Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

martedì 1 marzo 2016

i Geoparchi. Patrimonio dell’Umanità

Pare che, e all’improvviso, l’UNESCO abbia mollato gli ormeggi e imbarchi tutti e tutto a PATRIMONIO DELL’UMANITA'.
Premessa
Per chi non conosca l’acronimo UNESCO, esso sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la scienza e la Cultura, in inglese, United Nations Educationals Scientific and Cultural Organization.
Logo Unesco e Commissione Nazionale Italiana
Fondata durante la Conferenza dei Ministri della Cultura Alleati che si è svolta tra il 1° e il 16 novembre 1945, la Costituzione dell'UNESCO è stata firmata il 16 novembre 1945 e la sua entrata in vigore è del 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati.
L'UNESCO è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione per sostenere "il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali" quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite.

Civita. Il Canyon del Raganello. Sito geoparco
L'Italia è stata ammessa l'8 novembre 1947 all'unanimità durante la seconda sessione della Conferenza Generale che si svolse a Città del Messico. "Ammissione che fu perfezionata subito dopo, il 27 gennaio 1948, con il deposito a Londra dello strumento di ratifica dell'Atto costitutivo dell'Organizzazione da parte del nostro Governo. In Italia, ad ogni modo, una volta resa esecutiva con il Decreto presidenziale del 12 luglio 1949 la Convenzione di Londra sull'UNESCO, fu istituita la Commissione Nazionale per l'Educazione, la Scienza e la Cultura con il Decreto Interministeriale dell'11 febbraio 1950". 
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale molti stati hanno deciso, per questioni collegate alla storia politica interna e alle vicende internazionali, di non partecipare più all'UNESCO ma sono poi tornate sui propri passi e attualmente l'Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e lo Sviluppo conta 195 Stati Membri e 9 Membri Associati.

Gli organi di governo dell’UNESCO sono: la Conferenza generale, che stabilisce ogni due anni le linee di intervento nei diversi settori; il Consiglio esecutivo eletto dalla Conferenza generale, formato da 51 membri, scelti tra persone competenti nelle arti, nelle lettere, nelle scienze, nell’educazione e nella diffusione delle idee; infine, il Direttore generale, che coordina l’attività di un Segretariato, la cui sede è a Parigi, con il quale collaborano numerosi funzionari provenienti dai circa 200 paesi aderenti.
Gli ambiti di lavoro dell’Unesco
Cultura e diffusione della scienza
Arte e diritti umani
Diritti dell’Uomo
Salvaguardia della proprietà intellettuale delle opere dell’ingegno
Protezione dei beni culturali minacciati di distruzione nei conflitti armati
Condizioni giovanili e migrazione dei popoli

A tutto ciò va ad aggiungersi il PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO

Uno dei compiti dell’UNESCO è quello di incoraggiare l’identificazione, la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale e naturale: esso rappresenta la storia e l’identità di ciascun popolo e costituisce l’eredità del passato da trasmettere alle generazioni future.
Per realizzare questi obiettivi, l’UNESCO ha creato una apposita Lista.

Carta dei Geoparchi in Italia
La Lista del Patrimonio Mondiale comprende ad oggi più di mille siti; l’Italia è il Paese che conta più siti in assoluto: 69 in totale (Dicembre 2015). Per essere inserito in questa lista, un sito deve dimostrare di possedere un “eccezionale valore universale”, ovvero esprimere un significato culturale e/o naturale talmente rilevante da superare i confini nazionali e da essere di comune importanza per le generazioni presenti e future. I siti scelti per creare il Patrimonio Mondiale sono selezionati, infatti, per le loro distinte caratteristiche, che li rendono il miglior esempio possibile del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo.
Entrare a far parte della Lista costituisce un riconoscimento a livello globale dello straordinario valore culturale del luogo candidato che deve essere conservato e trasmesso alle generazioni future.


