Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

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venerdì 24 ottobre 2025

Sui sentieri del Pollino: manutenzione, memoria e libertà di camminare

 Fino a non molto tempo fa gran parte della comunità che abita il Pollino si spostava su antiche vie interne, spesso a piedi, di rado con la cavalcatura.

Oggi questo sistema viario è stato, in parte, trasformato in strade rotabili, per cui è venuta meno la necessità di muoversi a piedi.


Resta però il bisogno dell’uomo moderno di camminare per diletto, per sport, per piacere, nel silenzio di boschi, cime, creste e crinali. «Camminare non è semplicemente terapeutico per l’individuo, ma è un’attività poetica che può guarire il mondo dei suoi mali», ricordava Bruce Chatwin in uno dei suoi racconti di viaggio.

Camminare è una pratica di benessere psicofisico ma anche uno strumento per riconnettersi con sé stessi e con ciò che ci circonda. Adattando un vecchio adagio calabrese: «basta la salute e un buon paio di scarpe per partire alla scoperta del mondo».

Non è vero che non c’è tempo per camminare. Come se non ne buttassimo via, di tempo, davanti al computer, a guardare viaggi virtuali o chattando. «Non esiste nulla nella vita che non possa essere rimandato. Ma voi ancora non lo sapete, perché non avete conquistato la saggezza del camminatore», scrive Paolo Rumiz.

Il camminare è diventato un’impresa rivoluzionaria. Non serve essere atleti esperti, aver scalato il Monte Bianco o raggiunto il Polo Nord. Basta decidere di rinunciare a qualche comodità e muoversi a piedi ogni volta che è possibile. Liberarsi della “dittatura” della velocità significa ampliare la meraviglia di ogni istante e restituire intensità alla vita. Chi cammina gode di migliore salute, ha una memoria più efficiente, è più creativo. Chi cammina sa far tesoro del silenzio e trasformare la più semplice esperienza in un’avventura bellissima.


Sulla scia di questi pensieri e nel rispetto di uno dei principi cardine del nostro Sodalizio, abbiamo fatto manutenzione a diversi sentieri ricadenti nel nostro Parco che fanno parte della REI (Rete Escursionistica Italiana) per la Calabria.

In primo luogo abbiamo messo mano alla segnaletica di alcune tappe del Sentiero Italia, il nostro “pezzo forte” della parte della sentieristica REI che ricade nel Parco. Da Piano di Lanzo a San Sosti: una tappa bella, faticosa, lunga, dai paesaggi vari e unici, in uno scenario in continuo cambiamento. Foreste di faggio sempre più fitte si alternano a balconate dagli ampi orizzonti come la Valle del Fiume Rosa, uno “spaccato” tra cime dai nomi evocativi (Pietra dell’Angioletto, Due Dita, Artemisia) e antiche vie commerciali tra la Pianura di Sibari e la costa tirrenica.

Ampi pianori dai nomi che ricordano eventi o passaggi di eserciti — Campo di Annibale, Piano di Casiglia, Piano Pulledro — sono raggiungibili percorrendo il Vallone della Zoppatura e Sferracavallo. Luoghi faticosi per le cavalcature e per le caviglie. Abbeverandosi all’Acqua di Frida, Acqua del Mangano, Acqua Marchesano o Acqua della Tardea, si attraversa un paesaggio in cui ogni fonte racconta una storia.

Nel camminare, spesso il pensiero va alle tante persone che hanno abitato, portato gli armenti al pascolo e lavorato su questi fazzoletti di terra strappati alla vegetazione. Generazioni che hanno fatto tanta fatica per un tozzo di pane.


Su questa tappa del Sentiero Italia non manca un affaccio su un luogo ameno e ricco di religiosità come il Santuario della Madonna del Pettoruto. Immerso in una foresta di lecci, posto su una superficie terrazzata a strapiombo sul fiume Rosa, appare come un’isola di colore a contrasto, una macchia nel verde intenso della lecceta e del faggeto. Nel silenzio più assoluto e riparato dai venti freddi e umidi del Tirreno, in lontananza si intravedono le prime case di San Sosti. Una vera e grande illusione ottica: per raggiungerle occorre percorrere ancora un lungo tratto a zigzag della mulattiera, passare per i ruderi del Castello della Rocca e confluire infine sulla statale che porta in Piazza Mercato.

Un altro intervento di “rinfresco” della segnaletica l’abbiamo fatto sul sentiero che porta al Passo del Principe sulla Manfriana. Un crinale spettacolare, a cavallo di due mondi in apparenza lontani. Da una parte l’alta Valle del Raganello, la Timpa di San Lorenzo e la Fagosa; dall’altra la Valle del Coscile, intensamente abitata.

