Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

lunedì 26 marzo 2018

A proposito del Regolamento "Gole del Raganello"...


REGOLAMENTO DI FRUIZIONE delle Gole del Raganello “GOLE SICURE
Riflessioni

Dopo molti anni di insistenti richieste per disciplinare l’ingresso alle Gole del Raganello, il Comune di Civita, l’Ente Parco, l’Ente Gestore della Riserva, con l’aiuto del Soccorso Alpino, hanno licenziato un Regolamento - in fase sperimentale - che ha una serie di punti di forza così come presenta alcuni problemi irrisolti.

Vediamo insieme.

Civita- Il Ponte del Diavolo.
(Foto di E. Pisarra)
Ben fatto il calendario: si permette l’accesso alle Gole dal 10 giungo al 30 settembre e, nello stesso periodo, è precluso l’utilizzo di percorsi e sentieri prospicienti le Gole e che non siano di ingresso al sito.
Indicazione importante: divieto di gite notturne nel Canyon.
Questione rifiuti, schiamazzi e rumori: divieto di lasciare i resti di qualsiasi spuntino o pic-nic nell’alveo fluviale, così come è vietato usare apparecchi radio, televisivi e simili che producano rumori tali da disturbare la quiete naturale.
L’accesso è consentito solo in presenza di guide e previo pagamento al Comune di una tassa.
I gruppi non devono superare il numero di venti persone.
Limite di età: si vieta l’accesso alle Gole a ragazzi di età inferiore ai dieci anni.
Apprezzabile prescrizione: vietato l’accesso a chi non sia dotato di apposita attrezzatura (scarpe, mute).
Precluso l’accesso a cani e gatti di qualsiasi taglia (fatta la giusta eccezione per cani pastore per la custodia di bestiame o utilizzati per pubblico servizio).
Proibito introdurre e somministrare cibo agli animali randagi e inselvatichiti.
Proibita la raccolta di minerali, rocce e fossili, l’asportazione e l’uccisione di molluschi e anfibi.
Vietati campeggio, scritte, incisioni sugli alberi e sulle rocce.
Tutti possono effettuare ricerche all’interno delle Gole, previa comunicazione del programma di ricerca al Comune di Civita e all’Ente Parco.
È vietata l’accensione di fuochi in qualsiasi periodo dell’anno.
La vigilanza è affidata ai carabinieri/forestali e a tutte le altre forze di polizia.
Le sanzioni previste per coloro che trasgrediscono le norme previste dal Regolamento vanno da un minimo di 250 a un massimo di 500 €.

Ecco: come tutti i regolamenti che si rispettino, abbondano i divieti.

Ora, a parte la numerazione dei commi del primo articolo, che porta la successione 1,2,1,2 (sic),3, 4, 5), e la dicitura “il Canyon è lungo circa 12 km circa”, un primo dubbio è la quota: cosa si intende quando si afferma che il Canyon si sviluppa tra i 700 m e i 1450 m sul livello del mare?

Secondo questi limiti altimetrici, non solo il tratto compreso tra il Ponte del Diavolo (quota 224 m), fino alla confluenza con il canale della Mancosa (quota 642 m), che passa per il Ponte d’Ilice (quota 427 m) e che di fatto costituisce le “Gole basse”, ma l’intero Canyon resta escluso da questo Regolamento.

Non è ben chiaro chi gestisca il tratto superiore delle Gole, quello conosciuto come “Gole di Barile” o “Gole alte”, in quanto esso ricade nella Riserva Naturale Orientata (non si tratta, infatti, di Riserva Naturale Biogenetica – come indicato nel Regolamento), istituita dal Ministero dell’Ambiente.

La Riserva orientata, nello spirito che soggiace a tutte le Riserve, è amministrata in proprio dall’Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Cosenza e, quindi, sfugge ai Comuni interessati (che in questo caso non è solo quello di Civita, ma anche quello di San Lorenzo Bellizzi) e all’Ente Parco. Essa è oggetto della annosa questione irrisolta da anni per cui il nostro Parco ha di fatto al suo interno quattro riserve per oltre 11000 ettari di superficie ma che non gestisce.