A questa Lista di siti, dopo il Congresso internazionale di Geologia del 1997, Guy Martini (Francia) e Nicolas Zouros (Grecia), chiesero una speciale sessione alla Conferenza per discutere del patrimonio geologico.
Una serie di sorprendenti presentazioni di casi di studio, che documentavano straordinari fenomeni di geologia provenienti da diverse aree del mondo, indussero gli organizzatori a pensare di realizzare una Lista  di questi siti e stabilire i criteri per potervi accedere.

1. Un Geoparco Europeo è un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare e una strategia di sviluppo sostenibile sorretta da un programma europeo idoneo a promuovere tale sviluppo. Deve avere confini ben definiti e una sufficiente estensione per consentire uno sviluppo economico efficace del comprensorio. Inoltre, deve comprendere un certo numero di siti geologici di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità, richiamo estetico o valore educativo. La gran parte dei siti presenti nel territorio di un Geoparco europeo deve appartenere al patrimonio geologico, ma il loro interesse può anche essere archeologico, ecologico, storico o culturale.

2. I siti d’un Geoparco europeo devono essere collegati in rete e beneficiare di misure di protezione e gestione. Esso dev’essere amministrato da strutture chiare e ben definite, capaci di rafforzare le politiche di protezione, valorizzazione e di sviluppo integrato sostenibile del proprio territorio. Nessuna distruzione o vendita di reperti geologici presenti in esso può essere tollerato. A questo proposito i Geoparchi Europei sono gestiti nel quadro stabilito dall’atto costitutivo della Rete Globale dei Geoparchi.

3. Un Geoparco europeo ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio attraverso la valorizzazione di un’immagine generale collegata al patrimonio geologico ed allo sviluppo del geoturismo ha un impatto diretto sul territorio ed un’influenza positiva sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull’ambiente. L’obiettivo è quello di consentire ai residenti di riappropriarsi dei valori del patrimonio del territorio e partecipare attivamente alla rivitalizzazione culturale del territorio.

4. Un Geoparco europeo sviluppa, sperimenta e scambia metodi per conservare il patrimonio geologico.

5. Un Geoparco europeo ha anche il compito di promuovere l’educazione ambientale, la formazione e lo sviluppo della ricerca scientifica nelle varie discipline delle Scienze della Terra, migliorare l’ambiente naturale e incrementare le politiche per lo sviluppo sostenibile.

6. Un Geoparco europeo lavora all’interno della Rete Europea dei Geoparchi anche per favorire l’implementazione e la coesione della stessa rete. Lavora con gli imprenditori locali per promuovere e supportare la creazione e commercializzazione di nuovi prodotti collegati al patrimonio geologico in uno spirito di complementarità con gli altri membri della rete europea.

Carta della Rete Globale dei Geoparchi

La Carta Europea dei Geoparchi è stata ufficialmente accettata il 5 giugno del 2000 a Lesvos, in Grecia, ed è stata firmata dai quattro membri fondatori della Rete Europea dei Geoparchi.
Ogni territorio che desidera presentare la candidatura per diventare un Geoparco europeo è obbligato ad accettare questa Carta e a sottoscriverla al momento della nomina ufficiale.
  
Data e luogo della prossima conferenza Internazionale sui Geoparchi
Un Geoparco deve rispettare le leggi nazionali relative alla tutela del patrimonio geologico. Per essere considerata imparziale la gestione del patrimonio geologico, la struttura di gestione non deve partecipare direttamente alla vendita di oggetti geologici all’interno del Geoparco (non importa da dove arrivino) e dovrebbero attivamente scoraggiare il commercio non sostenibile di materiali geologici nel suo complesso, compresa la bieca vendita del patrimonio geologico, di minerali e fossili. Dove è chiaramente giustificata come attività responsabile di gestione del sito, può essere consentita la raccolta sostenibile di materiali geologici per scopi scientifici e didattici da siti naturalmente rinnovabili all’interno del Geoparco. Il commercio di materiali geologici basati su tale sistema può essere tollerato in casi eccezionali, purché sia chiaramente e pubblicamente spiegato, giustificato e monitorato come la migliore opzione per il Geoparco in relazione alle circostanze locali. Tali circostanze saranno oggetto di discussione e approvazione da parte del GGN / EGN, caso per caso.