Questa lunga cresta, posizionata in senso nord-sud sull’Appennino calabro-lucano, funge anche da spartiacque climatico: ai suoi piedi, ad oriente, termina la corrente calda originata dal Golfo di Sibari, che procura una piacevole brezza nella calura estiva.

A volte sembra di sentire le voci di uomini, donne e ragazzi che hanno percorso l’alta Valle del Raganello, attraversato la Fagosa per recarsi ai pascoli alti o in pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Pollino. E prima di loro, immagino i soldati lucani che presidiavano la Manfriana per lanciare l’allarme se i Bruzi o i Bretti salivano dalla pianura.

Dall’altro versante, invece, si rivedono le legioni romane che percorrevano la via Popilia o i viaggiatori del Gran Tour alla scoperta della Calabria.


La giornata dedicata al controllo della segnaletica sul sentiero che da Piano di Lanzo porta in cima al Cozzo Pellegrino è stata uno spettacolo di luci e colori verso il Tirreno. Il tracciato utilizza, per un primo tratto, la stradella di esbosco che collega il Piano con la Carpinosa, poi porta alla cresta passando per la Calvia e raggiunge il Cozzo Pellegrino.

Un itinerario breve ma intenso e aereo, con affacci suggestivi sulla Valle dell’Abatemarco. Non è un percorso adatto a chi soffre di vertigini, ma la vista dalla cima del Cozzo Pellegrino ripaga ogni sforzo: spazia dal Mare Ionio fino alla costa siciliana, mentre a ovest domina l’intero Golfo di Policastro con le cime del Cilento.

Da vecchio cartografo, mi diletto a leggere e rileggere i toponimi che circondano la cima: Valle Lupa, Piano di Rose, Serra La Vespa, Schiena dei Lacchicielli, Cozzo dell’Orso, Cozzo dell’Uomo Morto… ma l’oronimo che più mi incuriosisce è Mondo Nuovo. Chissà a cosa si riferiva chi lo ha creato.

A queste vie, in cui periodicamente facciamo manutenzione, a volte ne aggiungiamo una nuova, rigorosamente scelta dal nostro Catasto Sentieri. Questa volta è toccato a una del territorio di San Lorenzo Bellizzi. Alcuni giovani soci del Paese delle Timpe hanno chiesto di ripristinare un vecchio percorso che dal centro abitato porta a Serra di Paola.


Una camminata favolosa, adatta a tutti: immersa nella prima parte in un bosco di querce, roverelle e cerri, e nella seconda attraversa un rimboschimento a pino nero. Due paesaggi in netta antitesi. Da un lato, le Timpe di San Lorenzo, Porace, Cassano, Falconara, attraversate dal Torrente Raganello; dall’altro, il Monte Sparviere che digrada verso la Piana di Sibari, con Cerchiara di Calabria in primo piano e il Monte Sellaro a protezione.

Lo spirito del Club Alpino Italiano è quello di far conoscere le montagne ai propri soci e non solo. Noi del CAI Castrovillari abbiamo come “secondo spirito” anche lo scambio di prelibatezze tra comunità diverse. Vuoi mettere un bocconotto di Mormanno preparato da Aldo, ogni volta con un ripieno diverso? Oppure la lasagna della nostra presidente, innaffiata con dell’ottimo vino del Pollino? E la soppressata?

La manutenzione dei sentieri è anche luogo di discussioni — ambientali e politiche. Queste giornate sono diari di viaggio che meritano di essere fissati su un taccuino. Perché non esiste un sentiero che non sia un piccolo viaggio. Non esiste un viaggio senza scrittura.

Sul sentiero siamo tutti scrittori. Basta lasciarsi andare. I pensieri nuovi e freschi scaturiscono all’improvviso e bisogna fermarli immediatamente prima che scompaiano.

Infine, come terzo spirito, noi del CAI Castrovillari amiamo ascoltare il silenzio, sentire la musica della natura, incontrare persone, conversare di massimi sistemi, lasciando a casa i problemi quotidiani.

Venite con noi. Buon cammino sui sentieri del Pollino!




NB

Questo articolo è stato pubblicato sulla pagine On Line dello Scarpone 

Lo Scarpone - Sui sentieri del Pollino: manutenzione, memoria e libertà di camminare



martedì 22 ottobre 2024

Erasmus+ BESTNATURE nelle Aree Protette del Sud Italia: un progetto formativo internazionale

 In questo sgangherato Paese, soprattutto nelle aree protette, a parte i “mali di stagione” – come gli incendi, la siccità, la mancanza di neve, le scarse piogge estive, la carenza ormai cronica di risorse – all’improvviso, mentre stai facendo una camminata in quota, affaticato dalla salita e dalla calura, si sentono voci e parole concitate e indistinte dagli accenti sconosciuti.

