazione francese della nostra regione e a quando un reparto militare in transito, sfinito per la dura salita, si sentì incitare a proseguire in cammino dal proprio comandante che continuava a ripetere: “marchons!!!”.

E un’altra volta, a proposito del percorso che passa attraverso il “Vallone della Caballa”… mi aveva spiegato l’origine anche di quel toponimo: dal francese gabel perché,  per attraversare questo passo, bisognava pagare una tassa.
È  anche vero che a volte per la  verità nell’analisi dei toponimi dava, ma forse per scherzo, conclusioni un po' bizzarre. Per esempio, una volta volgendo lo sguardo verso il cielo, riflettendo a voce alta sul perché il Raganello nasca “femmina” (Raganella) e poi appena si unisce con un altro ramo sorgentizio diventi “maschio” (Raganello), la sua conclusione fu: “forse perché prima ci sono le rane e dopo spariscono”.

Zot Manoli è stato un uomo dall’umanità intensa, che ha vissuto e saputo donare agli altri con armonia la sua semplicità e il suo sapere vasto e profondo.
Per me è stato una miniera di informazioni e se queste le ho appuntate, però mi manca il suo modo di raccontarle, il guizzo di quando, forse vedendomi un attimo distratto, mi riprendeva dicendo GJEGJEM (=ASCOLTA [MI]…) dandomi una scrollata sul braccio…
E in questa parte della Muletta dove a volte, quando ci incontravamo venivamo insieme, lo rivedo prete tra le pietre col suo bastone a guardare lontano con gioia, lo ritrovo con la sua passione per la natura e il creato…

 La montagna

Da anni sono socio del CAI, Club Alpino Italiano, del quale condivido in pieno lo spirito fondativo che, nel mio piccolo, cerco di mettere in pratica.
Il primo articolo dello Statuto del CAI, fondato a Torino nel 1863 su iniziativa di Quintino Sella e di Giovanni Barracco, recita  che è una «libera associazione nazionale, [e che] ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale».

Il personale del Soccorso Alpino della GdF e del CNAS
Spesso, nei miei tanti viaggi sulle Alpi, nelle Dolomiti e in altri luoghi alpini, mi è capitato di incontrare studiosi, ricercatori o semplici curiosi di storia locale.

La appartenenza alla SOSEC (Struttura Operativa sulla Sentieristica e la Cartografia), all’interno del CAI, mi ha dato, e continua a darmi, l’opportunità di incontrare tanti altri soci che si dedicano alla ricerca di antichi sentieri, ricostruendone la memoria storica, i tracciati, le motivazioni che li hanno fatto diventare arterie delle montagne dove per anni hanno transitato uomini, eserciti, armenti e mercanzie…

Altra palestra che il CAI mi ha offerto è stata quella dell’iscrizione al GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e al momento ne sono l’unico socio al di sotto di Roma.
Negli anni ho partecipato alle nostre riunioni e sempre con un certo timore, data la presenza di soci come Messner, Gogna, Piola, Valsesia, Carlesi, Gervasutti, nomi che, magari, a voi non dicono molto, ma che sono le massime autorità italiane ad occuparsi di montagna, e con le quali ho potuto confrontarmi. Qui voglio ricordare anche il nostro compianto presidente, Spiro dalla Porta Xidias, che ci ha lasciati nel gennaio del 2017, alla vigilia del compimento dei suoi cento anni di vita, in gran parte spesi a camminare e scrivere di Alpi e, in special modo, della Val Rossandra.

Una delle prime volte che ho incontrato Spiro dalla Porta Xidias mi ha affascinato raccontandomi dell’antica Via del sale, uno dei più interessanti tracciati nella Val Rossandra utilizzata per secoli dai commercianti della Carniola che la percorrevano per rifornirsi nelle saline triestine. La leggenda narra che molto probabilmente quello è lo stesso sentiero utilizzato da Martin Krpan, il personaggio leggendario sloveno, che contrabbandava il sale dall’Istria in sella alla sua mula. E proprio nell’ascoltare il mio presidente, che parlava di quella via alpina del sale, poiché anche noi ne abbiamo una nota come via dei Salinari che appare come oronimo nelle vecchie tavolette dell’IGM (mentre nelle nuove edizioni si è preferito riportare solo pochi toponimi già noti), mi sono chiesto, chissà sul nostro Pollino quante storie, leggende, memorie di grandi o piccoli avvenimenti, non solo legati al sale, ci sono!
Escursionisti al Belvedere di Zoti Manoli
Per questo è da tempo che mi dedico anche alla ricerca e raccolta di storie, aneddoti, testimonianze intervistando chi vive la nostra montagna - e purtroppo molti di questi protagonisti, come Zot Manoli, ormai non ci sono più.
Così è nato il sentiero che porta il nome di “Belvedere Zot Manoli”, come pure quello che partendo, sempre da qui, conduce in cima alla Timpa di Cassano e che abbiamo voluto dedicare, come sezione del Pollino del CAI, al compianto Salvatore Rago, guardia campestre del comune di Civita.
Una volta Zot Manoli mi disse citando Albert Camus, a me prima di allora sconosciuto:   Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico”.
Ecco di queste testimonianze ha bisogno il nostro territorio. Storie e memorie che servono per rimarcare come siamo di passaggio su questa terra e che possano nutrire le nuove generazioni e spingerle a camminare per diletto dove i nostri antenati, invece, hanno camminato per necessità o per lavoro.
Grazie per la vostra pazienza e … buon cammino a tutti!
Emanuele Pisarra







Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista del CAI Castrovillari PASSAMONTAGNA





giovedì 31 ottobre 2019

L’Uomo e la montagna


Anni di promozione turistica delle nostre montagne; partecipazioni a fiere ed eventi; riprese televisive; interviste sui maggiori canali radiotelevisivi pubblici e privati; pubblicazioni di articoli, saggi o semplici amenità su riviste, blog e testi scientifici:
tutto questo a cosa è servito?
Briglia sul Torrente Raganello. (foto E. Pisarra)
A educare qualcuno, sicuramente! Ma tanti altri?
In questi giorni, come Gruppo di Lavoro Sentieri del CAI Castrovillari, abbiamo finito i lavori di manutenzione, ripristino e segnatura di alcuni percorsi nel nostro Parco.
Il 5 ottobre scorso abbiamo inaugurato in località Colle Marcione, poco sopra l’abitato di Civita, due nuovi sentieri: a distanza di quindici giorni, con un atto vandalico inqualificabile sono state asportate le tabelle segnaletiche che indicavano la direzione per raggiungere questi meravigliosi luoghi.
Alla manifestazione per l’inaugurazione del Sentiero che porta al “Belvedere Zoti Manoli” hanno partecipato molte persone: oltre alle autorità interessate (i Sindaci di Civita e Frascineto, il Presidente del Parco, i Presidenti regionali e sezionali del CAI calabrese) tanti cittadini appassionati di montagna: ognuno ha portato un suo augurio e un suo pensiero…
Il messaggio più pregnante è stato quello di papas Pietro Lanza, vicario del nostro vescovo di Lungro, il quale si è soffermato molto sulla natura e sulla spiritualità dei luoghi e dell’uomo.
Già, l’uomo.
A tirar un po’ le somme, questo uomo del Pollino, appare abbandonato a sé stesso:
 poiché nel corso degli anni si è data priorità alle bellezze naturali, paesaggistiche e naturalistiche, egli non ha avuto nessun beneficio da questo parco perché non ne è stata in alcun modo tenuta in considerazione la sua preziosa presenza.
Di conseguenza – ad eccezione di poche ristrette aree – non si sente partecipe di questo nuovo processo di cambiamento perché ne resta estraneo.
Il Ponte della Luna a Sasso di Castalda. foto da Internet
Forse addirittura infastidito da tanto chiasso, abituato al silenzio e alla solitudine che per secoli hanno caratterizzato questi luoghi, oggi si sente spaesato, fuori dal mondo e da ogni tempo.
Perciò credo che in questo momento sia necessario un raddrizzamento della macchina pubblicitaria verso l’uomo, abbandonando per un po' il paesaggio.
Credo che urga una visione nuova che porti a capire il ruolo dell’uomo in questo nostro territorio.
Abbiamo speso, negli ultimi trent’anni, milioni di euro per abbellire i nostri paesi: strade lastricate, musei nuovi, luci a led per il risparmio energetico, manifestazioni turistiche in tutte le comunità, rivisitazioni storiche più o meno credibili di eventi antichi.
Ma tutto ciò non sembra che sia stato fatto in sintonia per un progetto per l’uomo che vive questi luoghi.
E la conseguenza è stata la sua fuga!
Basta recarsi in un giorno qualsiasi all’autostazione di Castrovillari (lo stesso vale per Lauria e altri paesi) per rendersi conto di come frotte di uomini partano con i tanti autobus verso destinazioni i cui nomi un tempo erano per loro meri punti sulla carta geografica; oppure  uscire una mattina qualsiasi nella piazza principale di uno dei nostri paesi per rendersi conto di come ci siano rimasti quasi solo i vecchi, gli invalidi e i nulla facenti; o ancora  girare per i vicoli per rendersi conto di come il silenzio, le erbacce e l’abbandono stiano azzerando il lavoro di anni di storia locale.