Da tempo scrivo lamentando che bisogna avviare le procedure per l’acquisizione di queste riserve al patrimonio del Parco, per una loro gestione organica e integrata.
Oggi, poiché il Corpo Forestale dello Stato è stato accorpato nell’Arma dei carabinieri dalla sciagurata riforma Madia, si pone il problema di sapere più in generale a chi sarà affidata la gestione delle riserve, tanto più perché non è automatico il loro passaggio agli Enti Parco: infatti, sono necessari tre decreti attuativi affinché ciò avvenga.

Il Regolamento in oggetto si applica solo al tratto BASSO delle Gole ricadenti nel territorio del Comune di Civita.
San Lorenzo Bellizzi - Scala di Barile
(Foto di e. Pisarra)
Quindi, è chiaramente detto che non può essere applicato per la fruizione delle “Gole di Barile” proprio perché esse sono sotto la tutela di un “altro gestore” - il Ministero dell’Ambiente, appunto -  e ciò comporta la necessità di stilare un regolamento per la parte della riserva da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale perché diventino esecutive.
Ora, al comma 5 dell’art 2, si fa riferimento a studi e ricerche scientifiche: in prima battuta si afferma che tutti possono fare ricerca, anche in deroga alla presente “legge” (ma non si tratta di un Regolamento?), previa comunicazione al Comune di Civita e all’Ente Parco nazionale del Pollino.

Nel susseguente comma (n. 6) si fa riferimento all’Ente di gestione, che può “negare il permesso di effettuare attività scientifiche e culturali qualora esse siano giudicate negative o incompatibili con le finalità istitutive della riserva”: quindi, in un regolamento che è per le “Gole basse” del Raganello si pone una norma dell’Ente di gestione per la sua area di pertinenza (= “Gole alte”).
Analoga presenza di un comma legato all’Ente di Gestione della Riserva la troviamo nell’articolo che contempla le deroghe (art. 13 comma 4).
Un punto, che trovo non ben chiaro, è il numero giornaliero di persone che possono accedere alle Gole: si parla di gruppi composti da non più di venti persone, ma non di quanti raggruppamenti e sono decisamente irrisorie le sanzioni amministrative per le violazioni al Regolamento. Le somme stabilite non costituiscono assolutamente un deterrente.

Collocazione geografica delle Gole del
Raganello (Disegno cartografico di E. Pisarra)
Un delicato nodo concerne le Guide. Non si menziona nessun requisito o riferimento a questa figura professionale. Allora vuol dire che qualsiasi Guida, sia essa ambientale, escursionistica, turistica, archeologica, geologica, alpina può accedere alle Gole del Raganello?

Ora, il comma 3 dell’art. 2 del Regolamento è in palese violazione alla legge istitutiva delle Guide Alpine secondo la quale è demandato solo ad esse l’accompagnamento di persone con l’ausilio di attrezzature di progressione (corde, discensori, imbrago e casco), elementi ai quali il regolamento fa cenno generico nel comma1 dell’art. 3 (obbligo di dispositivi di protezione individuale ecc.), ma che sono indispensabili data la natura di alcuni parti delle Gole.

Altro dubbio che questo Regolamento solleva lo si trova quando indica il pagamento al Comune di un pedaggio; di norma, nello stesso momento in cui si danno prescrizioni sono contemplate anche le somme dovute e le modalità di versamento, ma qui non sono indicate: se ne deve dedurre che a questo seguirà un altro Regolamento?
Ovviamente si fa cenno al Piano del Parco (in realtà Piano licenziato ma non ancora approvato) e al suo Regolamento nei quali si inscrivono le norme emanate per le “Gole basse”. 

Altro punto che mi lascia dubbioso: cosa vuol dire che “alla Giunta viene demandato l’organizzazione delle attività e dei divieti regolamentati nel presente atto?” Forse il Parco soggiace alle decisioni della Giunta del Comune di Civita?
Infine, non è chiaro quando questo Regolamento entrerà in vigore: in seguito alla delibera del Consiglio Comunale o dopo la pubblicazione di quello per le “Gole alte” sulla Gazzetta Ufficiale?
Per un regolamento stilato a più mani e dopo una gestazione di quattro anni, mi sarei aspettato un testo più preciso, chiaro completo e dai contenuti meglio definiti.