Best Nature. Foto di gruppo (Photo Luigi Di Battista)

Pensi al classico colpo di calore, che provoca allucinazioni e dubbi, dato il luogo dove l’altitudine e la radura a forma ellittica si prestano a fare da camera di risonanza. Ma nulla di tutto ciò. La curiosità è tanta che quasi meccanicamente mi dirigo verso quel “vociare”. Man mano che mi avvicino si sentono tantissime voci giovanili in diverse lingue. Oltre all’inglese, che mi è noto, sento anche altri idiomi.

Ho da subito l’impressione che si tratti di voci giovanili. Ancora pochi minuti di salita tra alberi giganteschi, che formano una faggeta spettacolare, ed ecco svelato il mistero: un nutrito gruppo di giovani ascolta, ora in religioso silenzio, il docente che, in perfetto inglese, spiega e illustra i metodi di studio per conoscere l’età degli alberi, ascoltare il silenzio del bosco e sviluppare modelli e metodi didattici innovativi che hanno come obiettivo la conservazione della biodiversità e lo studio degli ecosistemi.

Esemplare unico di faggio (Photo archivio Pisarra) 

 Ragazzi e ragazze, sicuramente stanchi, ma entusiasti, perché arricchiti di esperienze, conoscenze, impressioni. “Sono molto contento di questa iniziativa che stiamo portando avanti per far conoscere a questi giovani, futuri operatori delle aree protette e provenienti da diverse realtà europee – mi racconta Aldo Schettino, dirigente forestale dell’Ente Parco nazionale del Pollino, uno dei principali attori protagonisti  e che è lì con i ragazzi – perché siano consapevoli del patrimonio ambientale che il nostro parco mette a disposizione e affinché possano trarre insegnamenti utili per il loro futuro professionale”.  Apprendo anche che questi sono gli ultimi giorni della prima settimana sul campo di BESTNATURE organizzata all’interno del progetto Erasmus+ (Boosting EU Biodiversity Strategy by empowering high education curricula and green skills for nature protection and restoration).

Una settimana intensa, ricca di appuntamenti e luoghi visitati dalle faggete vetuste nel Parco nazionale del Pollino alla Riserva Naturale Orientata del fiume Argentino alla Riserva Naturale Regionale Foce del Fiume Crati.

Faggeta vetusta (Photo archivio Pisarra)

 A questa iniziativa, che rientra nel progetto BESTNATURE, coordinato dal Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche (DEB) dell’Università degli Studi della Tuscia, hanno partecipato l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna e il Raggruppamento Biodiversità del CUFAA, l’Univer
sità di Passau (Germania), l'Università di Graz e di Scienze Applicate della Carinzia (Austria) e la start-up E.C.O. Institut for Ecology (Austria). Trenta studenti appassionati, con competenze trasversali fondamentali, provenienti da Italia, Austria e Germania – mi racconta il prof. Gianluca Piovesan –, sono stati coinvolti nelle attività sul campo, al fine di avere un quadro completo sulla conservazione della biodiversità e la protezione degli ecosistemi, fondamentali per raggiungere gli obiettivi della Strategia Europea per la Biodiversità 2030.

 La varietà di ecosistemi, dalla faggeta vetusta UNESCO del Pollinello – dove sono state prelevate carote legnose per l’analisi dendrocronologica e campioni di sedimento in aree umide, per la ricostruzione ecologica dell’ambiente legato alle passate interazioni uomo-ambiente – fino agli ecosistemi dunali e fluviali, ha permesso, inoltre, agli studenti di entrare in stretto contatto con un vasto panorama di tecniche per il monitoraggio della biodiversità nei complessi paesaggi mediterranei.

Studenti in visita all'Ecomuseo del Pollino

A questa attività di ricerca sul campo è stata associata anche la visita a diversi musei dislocati sul territorio, tra i quali il Museo Geo-Paleontologico di Rotonda (PZ), il Museo del Mare della Riserva della Foce del Fiume Crati (Cassano all’Ionio, CS), l’EcoMuseo del Parco Nazionale del Pollino (Rotonda, PZ). In questo caso gli studenti hanno avuto modo di riflettere sul ruolo che i musei giocano nel coinvolgere i cittadini sul tema della conservazione della biodiversità. In ultima analisi tale esperienza molteplice e interdisciplinare è servita per acquisire una metodologia da utilizzare per valutare lo stato di salute degli ecosistemi, permettendo loro di comprendere l’importanza del monitoraggio nel garantire l’efficacia della gestione delle aree protette. Infine, questo progetto ha l’ambizione di fornire ai futuri professionisti e ricercatori competenze avanzate sul monitoraggio della biodiversità e sulla gestione sostenibile degli ecosistemi. Con il superamento di un esame finale, gli studenti entreranno a far parte di un network internazionale che potrà contribuire alle sfide presenti e future della transizione ecologica. I dati raccolti nel corso della settimana di rilevamenti saranno analizzati dagli studenti e pubblicati in un Report finale.