Che fare?
Certo nessuno ha la ricetta magica in tasca, e mi fa sorridere (per non dire altro) quella sostenuta da alcuni e secondo la quale la digitalizzazione aiuti i piccoli centri a non sparire: cosa significa? Chiedo che qualcuno mi spieghi – esattamente – in cosa consiste questo progetto.
Io penso a una “Legge sulla montagna” sul tipo di quelle emanate da alcune regioni già più di quarant’anni fa, tese a favorire la permanenza della popolazione non solo nei piccoli comuni, ma anche - e soprattutto - in montagna.
 Perché la montagna abbandonata, prima o poi fa pagare un prezzo, e anche salato, alle popolazioni che risiedono a valle.
Penso al riordino delle organizzazioni che si occupano del territorio le quali, oltre a dotarsi di dirigenti e grossi funzionari, non hanno pensato che, proprio come in un esercito organizzato, siano necessari non solo gli ufficiali, ma anche i soldati semplici.
Infatti è la manutenzione ordinaria del territorio che prelude alla protezione dai disastri per chi sta a valle.
Ho in mente la situazione dei nostri fiumi abbandonati non solo da grandi interventi ma anche dalle piccole manutenzioni e, tra i tanti corsi d’acqua che frequento  per diletto e per lavoro, nel nostro Pollino, porto qui l’esempio dell’abbandono del Raganello: le numerose briglie sono ormai fuori uso perché l’usura procurata dalle intemperie e  la mancanza di manutenzione hanno fatto sì che in molte di esse si siano formate crepe pericolose per la tenuta idraulica e per tanto, alla prima stagione di pioggia, è molto probabile che esse verranno travolte con tutte le conseguenze che possiamo facilmente immaginare.
Resto fermamente convinto di come occorra una sorta di “Piano Marshall” per l’uomo che si ‘ostina’ ancora a vivere in montagna.
Aiuti, defiscalizzazione, internet, rete di vendita dei prodotti tipici, viabilità, acquedotti, solo per citare alcune esigenze primarie.
Penso a una sorta di “tagliando” del territorio senza però grandi opere, spesso inutili oltre che dannose per l’ambiente: e penso al ponte sospeso di Castelsaraceno, sul torrente Racanello, che deve fungere da collegamento tra il Parco del Pollino e quello dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese: era veramente necessario? Oppure alla giostra in cima a Serra Pollino, nel comune di Trecchina, o alla mega struttura di Campotenese … e potrei continuare a lungo a elencare azioni che hanno avuto l’unico scopo di spendere denaro, mentre ci sono forti dubbi sulla loro reale necessità, per le comunità che vivono nei luoghi interessati da questi progetti. Considero anche le migliaia di chilometri di strade di ogni ordine e grado abbandonate e se stesse, grazie alla sciagurata riforma Del Rio, per le quali ci vorranno decenni affinché siano riportate ad un minimo di decenza e di percorribilità senza paura di farsi male. Ecco…penso a  una visione per il bene comune che tutti dovremmo avere e perseguire per uno sviluppo sostenibile delle nostre comunità.
Ma se l’uomo è andato via chi attuerà questa linea?