Emanuele Pisarra




martedì 6 marzo 2018

Il SENTIERO ITALIA in … Calabria


L’importanza di un sentiero unico che colleghi il Pollino all’Aspromonte, passando per la Catena costiera, la Sila e le Serre è ormai cosa acclarata.

Carta del SENTIERO ITALIA in Calabria
In tanti sono a chiederlo: escursionisti, camminatori, semplici appassionati di montagna, di viaggi trovano che sia quanto meno strano che la Calabria, terra di popoli, storie, religioni, paesi, centri storici non abbia ancora un proprio sentiero.
Per la verità, ne ha tanti, ma ognuno fine a sé stesso.
In questo è stato chiaro il MIBACT nelle sue indicazioni riguardo l’esclusione o la non inclusione nell’Atlante dei Cammini: questi percorsi, che si candidano a far parte dell’elenco ufficiale del Ministero, devono avere determinate caratteristiche, in lunghezza, in territori inclusi, in paesaggi e, in un'unica parola, l’interesse che essi possono suscitare nel vasto pubblico dei camminatori.
In questo la nostra regione è stata la prima in quanto, nel lontano 1994, ha approfittato della “dealpinizzazione”  del Club Alpino Italiano per opera del suo vicepresidente generale, Teresio Valsesia, il quale ha inteso aprire la montagna al mondo vasto e vario di coloro che vanno “per l’Alpe” senza necessariamente impegnarsi in una scalata con chiodi e corde su una parete, ma semplicemente per il piacere di camminare, per il paesaggio, per il buon cibo, per “fuggire”, seppur per qualche ora, dal mondo frenetico delle città, delle automobili, del lavoro.
CAI Castrovillari. Volontari al lavoro
Valsesia, insieme con un  gruppo nutrito di appassionati di montagna, inventò il SENTIERO ITALIA: una “camminata” lungo tutto lo Stivale. Migliaia di chilometri, centinaia di tappe, monti, colline, pianure, riserve, parchi, paesi e centri storici da attraversare.
Per quel progetto si mise in moto una organizzazione che solo il CAI, attraverso i suoi tantissimi soci, presenti in tutta Italia, riuscì a portare a compimento.
Valsesia, Corbellini, Andolfi, Carnovalini, fecero da apripista e, coadiuvati da un reparto degli Alpini e da una pattuglia dell’Esercito, incominciarono il loro cammino dalla Sardegna per raggiungere, dopo 275 giorni di cammino, Trieste.
Fu una splendida iniziativa, replicata qualche anno dopo con alcune varianti.
Locandina
A partire dal 1999 sul progetto del SENTIERO ITALIA è caduta una sorta di cappa di silenzio perdurata fino a qualche anno fa.
Con l’avvento alla presidenza generale del CAI di Vincenzo Torti, l’interesse per questo cammino “nazionale” pare sia tornato. Il nuovo presidente vuole a tutti i costi il recupero di questo sentiero come segno tangibile che le montagne d’Italia vivono sotto un unico tetto e che appartengono a tutto il popolo senza distinzioni di sesso, razza, censo e colore.
La Struttura operativa che si occupa di Sentieristica e Cartografia (SOSEC) è già all’opera e ne ha tracciato le linee guida.
L’obiettivo finale del progetto è di fare in modo che il Sentiero Italia (SI) diventi un itinerario pienamente fruibile e questo comporta che debba rispondere alle seguenti caratteristiche:
·         Essere in buono stato di manutenzione
(presentare un piano di calpestio in buone condizioni e non essere ostruito dalla vegetazione)
·         Essere ben segnalato sul terreno
·         Disporre di posti tappa fruibili
·         Essere ben documentato e pubblicizzato mediante idonee carte topografiche e/o su internet
 Una grande scommessa, non c’è che dire!
E la Calabria?
La nostra regione, per la prima volta, si trova avanti nel disegno generale della Struttura del CAI.
In Calabria, “dealpinizzare” il CAI è cosa fatta!  
Cartelli segnaletici della Rete Sentieristica
nel Parco nazionale del Pollino con indicazioni
sul Sentiero Italia (Foto E. Pisarra)