Foce del Crati (Foto Piovesan)

Ecco, torno a casa sentendomi orgoglioso perché, una volta tanto, il nostro parco svolge il ruolo che si confà ad un’area protetta: illustrare alle nuove generazioni l’importanza della biodiversità, definire i compiti e lo spirito che anima tutti coloro che si prodigano affinché questo nostro patrimonio naturale sia conosciuto fuori dai suoi confini.

Emanuele Pisarra

 

mercoledì 31 luglio 2024

Un esploratore ... sul Pollino

 
Premetto che in genere non scrivo la recensione di un libro appena letto.

Mi piace leggere e molto…la mia curiosità spazia dalla saggistica alle spy story, dalla letteratura contemporanea a biografie di uomini (e donne) del nostro tempo.

Da Montanelli a Travaglio; da Colvin a Ciconte, a Carrère, a Covacich …

Ovviamente, buona parte è dedicata a tanta letteratura di montagna: da Buzzati a Mario Rigoni Stern; da Cognetti a Corona, a Mancuso, alla Simard e tanti altri.

Ma un testo che in questi giorni mi ha veramente colpito, per la perfezione assoluta della padronanza della lingua, per la descrizione in dettaglio della flora e del paesaggio, di uomini e storie, e perché mi sono ritrovato nella comunanza dei luoghi e della passione botanica è il volume di Luigi Troccoli, Lettere dalla montagna in fiore, edizioni Prometeo, Castrovillari, pagine 180, edito a febbraio di quest’anno.

Semplicemente fantastico.

Un esploratore (Giorgio), la fidanzata (Scilla), l’automobile (la Dyane) e il Pollino.

Nel mezzo il racconto di tanti personaggi, avvenimenti, situazione e descrizioni geopolitiche di oltre mezzo secolo di storia.

Tutti i racconti si aprono con un disegno di una pianta, realizzato da Saverio Santandrea e una citazione colta.

Il racconto parte dall’incontro felice di Giorgio con un anziano raccoglitore di genziana alla fine di novembre, a Piano Ruggio. Mirabile descrizione del luogo e della giornata (“lo sguardo non aveva via d’uscita se non verso l’alto, dove, quel giorno, il cielo di un azzurro cobalto copriva quello scrigno di quiete, di verde, di immota natura senza tempo, senza età per essere lapidariamente immune da segni o impronte che ne suggerissero una storia, ricordassero un evento, rivelassero la mano fattrice dell’uomo”). “Raccolgo l’Egiziana per fare soldi”. “E come li fate i soldi con l’Egiziana?”.  “Vendendola alle farmacie”. Finalmente capii che l’Egiziana non era altro che la Gentiana lutea.

Altro capitolo, che si apre anch’esso con un rimando colto:

“Pietro Andrea Mattioli, senese, nel 1568 si chiedeva se esistessero due sabine, poiché gli antichi riferivano che ce ne era una con le bacche e un’altra senza e le disegnò entrambe nella sua opera “I discorsi nelli sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo”.

Finalmente si è scoperto che la sabina non è altro che lo Juniperus sabina, rara in Italia, ma forse, presente sui monti del Sud.

I due protagonisti (Giorgio e Scilla) sempre a bordo della mitica Dyane, non avevano in mente di cercarla, ma avevano voglia di montagna, salire una cima e affacciarsi dalla sua sommità … “la vetta della timpa non aveva l’acutezza gotica delle guglie dolomitiche… era una linea di vetta lunga, distesa, senza aggetti verso l’alto, ma delimitata, da una parte, dal dorso di una montagna che si innalza da cumuli di argilla e campi stretti e sassosi; dall’altra, ingoiata dal vuoto. Un taglio immenso, netto, verticale, un baratro diritto, senza appigli, levigato dal demonio, un filo a piombo di geometrica precisione inabissava testa, ventre, piedi di quella maestosa timpa, direttamente dal cielo, terso, quel giorno, imbacuccato da cirri e nuvole, altri giorni, nella pancia molle del turbolento e capriccioso, incostante e traditore torrente, che gli strisciava sotto, torbido e violento come gli autunni di quelle montagne”.

Seguono: La corazza che accomuna (Fagus sylvatica), l’amazzone di fuoco (Pinus Leucodermis), il pastorello immolato (Diantus ferrugineus)…

ognuno è davvero un tuffo in una prosa fresca e poetica che regala un po’ di felicità!

Da leggere, assolutamente! anche sotto l’ombrellone.