Emanuele Pisarra






Questo articolo lo trovata sul periodico PASSAMONTAGNA della Sezione CAI di Castrovillari

martedì 25 giugno 2019

Cartoguida del Sentiero Italia in Calabria

Copertina della Cartoguida del Sentiero Italia in Calabria
Il Gruppo regionale Calabria del Club Alpino Italiano, ha dato alle stampe una Cartoguida del tracciato del Sentiero Italia molto interessante, dalla grafica piacevole, con belle immagini e una descrizione precisa, dettagliata e a tratti poetica dei quattro comprensori montuosi della nostra regione. 

Si parte dall'Aspromonte, mirabilmente descritto da Alfonso Picone Chiodo, uno dei maggiori conoscitori di questa splendida terra; a seguire  le Serre e il Monte Reventino, vergati dalla penna di Marco Garcea. L'Altopiano Silano invece è stato descritto da Luigi Zaccaro. La Catena Costiera calabrese è stata "trattata" con ampio respiro dal Pino Cosentino e il Pollino è toccato al sottoscritto.

Mi preme dire che la cura editoriale è di Alfonso Picone Chiodo e la Carta generale del Sentiero Italia è stata realizzata dalla ACALANDROS MAP DESIGN. 

Un particolare ringraziamento va alla presidente del GR Calabria Mariarosaria D'Atri e a tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione della Cartoguida. 
Grazie

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I Monti del Pellegrino e il Pollino.

Il Sentiero Italia, provenendo dalla Catena Costiera e prima di entrare nella limitrofa regione Basilicata, attraversa la spettacolare e impegnativa dorsale calabrese dei Monti del Pellegrino (o dell’Orsomarso) e poi si inerpica nel Massiccio del Pollino. La sezione di Castrovillari ne prende il “testimone” al Passo dello Scalone, con il suo ingresso nella valle del fiume Esaro.

Il primo tratto (sentiero 601) si sviluppa in due percorsi più o meno paralleli prima di giungere all’abitato di Sant’Agata d’Esaro e si svolge, quando le condizioni meteo lo permettono, nell’alveo del fiume Esaro tra un filo d’acqua e una vegetazione spettacolare a perpendicolo. Tra orti, ovili e piccoli ricoveri si giunge alla periferia del paese. In alternativa bisogna seguire la vecchia statale 105 dei Due Mari, tra i tornanti dove ad ogni curva si aprono suggestive finestre sulle pareti dell’Esaro, fino a chiudere la quinta dei crinali con una visione d’insieme sulla Grotta della Monaca, la più antica miniera di minerali di ferro e rame della Calabria.

Carta del Sentiero Italia in Calabria
Questo tratto del Sentiero Italia attraversa il Massiccio del Pollino proprio sul confine tra i due gruppi montuosi che fanno parte del Parco Nazionale. Confini naturali, politici, sociali e religiosi si mischiano in un unicum di ambienti e arricchiscono l’intero territorio. A questi “punti di forza” bisogna aggiungere anche i grandi paesaggi naturali, d’alta quota, che rendono davvero unico questo percorso. Boschi di faggio dominano il cammino, inframmezzati da qualche gruppo di ontani, per poi lasciare il posto di nuovo alla faggeta intensa, forte e fitta. In mezzo a questo paesaggio superbo, improvvisamente si aprono ampie praterie d’alta quota, silenziose ma, fino a non molto tempo fa, popolate da animali al pascolo, boscaioli, pastori, semplici contadini. Dalle cime si può spaziare con lo sguardo per centinaia di chilometri e godere di un grandioso spettacolo di colori e linee: ecco che a oriente appare il mar Jonio, mentre ad occidente la quinta dei monti termina tuffandosi nel mar Tirreno e nelle giornate terse non è precluso il limite azzurro della costa pugliese che demarca il Mare Adriatico. Per chi non cammina per il solo gusto di camminare, soprattutto nelle prime ore del mattino, è probabile l’incontro con il capriolo dell’Orsomarso.

Tra i molti borghi ubicati lungo le tappe del Sentiero Italia che attraversano il Pollino, svetta il caratteristico abitato di Morano Calabro con il suo castello che domina la Piana omonima e prelude a nuovi scenari. Il Massiccio del Pollino con le sue serre sembra precludere il cammino, invece l’attraversamento della contrada Terra Rossa si rivela facile e interessante: orti, oliveti e diverse aziende agricole fanno di questa parte del massiccio un vero e proprio scrigno di biodiversità che accompagna il tragitto fino alle pendici dei monti.

Procedendo lungo il Sentiero Italia (numero 901), oltrepassato Morano, di nuovo torna il silenzio: quel silenzio cercato per tanto tempo da fra Bernardo da Rogliano, prima che egli trovasse nel Colloreto, proprio alle pendici del Monte Pollino, quella pace che tanto aveva desiderato. Passando vicino ai ruderi di questo antico monastero ancora si percepisce l’aura di santità del luogo.


L’ultimo tratto, prima di raggiungere il confine regionale, coincide con una delle più antiche vie di commercio del sale. Luoghi impregnati di storie di uomini e dalle loro fatiche tanto da far divenire l’escursionista parte di questa umanità sulla quale vigilano dall’alto i pini loricati, i giganti del Pollino. La discesa ai Piani di Vacquarro conduce alla sorgente di Spezzavummula: la più fredda del Pollino ed alle origini del fiume Frido, prima che esso entri nella gola sottostante. La Scaletta è l’ultima fatica per ascendere al santuario di Madonna del Pollino, primo luogo sacro tra i monti in terra di Lucania.
Emanuele Pisarra 





PS
Chi desidera avere una copia cartacea si rechi presso una delle nostre sezioni (Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Verbicaro e Castrovillari)