| I canaloni in fiamme (foto archivio Pisarra) |
L'aver abolito l'AFOR è stato uno dei più grandi errori che la politica calabrese (e nazionale) ha fatto negli ultimi decenni. Questa mattina sono stato come si dice in gergo "sulla scena del crimine" per circa cinque ore. Ho fatto molte foto e filmati che prima poi monterò in una clip per il mio canale youtube.
| La prateria della Petrosa ridotta in cenere (foto archivio Pisarra) |
Una prima considerazione che mi ha fatto molto male è stato il fermo dei carabinieri che mi hanno chiesto la patente e perquisito il mio Land. A me che ho speso tutta la mia vita per le nostre montagne. Stavo quasi per svenire. Poi ho guardato i due giovani "militi" e ho compreso che anche loro sono sotto pressione per la figuraccia che hanno fatto. Uno dei due militi ieri pomeriggio mi ha fermato - chiedendomi dove andassi - nonostante il mio luogo di residenza è scritto sulla portiera della macchina.
Stamattina mi ha fermato una seconda volta, venendomi incontro con i lampeggianti accesi, dopo che un auto civetta ha segnalato la mia presenza.
Della serie: sono scappati i buoi e si chiude la stalla.
Mentre il Pollino va a fuoco, le fiamme hanno superato il Piano Pallone, si apprestano a raggiungere la Manfriana (1991 m) e forse scollineranno verso la Fagosa, perquisiscono il mio Land. E chiedono i documenti a me!
Pini d'Aleppo completamente bruciati (foto archivio Pisarra) |
Incurante dei loro consigli (conosco molto bene la zona in questione) ho proseguito in direzione della Masseria Pellicano per raggiungere il campo sportivo di Frascineto.
Un disastro!
L'intera prateria è andata incenerita. I pini d'Aleppo sono bruciati come dei ceri alla processione del Santo.
Mi sembra di camminare in un ambiente lunare.
E come se non bastasse il solito venticello di ponente soffia con costanza e determinazione alimentando le fiamme che salgono verso l’alto, entrando nei canaloni che portano verso la parete meridionale del Dolcedorme.
I boschi delle antiche aziende agricole della zona ridotti completamente in cenere. Leccete, querceti, cerrete delle pendici di Timpone Pallone, Timpone Cappuccio sono rase al suolo.
Mi è venuto quasi da piangere.
Mi muovo come un automa. Faccio diecine di foto a futura memoria. Ripenso al mio “primo” incendio al quale ho partecipato come volontario, nel lontano 1985, insieme con l’allora comandante del CFS, Salvatore Cava, quando abbiamo deciso di scendere a valle lungo il Vallone che porta alla Masseria Quercia Marina. Una sfacchinata terribile.
Da allora non ho più fatto questo percorso.
Supero il Colle
Lanzarello, mi fermo a fare altre foto, e vedo passare in senso contrario lo
stesso “milite” che mi aveva fermato prima.
| La fascia del querceto completamente bruciata (foto archivio Pisarra) |
Per fortuna non si è fermato per contestarmi che avevo disatteso i suoi consigli.
Mi ero preparato una bella, lunga e articolata risposta.
A questo punto del giorno, sotto il sole a picco, vestito alla marinara, avvilito dal caldo e dalla inutilità dell’esistenza, mi avvio verso casa.
E invece no.
Mi fermo al punto di coordinamento, vicino al campo sportivo di Frascineto dove la protezione civile ha allestito una base operativa.
Chiedo, intervisto, scambio opinioni con il personale, i volontari, i vari operatori impegnati allo spasimo per cercare il modo per evitare che le fiamme salgano verso il Timpone del Corvo.
Sembra che anche i ruderi della Madonna di Lassù assistano impotenti l’avanzare delle fiamme.
Un elicottero della Val d’Ossola pesca con il suo cestello l’acqua posta in una vasca nei pressi della stradina vicino al serbatoio comunale.
Tanti volontari che si danno da fare, il comune con una propria autobotte rifornisce la vasca, poi arriva un’altra cisterna con lo stesso compito. Poi un’altra ancora.
| Un gruppo di eroici operai forestali in azione (foto archivio Pisarra) |
Qualcuno si chiede: dove sono i Canadair.
Dalla Applicazione si evince che un aereo è in arrivo. Infatti, pochi minuti dopo spunta dalla timpa del Crivo e si “fionda” con perizia e una certa temerarietà sui fianchi della montagna rovesciando il suo carico.
Nel frattempo una squadra a piedi è salita sulla stradina che porta al Colle Calderaio, incurante del rischio che possa finire circondata dalle fiamme, per fortuna il coordinamento con l’elicottero evita il peggio.
Velocissimo butta due “secchiate” nel punto in cui ci sono gli operai… rinfrescandoli.
È da poco passata l’una quando arrivano due pick-up, lucidi, nuovi di zecca, marchiati “Regione Calabria”.
All’interno, con i vetri ben chiusi, si intravedono due importanti personalità della Protezione civile regionale, nelle loro impeccabili divise.
Vanno più avanti della nostra postazione, confabulano con i “militi” e dopo qualche minuto vanno via.
| Elicottero del servizio antincendio ingaggiato dalla Regione Calabria (foto archivio Pisarra) |
“Nessuna prevenzione. Nessun tentativo di fare prima del tempo le fasce tagliafuoco. Sono state eliminate le postazioni fisse, mancano gli uomini, il pronto intervento. In questo modo nei prossimi anni perderemo molto di quello che è stato fatto agli inizi degli anni ottanta. È pura illusione fare prevenzione con i droni e spegnere l’incendio con gli aerei e gli elicotteri”.
Dalla radio apprendiamo che è partito un altro fuoco nel comune di Cassano Jonio e si vede alzarsi del fumo nero nei pressi del cementificio.
In lontananza altro fumo si alza sopra Morano Calabro.
Sono le 14.45, il caldo e la sete mi sfiniscono. Meglio andar via!
Non serve a nulla ma io chiederei le dimissioni dei responsabili di questa vicenda.
A partire dal direttore generale di Calabriaverde e dal responsabile AIB dell’Ente Parco.
Non serve a nulla. Perché dal mio terrazzo dove scrivo queste righe, passano in continuazione due Canadair che vanno a caricare al largo di Villapiana.
Significa che ancora c’è bisogno di loro e che la giornata non è finita!
Per ulteriori informazioni su come si fa la lotta agli incendi invito questo articolo istituzionale del 15 giugno 2026