 

Luigi Troccoli

Lettere dalla montagna in fiore

Edizioni Prometeo, Castrovillari (CS), 2024, pag. 180

 

 

mercoledì 31 ottobre 2018

IL SENTIERO ITALIA - Il Pollino e la Catena costiera calabrese


Escursionisti in pausa ad Artemisia
Il Sentiero Italia, prima di oltrepassare il confine e procedere nella limitrofa regione Basilicata, attraversa la spettacolare e impegnativa dorsale calabrese dei Monti del Pellegrino (altrimenti detta dell’Orsomarso) e poi si inerpica tra i monti del Massiccio del Pollino. La sezione di Castrovillari ne prende il “testimone” già con il suo ingresso nella valle del fiume Esaro, nei pressi di Sant’Agata. Un primo assaggio di questo tratto, che si sviluppa in due percorsi più o meno paralleli prima di giungere all’abitato, si svolge sia in “acqua”, quando le condizioni meteo lo permettono, che lungo il tracciato della vecchia statale “105” dei Due Mari.

Infatti, appena superato il Passo dello Scalone, la prima possibilità che si offre all’escursionista è quella di proseguire seguendo i segnavia che piegano in direzione dell’alveo del fiume Esaro: si tratta di una piacevole e facile variante, senza grosse difficoltà, lungo il fondo del fiume tra un filo d’acqua e una vegetazione spettacolare a perpendicolo. Tra orti, ovili e piccoli ricoveri si giunge alla periferia di Sant’Agata d’Esaro. 

Carta del SENTIERO ITALIA sul Pollino
In alternativa, bisogna camminare sulla statale, tra i tornanti dove ad ogni curva si aprono suggestive finestre sulle pareti dell’Esaro, fino a chiudere la quinta dei crinali con una visione d’insieme sulla Grotta della Monaca, la più antica miniera di minerali di ferro e rame della Calabria.

Questo tratto del Sentiero Italia attraversa il Massiccio del Pollino proprio sul confine tra i due gruppi montuosi che fanno parte del Parco. Confini naturali, politici, sociali e religiosi si mischiano in un unicum di ambienti e arricchiscono l’intero territorio. A questi “punti di forza” bisogna aggiungere anche i grandi paesaggi naturali, d’alta quota, che rendono davvero unico questo percorso. Boschi di faggio dominano il cammino, inframmezzati da qualche gruppo di ontani, per poi lasciare il posto di nuovo alla faggeta intensa, forte e fitta. In mezzo a questo paesaggio superbo, improvvisamente si aprono ampie praterie d’alta quota, silenziose; non bisogna avere una grande immaginazione per pensare a come, fino a non molto tempo fa, questi spazi siano stati pieni di vita: animali al pascolo, boscaioli, pastori, semplici contadini che con i loro muli e asini, portavano nei centri abitati ogni ben di Dio. 


I numeri del tratto del Sentiero Italia che attraversa il Pollino
Se poi si vuole qualche piccola deviazione, basta seguire le indicazioni proposte sulla Nuova Carta escursionistica del Pollino e salire su una cima da dove si può spaziare con lo sguardo per centinaia di chilometri e godere di un grandioso spettacolo di colori e linee: ecco che a oriente appare il mar Jonio, mentre ad occidente la quinta dei monti termina tuffandosi nel mar Tirreno.

Nelle giornate terse, fredde e ventose, ai più fortunati, non è precluso il limite azzurro della costa pugliese che demarca il mare Adriatico. Per chi non cammina per il solo gusto di camminare, soprattutto nelle prime ore del mattino, è molto probabile l’incontro con il capriolo dell’Orsomarso o con qualche branco di lupi.
Salendo lungo il versante occidentale della Valle del F. Rosa
Tra i molti borghi ubicati lungo queste tappe del Sentiero Italia che attraversano il Pollino, mi piace qui indicare il caratteristico abitato di Morano Calabro con il suo castello che svetta nella Piana omonima e che apre le porte a nuovi scenari. Il Massiccio del Pollino con le sue serre sembra precludere il cammino, invece l’attraversamento della contrada Terra Rossa, molta cara ai moranesi, si rivela facile e interessante: orti, oliveti, e diverse aziende agricole fanno di questa parte del Pollino un vero e proprio scrigno di biodiversità che accompagna il tragitto fino alle pendici dei monti del Pollino.

Procedendo lungo il Sentiero, oltrepassato Morano, di nuovo torna il silenzio: quel silenzio cercato per tanto tempo da fra Bernardo da Rogliano, prima che egli trovasse nel Colloreto, proprio alle pendici del Monte Pollino, quella pace che tanto aveva desiderato. Passando vicino ai ruderi di questo antico monastero ancora si percepisce l’aura di santità di questo luogo.

Volontari del CAI Castrovillari impegnati nella segnaletica ...
 L’ultimo tratto, prima di raggiungere il confine regionale, coincide con una delle più antiche vie di commercio del sale e pensare che questi luoghi, così impregnati di storie di uomini e dalle loro fatiche, sono stati “camminati” da tantissime persone prima di noi e, con la certezza che continueranno a farlo altri dopo di noi, ci fa sentire parte di questa umanità passata e futura che è stata, viene e verrà “controllata” dall’alto dai giganti del Pollino, con il loro capostipite, da tutti conosciuto come il “Patriarca”. La discesa verso i Piani di Vacquarro, implica una fermata d’obbligo alla Sorgente di Spezzavummula: la fonte più fredda del Pollino.