La struttura del CAI calabrese, ha di fatto, già un nutrito gruppo di camminatori, rispetto al numero di alpinisti. Infatti, nelle sue cinque sezioni (Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Castrovillari e Verbicaro) e nelle numerose sottosezioni alberga da anni lo spirito dell’andare per montagne, soprattutto nella nostra stessa regione, con “l’iscopo” di “camminare per conoscere e conoscere per proteggere” il proprio territorio, le proprie aree protette e i propri parchi.
Per questo la nuova dirigenza regionale del CAI ha posto come obiettivo primario del proprio mandato due punti:
·         Contribuire a fare una Legge regionale sulla Sentieristica
 (è strano, ma il nostro ordinamento regionale non ha una norma che regoli questo settore);
·         Il recupero completo del SENTIERO ITALIA in tutta la regione.
 Se per la prima questione non compete al CAI il ruolo del legislatore, per la seconda, invece, la “palla” è tutta nel nostro campo.
E noi siamo a buon punto:
Ne abbiamo rilevato tutto il tratto calabrese con il GPS e organizzato le tappe; ne conosciamo la lunghezza, le località che attraversa e ci sono tutti i presupposti per passare alla seconda fase, quella della segnaletica, e quindi all’ultima, la non meno importante, della promozione attraverso tutti i mezzi di comunicazione, con l’obiettivo finale del suo inserimento nell’ATLANTE DEI CAMMINI del Ministero dei Beni Culturali.
Indicazioni sul Sentiero 
In numeri, il Sentiero Italia, nella regione Calabria consta in 32 tappe, 654 km di lunghezza.
Esso attraverserà i territori del Parco nazionale del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte e passerà per il Parco regionale delle Serre.
Circa cento paesi verranno “toccati” dal Sentiero Italia: si va da Morano Calabro a Tiriolo; da Gambarie a San Vito allo Jonio; da Serra San Bruno a Spezzano Piccolo. Solo per citarne alcuni. Inoltre sono state previste tappe che passano (o si fermano) in importanti Santuari della Calabria, come quello dalla Madonna del Pettoruto al Santuario della Madonna di Porto. Così oltre alla “abbondante” natura calabrese il Sentiero Italia toccherà anche diverse località religiose testimoni di importanti eventi della storia locale e nazionale.
Piano di Lanzo. Volontari 
Un percorso che riqualifica l’offerta escursionistica della regione Calabria e si va ad aggiungere alle altre proposte pensate dal Consiglio regionale e inserite nell’Atlante dei Sentieri.
Tuttavia il SENTIERO ITALIA è l’unico che ha una visione d’insieme degli ambienti calabresi, delle aree protette e del territorio come un unicum.
Spetta a noi del CAI essere propositivi, ma anche alle autorità regionali che in questo momento hanno il potere di rendere eseguibile questa idea che noi portiamo avanti da ormai oltre vent’anni.
Di questo è consapevole anche il presidente Oliverio che, in occasione della Borsa del Turismo di Milano, è stato molto chiaro nel prendere posizione su ciò e ha completamente fatto proprio questo pensiero.
Infatti, egli ha incaricato le strutture tecniche dei tre parchi nazionali, insieme con quella del Parco regionale delle Serre, di provvedere al più presto alla cantierizzazione dell’opera, nominando il presidente Bombino del Parco d’Aspromonte a coordinare le varie fasi progettuali.
Ecco: finalmente sì ci sono tutti i presupposti per “dealpinizzare” la montagna calabrese per renderla fruibile ai molti che da anni ne fanno richiesta.  







lunedì 26 febbraio 2018

BIT 2018. E' tempo di grandi annunci per la Calabria


La Borsa Internazionale del Turismo a Milano ha appena chiuso i battenti.
Una veduta d'insieme degli stand alla BIT 2018 di Milano
(foto E. Pisarra)
Aperta di domenica 11 febbraio, ha chiuso le porte il mercoledì successivo.
Non ho capito questa scelta di chiudere le porte a metà settimana.
Comunque io ci sono andato di lunedì, primo giorno di apertura vera e propria dopo il giorno di inaugurazione.