La Rete Europea dei Geoparchi è formata da due strutture operative: Il Comitato di Coordinamento (CC-Coordination Committee) e il Comitato degli Esperti (AD-Advisory Committee).

COMITATO DI COORDINAMENTO 

È composto da due rappresentanti per ogni territorio membro, è responsabile del funzionamento e della gestione della Rete.
Si riunisce almeno due volte l’anno in territori diversi per discutere dei progressi della Rete. Esamina, approva e concede lo status di European Geopark ai territori richiedenti. Elegge il Coordinatore e il Vice Coordinatore europeo.
La segreteria della Rete (cellula di coordinamento) si trova presso La Reserve Geologique de Haute-Provence in Francia.
COMITATO DEGLI ESPERTI (2013-2015)
E’ composto da specialisti nello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione e promozione del patrimonio geologico, nominati, in parte, dai territori membri fondatori delle Rete (Lesvos Petrified Forest Geopark GRECIA; Vulkaneifel Geopark GERMANIA; Réserve Géologique de Haute Provence FRANCIA) e da strutture internazionali che operano nel settore della valorizzazione del patrimonio geologico (UNESCO, IUGS​​, IUCN), ed eletti democraticamente in seno al Comitato di Coordinamento. La struttura fornisce consulenza su tutte le questioni strategiche inerenti: standard e criteri quali-quantitativi; relazioni esterne e nomina e integrazione di nuove territori nella Rete.
Da settembre 2015 il Parco nazionale del Pollino è entrato a far parte di questa Rete.
Fine Prima parte
Emanuele Pisarra












sabato 27 febbraio 2016

La Comunità del Parco approva il bilancio 2016

Mercoledì pomeriggio (24 febbraio) la Comunità del Parco Nazionale del Pollino, riunitasi a Castrovillari, ha espresso, all’unanimità dei presenti (40 tra sindaci e rappresentanti delle Regioni, su settanta aventi diritto) parere favorevole al Bilancio di Previsione del Parco 2016.

Durante la riunione, presieduta dal presidente facente funzioni, ing. Antonio Cersosimo, è stato presentato il nuovo Consiglio Direttivo, nominato dal ministro dell’Ambiente il 16 dicembre 2015.
Esso è così composto:
·       Giuseppe Castronuovo, sindaco di Senise
·       Giovanni Cosenza, sindaco di Laino Castello
·       Roberto Giordano, sindaco di Castelluccio Inferiore
·       Giovanni Ceglie, sindaco di Aieta
·       Il rappresentante dell’ISPRA è il dott. Stefano Volponi, ornitologo, di Ravenna
·       Il rappresentante del ministero dell’ambiente è Carmelo Lo Fiego
·       Ferdinando Laghi, in rappresentanza delle Associazioni Ambientaliste
·       Grazia Vulcano, in rappresentanza del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali)


Il presidente del Parco del Pollino Pappaterra ha commentato: «Abbiamo presentato il Consiglio direttivo nella sua interezza e ricevuto all’unanimità il parere favorevole al bilancio di previsione 2016 che regge fondamentalmente su alcuni pilastri: il Piano per il Parco, la Programmazione dei fondi europei, il dover corrispondere alle indicazioni sia dell’Unesco che a quelle richieste dall’adozione della Carta Europea per il Turismo Sostenibile, che obbligano il Parco a mettere in campo azioni di qualità. E poi il sostegno al turismo scolastico e sociale, a tutte le nostre attività di promozione socio-economica, e soprattutto mantenere elevato il livello di internazionalizzazione che il Parco ha acquisito. Quello che mi ha colpito positivamente - ha continuato Pappaterra - è il grande afflato dei sindaci della Comunità del Parco e delle Regioni presenti. Il parere favorevole al bilancio, espresso all’unanimità dagli oltre 40 amministratori, è segno di un grande risultato politico e dimostra la condivisione che vi è del lavoro svolto, peraltro, in solitudine, nei mesi passati. Col nuovo Consiglio direttivo, al quale vorrò delegare alcuni importanti compiti che ci permetteranno nuovamente di essere presenti in tutti i territori del Parco, sono certo potremo continuare ad imprimere un’ulteriore crescita alla nostra importante e splendida area protetta.»