L’arrivo ai pianori di Vacquarro è “segnalata” dallo scampanio delle campane delle mandrie al pascolo, dallo scorrere delle acque del fiume Frido, prima che esso entri nella gola sottostante. La Scaletta è l’ultimo ostacolo prima della salita al Santuario di Madonna del Pollino: il primo luogo sacro tra i monti in terra di Lucania.

Emanuele Pisarra

martedì 1 marzo 2016

i Geoparchi. Patrimonio dell’Umanità

Pare che, e all’improvviso, l’UNESCO abbia mollato gli ormeggi e imbarchi tutti e tutto a PATRIMONIO DELL’UMANITA'.
Premessa
Per chi non conosca l’acronimo UNESCO, esso sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la scienza e la Cultura, in inglese, United Nations Educationals Scientific and Cultural Organization.
Logo Unesco e Commissione Nazionale Italiana
Fondata durante la Conferenza dei Ministri della Cultura Alleati che si è svolta tra il 1° e il 16 novembre 1945, la Costituzione dell'UNESCO è stata firmata il 16 novembre 1945 e la sua entrata in vigore è del 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati.
L'UNESCO è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione per sostenere "il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali" quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite.

Civita. Il Canyon del Raganello. Sito geoparco
L'Italia è stata ammessa l'8 novembre 1947 all'unanimità durante la seconda sessione della Conferenza Generale che si svolse a Città del Messico. "Ammissione che fu perfezionata subito dopo, il 27 gennaio 1948, con il deposito a Londra dello strumento di ratifica dell'Atto costitutivo dell'Organizzazione da parte del nostro Governo. In Italia, ad ogni modo, una volta resa esecutiva con il Decreto presidenziale del 12 luglio 1949 la Convenzione di Londra sull'UNESCO, fu istituita la Commissione Nazionale per l'Educazione, la Scienza e la Cultura con il Decreto Interministeriale dell'11 febbraio 1950". 
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale molti stati hanno deciso, per questioni collegate alla storia politica interna e alle vicende internazionali, di non partecipare più all'UNESCO ma sono poi tornate sui propri passi e attualmente l'Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e lo Sviluppo conta 195 Stati Membri e 9 Membri Associati.

Gli organi di governo dell’UNESCO sono: la Conferenza generale, che stabilisce ogni due anni le linee di intervento nei diversi settori; il Consiglio esecutivo eletto dalla Conferenza generale, formato da 51 membri, scelti tra persone competenti nelle arti, nelle lettere, nelle scienze, nell’educazione e nella diffusione delle idee; infine, il Direttore generale, che coordina l’attività di un Segretariato, la cui sede è a Parigi, con il quale collaborano numerosi funzionari provenienti dai circa 200 paesi aderenti.
Gli ambiti di lavoro dell’Unesco
Cultura e diffusione della scienza
Arte e diritti umani
Diritti dell’Uomo
Salvaguardia della proprietà intellettuale delle opere dell’ingegno
Protezione dei beni culturali minacciati di distruzione nei conflitti armati
Condizioni giovanili e migrazione dei popoli

A tutto ciò va ad aggiungersi il PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO

Uno dei compiti dell’UNESCO è quello di incoraggiare l’identificazione, la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale e naturale: esso rappresenta la storia e l’identità di ciascun popolo e costituisce l’eredità del passato da trasmettere alle generazioni future.
Per realizzare questi obiettivi, l’UNESCO ha creato una apposita Lista.

Carta dei Geoparchi in Italia
La Lista del Patrimonio Mondiale comprende ad oggi più di mille siti; l’Italia è il Paese che conta più siti in assoluto: 69 in totale (Dicembre 2015). Per essere inserito in questa lista, un sito deve dimostrare di possedere un “eccezionale valore universale”, ovvero esprimere un significato culturale e/o naturale talmente rilevante da superare i confini nazionali e da essere di comune importanza per le generazioni presenti e future. I siti scelti per creare il Patrimonio Mondiale sono selezionati, infatti, per le loro distinte caratteristiche, che li rendono il miglior esempio possibile del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo.
Entrare a far parte della Lista costituisce un riconoscimento a livello globale dello straordinario valore culturale del luogo candidato che deve essere conservato e trasmesso alle generazioni future.