Innanzitutto, rispetto alle altre edizioni, è cambiata la location: la fiera si è svolta nei capannoni storici di Fiera Milano e non si svolge più a Rho.
Sicuramente questa nuovo spazio è più funzionale per i visitatori, tuttavia ho avuto l’impressione di essere in un hangar aeroportuale, con gli stand tutti vicini l’uno all’altro, con al piano inferiore quelli che accoglievano gli espositori delle regioni italiane, e a quello superiore dedicato agli stati esteri.
Il servizio di vigilanza era posto al piano intermedio, per cui bisognava salire diverse rampe di scale per il controllo dei documenti e poi si doveva scendere se si volevano visitare gli stand nazionali, oppure continuare a salire per quelli esteri.

Una volta passato il controllo mi sono fermato a guardare dall’alto tutta la disposizione della fiera. Ovviamente l’istinto mi ha portato a cercare lo stand della Calabria.

Il presidente Pappaterra interviene alla BIT 2018 (foto E. Pisarra)
Questa volta, rispetto a quello delle edizioni precedenti che ho avuto la possibilità di visitare, si presentava un po’ più misero, occupando una superficie minore e comunque aveva una posizione abbastanza centrale rispetto agli stand delle altre regioni.

La fiera aveva gli spazi disposti su tre file: quella centrale con gli stand più grandi e quelle laterali con strutture sempre più piccole.

mercoledì 21 febbraio 2018

Il Sentiero Charles Didier

Civita. La Chiesa di Santa Maria Assunta, in Piazza Municipio
Punto di partenza del percorso effettuato dal Didier.
(Foto E. Pisarra)
È consuetudine che i popoli si spostino sempre sulle stesse direttrici. Vuoi perché sono le più comode, vuoi perché sono ormai entrate a far parte della rete viaria di viaggiatori, commercianti, eserciti, poeti, pittori, re e regine.
Infatti, per attraversare la Calabria, tutti gli eserciti, i viaggiatori del Gran Tour, commercianti e santi hanno percorso per millenni sempre la stessa strada: la via del console Annio Popilio, meglio conosciuta come Via Popilia, il cammino consolare che collegava Capua con Reggio Calabria. 

Praticamente questa via si snodava (e in parte ancora oggi è così) seguendo la dorsale dei monti della Calabria che si sviluppa tra le pendici orientali della catena costiera, l’alta pianura di Sibari, la Sila Occidentale, la valle del Savuto per poi giungere nella piana di Gioia Tauro e connettersi con la rete urbana di Reggio Calabria.