venerdì 26 febbraio 2016

Morte al lupo! Ritorno al Medioevo Terza parte

Appunti di un Naturalista che da anni segue il Lupo in Italia sul Piano di conservazione e gestione del lupo (Dicembre 2015)[1]


Il documento è stato redatto da un comitato di esperti dell’Unione Zoologica Italiana, coordinati da Luigi Boitani. Esso, nelle intenzioni, dovrebbe finalmente mettere in atto tutte quelle azioni che consentano una più efficace gestione e conoscenza del lupo, attenuando i conflitti con l’uomo e
Esemplare di lupo (foto dal web)
l’impatto della specie sulle attività economiche rurali.  Il precedente piano risale al 2002, ed è rimasto lettera morta. Questo del 2015 non prevede nulla di nuovo se non una più esplicita e peraltro confusa possibilità di uccidere lupi che “creano problemi”: problemi reali o immaginari che siano (come vedremo).  Le innumerevoli incongruenze e facilonerie dello studio sono addirittura incredibili, considerata la quantità di esperti e studiosi che vi hanno contribuito. Esse sono state dettagliatamente considerate in un documento della Federazione Nazionale Pro Natura.
A integrazione, mi soffermo quindi in particolare sul punto III.7, che riguarda le
“Deroghe al divieto di rimozione di lupi dall’ambiante naturale: presupposti, condizioni, limiti e criteri da applicare”. Come indica lo stesso piano, la direttiva europea Habitat, e il DPR 357/97 di recepimento, già indicano alcune ipotesi di “rimozione” del lupo, ipotesi ovvie e ragionevoli. Tali condizioni sono molto stringenti e in pratica difficili da implementare. Ogni paese adotta strategie differenti. Come molti sanno, la Svizzera ha deciso che l’abbattimento va eseguito ove un certo lupo (sic) uccida, in un determinato periodo di tempo, un numero di capi eccedente un dato numero, e purché l’allevatore abbia messo in atto le cautele
Cani da guardia (foto dal web)
previste. Ciò ricorda molto i processi agli animali di Medioevale memoria. Tuttavia ha il vantaggio della “certezza del diritto”, se così vogliamo dire, anche se determinare la colpevolezza di un lupo in quanto individuo è doppiamente ridicolo (e se c’è associazione a delinquere?). Ma il problema è che questo grottesco concetto del singolo lupo “criminale” viene ripreso anche dal nostro piano, in un contesto completamente diverso.
Infatti, sull’entità della soglia minima del danno il documento lascia tutto indeterminato, probabilmente tra chi ha firmato il piano c’è chi crede o spera che questo impedisca nei fatti l’applicazione della pena, ma può essere vero anche il contrario: cambiano gli “esperti”, cambiano i ministri, ma in un domani temporalmente indeterminato ciò che sicuramente rimane è la possibilità degli enti locali di chiedere, e al ministero di concedere, gli abbattimenti.
Oggi gli studiosi, quando pensano e scrivono da studiosi e non da redattori di “piani” probabilmente voluti da altri per motivi politici, concordano che:
-        L’uccisione di pochi lupi (persino l’assurdo 5% massimo ipotizzato viene considerato troppo poco da Mech/Boitani (“Mortality Rates for Control and Sustainable Harvest”, Wolves, 2003) non serve assolutamente a nulla, anzi può aiutare a incrementare la produttività dei branchi e ottenere l’effetto contrario (“Compensatory Mortality”, op. cit.)
-        L’identificazione di un singolo lupo “colpevole” può temporaneamente funzionare in Svizzera, dove attualmente si trovano pochi immigrati, senza la formazione di nuclei stabili; non certo in Toscana, dove agiscono decine di branchi contigui, dai territori a volte parzialmente sovrapposti. Inoltre la mancata conoscenza dello status del “colpevole” nell’ambito del branco e delle possibili ripercussioni nei rapporti intra-branco e  inter-branco può creare nuovi equilibri capaci di provocare maggiori danni di quelli che si volevano prevenire. Ad esempio la destrutturazione di un branco, con l’uccisione di un leader capace di coordinare l’attacco a grossi ungulati selvatici, può indurre i superstiti a rivolgere le loro attenzioni a più facili prede domestiche.
-       
Lupo in caccia (foto dal web)