A questa Lista di siti, dopo il Congresso internazionale di Geologia del 1997, Guy Martini (Francia) e Nicolas Zouros (Grecia), chiesero una speciale sessione alla Conferenza per discutere del patrimonio geologico.
Una serie di sorprendenti presentazioni di casi di studio, che documentavano straordinari fenomeni di geologia provenienti da diverse aree del mondo, indussero gli organizzatori a pensare di realizzare una Lista  di questi siti e stabilire i criteri per potervi accedere.

1. Un Geoparco Europeo è un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare e una strategia di sviluppo sostenibile sorretta da un programma europeo idoneo a promuovere tale sviluppo. Deve avere confini ben definiti e una sufficiente estensione per consentire uno sviluppo economico efficace del comprensorio. Inoltre, deve comprendere un certo numero di siti geologici di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità, richiamo estetico o valore educativo. La gran parte dei siti presenti nel territorio di un Geoparco europeo deve appartenere al patrimonio geologico, ma il loro interesse può anche essere archeologico, ecologico, storico o culturale.

2. I siti d’un Geoparco europeo devono essere collegati in rete e beneficiare di misure di protezione e gestione. Esso dev’essere amministrato da strutture chiare e ben definite, capaci di rafforzare le politiche di protezione, valorizzazione e di sviluppo integrato sostenibile del proprio territorio. Nessuna distruzione o vendita di reperti geologici presenti in esso può essere tollerato. A questo proposito i Geoparchi Europei sono gestiti nel quadro stabilito dall’atto costitutivo della Rete Globale dei Geoparchi.

3. Un Geoparco europeo ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio attraverso la valorizzazione di un’immagine generale collegata al patrimonio geologico ed allo sviluppo del geoturismo ha un impatto diretto sul territorio ed un’influenza positiva sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull’ambiente. L’obiettivo è quello di consentire ai residenti di riappropriarsi dei valori del patrimonio del territorio e partecipare attivamente alla rivitalizzazione culturale del territorio.

4. Un Geoparco europeo sviluppa, sperimenta e scambia metodi per conservare il patrimonio geologico.

5. Un Geoparco europeo ha anche il compito di promuovere l’educazione ambientale, la formazione e lo sviluppo della ricerca scientifica nelle varie discipline delle Scienze della Terra, migliorare l’ambiente naturale e incrementare le politiche per lo sviluppo sostenibile.

6. Un Geoparco europeo lavora all’interno della Rete Europea dei Geoparchi anche per favorire l’implementazione e la coesione della stessa rete. Lavora con gli imprenditori locali per promuovere e supportare la creazione e commercializzazione di nuovi prodotti collegati al patrimonio geologico in uno spirito di complementarità con gli altri membri della rete europea.

Carta della Rete Globale dei Geoparchi

La Carta Europea dei Geoparchi è stata ufficialmente accettata il 5 giugno del 2000 a Lesvos, in Grecia, ed è stata firmata dai quattro membri fondatori della Rete Europea dei Geoparchi.
Ogni territorio che desidera presentare la candidatura per diventare un Geoparco europeo è obbligato ad accettare questa Carta e a sottoscriverla al momento della nomina ufficiale.
  
Data e luogo della prossima conferenza Internazionale sui Geoparchi
Un Geoparco deve rispettare le leggi nazionali relative alla tutela del patrimonio geologico. Per essere considerata imparziale la gestione del patrimonio geologico, la struttura di gestione non deve partecipare direttamente alla vendita di oggetti geologici all’interno del Geoparco (non importa da dove arrivino) e dovrebbero attivamente scoraggiare il commercio non sostenibile di materiali geologici nel suo complesso, compresa la bieca vendita del patrimonio geologico, di minerali e fossili. Dove è chiaramente giustificata come attività responsabile di gestione del sito, può essere consentita la raccolta sostenibile di materiali geologici per scopi scientifici e didattici da siti naturalmente rinnovabili all’interno del Geoparco. Il commercio di materiali geologici basati su tale sistema può essere tollerato in casi eccezionali, purché sia chiaramente e pubblicamente spiegato, giustificato e monitorato come la migliore opzione per il Geoparco in relazione alle circostanze locali. Tali circostanze saranno oggetto di discussione e approvazione da parte del GGN / EGN, caso per caso.

La Rete Europea dei Geoparchi è formata da due strutture operative: Il Comitato di Coordinamento (CC-Coordination Committee) e il Comitato degli Esperti (AD-Advisory Committee).