La logica vuole che tutti coloro che hanno percorso la Calabria lo abbiano fatto camminando su questa strada. Di conseguenza tutta la parte orientale della regione è sempre rimasta tagliata fuori dai percorsi dei grandi viaggiatori. Le motivazioni sono tante: in primo luogo la pianura malarica, la mancanza di centri abitati lungo le coste, i pericoli provenienti dal mare, le improvvise piene delle numerose fiumare - che ancora oggi versano milioni di metri cubi di acqua mista a detriti di ogni genere - hanno costituito un deterrente per chiunque avesse voglia di avventurarsi nell’attraversare la nostra regione da questo versante.
Per anni ho cercato invano testi, guide, libri, resoconti di viaggiatori che testimoniassero i loro passaggi su questo lato della Calabria jonica.
Lo scrittore Charles Didier
(fonte: Wikipedia)
Mi pareva impossibile che qualcuno non avesse camminato da queste parti e lasciato testimonianze scritte.  
Un primo testo in cui mi sono imbattuto (Dello stato delle persone in Calabria, 1865) è stato scritto da Vincenzo Padula (1819-1893), parroco di Acri, prolifico poeta e scrittore. In verità, però, questo testo contiene più una descrizione antropologica e comportamentale dei vari popoli che componevano la regione. Forse possiamo considerarla come la prima guida turistica della Calabria.
Tanti altri autori, compresi i grandi viaggiatori, hanno scritto del Pollino, ma nessuno ha fatto cenno in modo più o meno approfondito in particolare al suo settore orientale.
Quando le mie speranze ormai erano quasi perdute, mi sono imbattuto nel resoconto del Viaggio in Calabria di Charles Didier (1805- 1864), poeta e scrittore francese di origini ginevrine, simpatizzante della massoneria e di Mazzini e testimone della situazione politica del Mezzogiorno.
Il resoconto di questo suo viaggio in Calabria fu pubblicato ne L’Italie pittoresque nel 1846 ed è stato ristampato nel 2008 per i tipi dell’editore Rubbettino.
Dall’introduzione, curata da Saverio Napoletano, apprendiamo che Didier desiderò visitare la Calabria sin da bambino, cosa alimentata anche dai vari racconti sul brigantaggio antifrancese contenuti in tanti libri popolari che in Europa diffondevano un’immagine fantasiosa della Calabria, soddisfacendo le curiosità dei lettori.

Carta del Percorso
 (elaborazione cartografica di E. Pisarra)
Nel 1830 Didier si spinse nel meridione d’Italia, nonostante le insistenze a rinunciare a questo viaggio pericoloso che gli vennero sia dall’ambasciatore del suo Paese, quando andò a ritirare il passaporto, che dal Prefetto; come se non bastasse anche gli amici più cari si prodigarono nell’elencargli i pericoli che avrebbe corso.
Nel suo viaggio egli attraverserà Campotenese, nel ricordo del generale Régnier che, in questo meraviglioso altopiano, sconfisse le truppe del re di Sicilia. Quindi toccherà Castrovillari, Cosenza, Lamezia, Tropea, Rosarno (un brutto villaggio decimato dalle febbri malariche…) e Reggio Calabria.

Non mi dilungo nel ripercorrere il suo racconto del viaggio di andata. Invece voglio sottolineare gli ultimi giorni di quel suo viaggio: da quando da Cassano partì per Civita, San Lorenzo Bellizzi per poi entrare in Basilicata.

Racconta di Cassano: “piccola città costruita su un suolo ricco di caverne e bucato da grotte, dove le donne sono considerate prolifiche: arrivano a fare venti-ventidue figli”(p.94).
Da Cassano aveva due possibilità per attraversare la Calabria: la strada lungo la costa jonica e quella che varca il monte Pollino. Per fortuna della nostra curiosità, scelse la seconda che, come riporta, attraverso una serie di piccoli sentieri incantevoli (…) conduceva da Cassano al paese di Civita. È una colonia albanese: segue ancora il rito greco e, su dieci preti, tre sono sposati. Ho trovato presso di loro molta ospitalità e tanta ignoranza: essi non dubitano, per esempio, che sia non stato Rousseau che abbia fondato il protestantesimo a Ginevra perc il nome di Ginevra e di Jean-Jacques sono penetrati fino a queste lontane montagne. Era una domenica; la popolazione in abbigliamento festivo era riunita davanti alla chiesa. Le donne hanno conservato molte cose del costume originario, e esse mettevano un certo lusso di civetteria contadina nei loro costumi a pieghe e nel loro velo rosso fuoco (p.95).

L’aspetto del paese è severo: una lunga cresta di rocce senza vegetazione, e tormentata dai torrenti, minaccia da sempre di rovine il paese posto in basso. La Pietra-di-Demanio, che sta di fronte, non è che una roccia viva, gigantesca, tagliata quasi a picco; il torrente Raganello si apre penosamente e rumorosamente, al suo fondo, uno stretto passaggio. I fuochi dei pastori, sospesi, la notte, ai suoi fianchi, fanno uno strano effetto nelle tenebre (p.95).