Tutti i super predatori hanno necessariamente un limite alla crescita, limite imposto dalle disponibilità alimentari (ancora Mech/Boitani, op. cit.) e messo in atto, se così vogliamo dire, dalla biologia intrinseca alla specie, che nel caso del lupo prevede di norma una sola femmina riproduttiva per ogni branco e il concomitante fenomeno della dispersione (Francesca Marucco, Il Lupo, 2014, “La dinamica di popolazione: meccanismi di autoregolazione”). Non esiste quindi ordinariamente il problema di lupi in eccesso. Viceversa per molti anche un solo lupo è un lupo in eccesso (vedi la situazione nella Lessinia). Il che fa il paio con il noto aforisma: il solo indiano buono è l’indiano morto.
Tutto quanto sopra dimostra che l’assunto principale del piano, cioè uccidere i singoli lupi “cattivi” che creano problemi, è assurdo e pura propaganda, una concessione all’ignoranza, al pregiudizio, alle conoscenze superficiali di molti degli attori umani coinvolti.  Se in un caso di ripetute predazioni di bestiame si uccide il “colpevole” lasciando inalterate le cause (che di solito sono due e concomitanti: l’incuria/imprevidenza umana e l’assenza o la sottrazione al lupo di prede nel suo ambiente naturale) avremo temporaneamente tacitato la rabbia degli allevatori, ma li avremo anche incoraggiati a lasciare immutata la situazione.
Un altro punto da rilevare è l’arrogante autonomia esercitata nell’elaborazione del piano, senza il minimo coinvolgimento delle associazioni protezionistiche che sono “portatori di interesse” almeno quanto gli allevatori, e senz’altro più dei coltivatori e dei cacciatori.  E’ incredibile che il piano preveda l’abbattimento di lupi persino all’interno dei Parchi Nazionali (e sia pure “con cautela”, bontà loro). I Parchi regionali e altre forme di protezione non vengono neppure menzionate. Punto III.7.4. Altrettanto inaccettabile appare la formazione di una vera e propria louveterie, cacciatori di lupi professionali nell’ambito di Regione e Provincie autonome, che quindi potrebbero operare persino all’interno dei Parchi Nazionali, indipendentemente dalla volontà degli organi di gestione dei parchi stessi. Punto III.7.5
L’ultima idea assurda del piano, che è un vecchio cavallo di battaglia di Boitani, è che gli abbattimenti mirati “legali” scoraggino il bracconaggio. In realtà è molto più probabile che “l’abbattimento di lupi (abbia) il risultato di consolidare tali credenze, conferendo a torto ancora una volta alla dominazione con la forza della natura (e alla caccia in particolare) da parte dell’uomo,  un ruolo centrale nella gestione delle risorse naturali, che ha già fatto troppi danni nel passato.” (Pro Natura, citata)
il prof. Luigi Boitani, zoologo, Università
di Roma
Nella prefazione al suo primo libro (Dalla parte del lupo, 1986) il Luigi Boitani, allora semplice ricercatore finanziato dal WWF e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, scriveva che esistono due lupi. “Uno fantastico (somma di una infinità di storie, leggende, racconti, fantasie, ecc.) e uno reale (biologico)”. Aggiungeva che avrebbe cercato, con il suo libro, “di distruggere il lupo falso”, per meglio difendere quello reale. Ahimè, la vita! Oggi, il cattedratico prof. Luigi Boitani è senz’altro meglio finanziato, e però si trova nella scomoda situazione di difendere il lupo falso: “Oggettive condizioni di forte tensione sociale si possono verificare soprattutto in alcune parti dell’areale del lupo dove la specie ha fatto ritorno dopo decenni di assenza (…). In queste condizioni, il prelievo di alcuni esemplari può costituire, presso i gruppi di interesse più colpiti, una forma di gestione che può coadiuvare le altre azioni di prevenzione e mitigazione dei danni. Inoltre può rappresentare un importante gesto di partecipazione e una dimostrazione di flessibilità che possono aiutare a superare il clima di contrapposizione, che a volte sfocia in atti di bracconaggio incontrollabile.”  Si uccidono alcuni lupi veri, come dimostrazione di buona volontà atta a sopire le teste piene di fantasie irrazionali di lupi immaginari. E tra l’altro si uccidono proprio in quella popolazione alpina, esigua di numero, già sottoposta a prelievi da parte dei francesi, che il piano stesso ha identificato come “in stato di conservazione non ancora soddisfacente”, e soprattutto portatrice di una ridottissima variabilità genetica. In questo modo si rischia di frenare, se non chiudere del tutto, la spinta della specie a ricolonizzare le Alpi Centrali, che il piano dice di essere uno degli obiettivi da raggiungere.