COMITATO DI COORDINAMENTO 

È composto da due rappresentanti per ogni territorio membro, è responsabile del funzionamento e della gestione della Rete.
Si riunisce almeno due volte l’anno in territori diversi per discutere dei progressi della Rete. Esamina, approva e concede lo status di European Geopark ai territori richiedenti. Elegge il Coordinatore e il Vice Coordinatore europeo.
La segreteria della Rete (cellula di coordinamento) si trova presso La Reserve Geologique de Haute-Provence in Francia.
COMITATO DEGLI ESPERTI (2013-2015)
E’ composto da specialisti nello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione e promozione del patrimonio geologico, nominati, in parte, dai territori membri fondatori delle Rete (Lesvos Petrified Forest Geopark GRECIA; Vulkaneifel Geopark GERMANIA; Réserve Géologique de Haute Provence FRANCIA) e da strutture internazionali che operano nel settore della valorizzazione del patrimonio geologico (UNESCO, IUGS​​, IUCN), ed eletti democraticamente in seno al Comitato di Coordinamento. La struttura fornisce consulenza su tutte le questioni strategiche inerenti: standard e criteri quali-quantitativi; relazioni esterne e nomina e integrazione di nuove territori nella Rete.
Da settembre 2015 il Parco nazionale del Pollino è entrato a far parte di questa Rete.
Fine Prima parte
Emanuele Pisarra












lunedì 8 febbraio 2016

Alitalia e il Parco del Pollino

Qualche mese fa l'Alitalia ha messo in rotta diversi nuovi vettori acquistati dalla Boing.
La novità di questi nuovi gioielli dell'aviazione civile riguarda i nomi: alcuni di questi aerei sono stati insigniti con i nomi dei Parchi.

Uno di questi vettori porta il nome: Parco nazionale del Pollino.

lunedì 25 gennaio 2016

Pollino: nominati in parte i componenti del nuovo Consiglio Direttivo


Giovedì scorso si è insediato a metà il nuovo consiglio direttivo dell’Ente Parco nazionale del Pollino.

A metà perché dopo più di due anni il ministero dell’ambiente ha partorito il topolino.

In quanto mancano ancora due componenti, a mio avviso, più importanti che sono quelli designati dal ministero dell’agricoltura e dalle associazioni ambientaliste.

Il presidente Pappaterra ha informato che questi ultimi saranno nominati con un altro apposito decreto da parte del ministro dell’ambiente.

Ufficialmente, pare, che queste nomine non sono state effettuate in quanto non sono arrivate in tempo le designazioni dei candidati da parte delle rispettive organizzazioni interessate (ministero delle Politiche agricole e forestali e delle associazioni ambientaliste).

Che dire?

L’impressione è che non si sono ancora messi d’accordo.

Nel frattempo i designati sono: quattro sindaci, un rappresentante dell’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) e un delegato del ministero dell’Ambiente.

I quattro sindaci sono:

·        Giuseppe Castronuovo, sindaco di Senise

·        Giovanni Cosenza, sindaco di Laino Castello

·        Roberto Giordano, sindaco di Castelluccio Inferiore

·        Giovanni Ceglie, sindaco di Aieta

o   Il rappresentante dell’ISPRA è il dott. Stefano Volponi, ornitologo, di Ravenna

o   Il rappresentante del ministero dell’ambiente è Carmelo Lo Fiego, già consigliere del Parco con l'amministrazione Fino, commercialista e consigliere comunale di Francavilla in Sinni

Nella stessa seduta di insediamento, il sindaco di Senise è eletto vicepresidente dell’Ente Parco.

Questo consiglio, nominato lo scorso 16 dicembre, con decreto del ministro dell’ambiente, resterà in carica per cinque anni.

 
Il Presidente Pappaterra intervistato da Roberto Fittipaldi.
Dal comunicato stampa si apprende che Pappaterra è “soddisfatto” della squadra “formata da professionalità importanti e da amministratori giovani ma di grande esperienza”.

 Il vice presidente Castronuovo: “Ringrazio per la fiducia accordatami. Lavorerò in sintonia col presidente e col Consiglio in continuità delle attività già svolte con i lavori avviati e al fine di concluderli”.

Nessun accenno alle nomine mancanti.

E nessuna comunicazione sulla tempistica per la nomina del nuovo direttore e sulla mancata designazione dei due componenti del direttivo da parte del ministero delle politiche agricole e delle associazioni ambientaliste.

Sembra che sia un direttivo a “propria immagine e somiglianza”, fortemente voluto dal presidente e che sbilancia molto la scelta politica di indirizzo verso una visione più amministrativa che di conservazione dell’ambiente.

Ma di questo Pappaterra non ne ha mai fatto mistero.

Nella “visione Pappaterriana” il parco è equiparato a una comunità montana di antica memoria, seppur più grande in termini di superficie, ma con gli stessi compiti.

Se poi rimane del tempo (e delle risorse) allora si penserà anche alla conservazione.

In ultimo, speriamo che questo nuovo direttivo si impegni a far approvare il Piano del Parco come strumento e barra di navigazione per le politiche dell’area protetta, perché navigare a vista così come si sta facendo da troppi anni non porta da nessuna parte e, spesso, la nave, in queste condizioni … spiaggia.

 A me non resta che augurare al nuovo direttivo Buon lavoro perché il Parco ne ha molto bisogno.