[1] Angelo Gandolfi, fotografo e giornalista pubblicista, specializzato in divulgazione ambientale, con particolare riferimento al lupo e alle sue tematiche.

giovedì 25 febbraio 2016

Ferdinando Laghi, nuovo consigliere dell'Ente Parco nazionale del Pollino

Ferdinando Laghi è stato nominato consigliere dell'Ente Parco nazionale del Pollino. La nomina di Laghi, medico primario presso l'ospedale di Castrovillari, fondatore dell'associazione ambientalista IL RICCIO, responsabile per il Pollino dell'associazione Medici per l'Ambiente, è giunta in ritardo da parte del ministero
Ferdinando Laghi, nuovo componente dell'Ente
Parco nazionale del Pollino (foto da internet)
dell'ambiente a causa di non ben definiti "scogli burocratici". 
Laghi, finalmente è riuscito ad entrare nel sistema. Quell'Ente contro il quale si è battuto per anni riguardo alla controversa questione dell'avvio a biomassa della centrale del Mercure, ora avrà la possibilità di dire la sua dall'interno.
Speriamo bene!
Il Presidente Pappaterra si dice molto soddisfatto della nomina, congratulandosi con Laghi e auspicando ottima collaborazione.
Al di là delle dichiarazioni di circostanza, poco credibili per coloro che seguono le vicende del Parco da anni, Laghi, che è stato fortemente voluto dalle associazioni ambientaliste, raccoglie un testimone molto scomodo e non ci resta che augurargli tanta fortuna e tanta pazienza.
Rimettere in carreggiata l'Ente Parco del Pollino è cosa assai ardua, difficile e quasi impossibile.
I problemi da affrontare sono tanti: dalla tanto vituperata Centrale del Mercure, agli Elettrodotti, al Piano del Parco, ai Lavoratori Socialmente Utili, ai tanti tagli inutili di boschi, alla perimetrazione da rivedere e, in ultimo allo stesso scopo si esistenza di un Ente che ha per statuto la Conservazione dell'Ambiente, molto prima di qualsiasi altra iniziativa di sviluppo. Poichè negli ultimi anni (e forse da sempre) si è pensato allo sviluppo economico: in pratica l'Ente Parco ha preso il posto delle Comunità Montane appena eliminate, appare chiaro che far invertire la rotta a una nave che va in tutt'altra direzione, è cosa assai improbabile,  se non impossibile. 
Laghi, avrà il compito di riportare la popolazione del Pollino a credere che un nuovo sviluppo ecosostenibile sia possibile.
E' molto difficile, ma è ancora possibile recuperare quel poco dello spirito degli anni Novanta, particellizzato in mille rivoli,  sparso in tutto il territorio, tra quei pochi sopravvissuti che ancora continuano a credere che un cambiamento di rotta può sempre avvenire. 
Non ci resta che augurare a Ferdinando Laghi buon lavoro!
Se ha bisogno di noi, siamo a disposizione.