Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

venerdì 18 dicembre 2015

Avvertenza: Variante di Frascineto al Pollino


Ci sono alcune strade inutili, che non dovevano essere realizzate e che non servono allo scopo.
Una di queste è la strada fortemente voluta da uno dei sindaci di Frascineto di qualche anno fa con la scusa che anche loro devono poter andasre in montagna senza passare per Civita.
Negli anni passati ci fu una forte opposizione da parte delle associazioni ambientaliste del territorio e dal Corpo Forestale dello Stato.

Il cancello chiuso alla fine della strada di
Frascineto al Pollino
Poi cambiarono i governi, le associazioni ambientaliste sono cadute in disgrazia, l’alto dirigente del CFS andò in pensione e quindi fu il momento di riproporre il progetto.
E allora, in un classico voto di scambio, la direzione del tempo dell’Ente Parco del Pollino diede le autorizzazioni necessarie.
A Frascineto si gridò alla vittoria.

Gli ambientalisti (tra i quali anche il sottoscritto) ammisero la propria sconfitta.
Non tanto del movimento ma da parte delle istituzioni. Infatti, se avevano perso le associazioni ambientaliste, la comunità non ci aveva guadagnato.

Sembrò un grido nel deserto. Ma il tempo ci diede ragione.
Proprio qualche giorno fa feci un giro – per la prima volta – con il fuoristrada per verificare se ci fossero le condizioni per inserire il percorso in un programma di trekking.

Ebbene, arrivato in basso, trovai la strada sbarrata da un cancello.
La cosa mi inquietava molto, soprattutto per il fatto che ero costretto a rifare la strada al contrario. Allora decisi di chiamare il comando dei vigili urbani per farmi venire ad aprire il cancello.

Per la verità venne il capo vigile in pochissimi minuti. Temetti una multa ma poi, visto che all’inizio della discesa in alto non c’era nessun cartello di divieto, non poteva contestarmi nessuna contravvenzione.  
Ancora una volta il tempo ci ha dato ragione.

Alla richiesta di come mai ci fosse un cancello e anche chiuso, il capo guardia mi rispose che la strada era pericolante e spesso oggetto di caduta massi e quindi per la pubblica incolumità si decise di chiuderla al traffico.
Una ottima idea!
La strada, in forte pendenza, ormai piena di buche, di sassi che ostruiscono il passaggio, non ha più ragione di esistere.
Se fossimo in uno stato serio qualcuno dovrebbe dar conto di ciò.
Ma siccome ultimamente lo stato è assente … invito calorosamente ad evitare questa strada.

È meglio salire in montagna dal lato di Civita.
Come è sempre stato.

Evolution

                                                      
Giuseppe Chidichimo, oltre ad essere un ordinario di chimica fisica, già direttore dell’omonimo dipartimento all’Università della Calabria, ore è anche uno scrittore di storie spionistiche.

Fin qui nulla di male.
Giuseppe Chidichimo, Evolution,Pellegrini
 Editore, Cosenza, 2015

Invece, è interessante come il prof Chidichimo abbia saputo costruire intorno ad una storia – apparentemente abbastanza classica di spionaggio tecnologico – l’ambientazione degli eventi intorno e dentro il Massiccio del Pollino.

Un ufficiale della Marina militare, vittima di un incidente durante un’azione di guerra, decide di prendere i voti ed inizia un periodo di noviziato presso un convento di monaci domenicani di un paese della Calabria.
In questo convento arriva un professore di chimica dell’università della Calabria, malato, che ha fatto una scoperta sensazionale.

La scoperta suscita interesse da parte di potenze straniere che si lanciano sulle sue tracce.
E qui entra in scena il Pollino.
Uno scenario perfetto. Le gole del Raganello, Il canyon, Il Santuario di Madonna del Pollino, Civita, san Lorenzo Bellizzi, Santa Severina Lucana (San Severino Lucano) Terranova del Pollino, il casino Toscano, come scrive Chidichimo, sono degli ottimi scenari per ambientare una storia legata alla fuga di uno scienziato preoccupato del fatto che la sua scoperta possa cadere in mani nemiche prima che sia stata sperimentata e capiti gli usi a fini pacifici.
Non dirò nulla sulla scoperta scientifica del protagonista.

Mi fermerò molto sulla fede che il protagonista della storia porta con sé.

Una fede forte che sorregge il protagonista così come tiene l’autore: oserei dire che questo passaggio sia quasi autobiografico. La continua ricerca del conforto nella fede a supporto delle scelte che il protagonista si trova a dover prendere.

Sullo sfondo di tutto ciò la bellissima storia d’amore con Paola, assistente del professore di chimica, la quale, complice il tempo impiegato a risalire il Raganello, insidia le sue convinzioni religiose fino a …

Un bellissimo racconto che non esisterei a definire una spy story di tragica attualità.

Maledetta, sciagurata riforma Biagi

Premetto che non conosco la riforma Biagi, non sono un giuslavorista e non mi occupo di lavoro.
Tuttavia, scrivo questa riflessione, una mattina mentre cammino per le vie di un paesino della Calabria, meglio dell’alto Jonio cosentino.

Marco Biagi
 
All’improvviso mi imbatto in un gruppo di lavoratori che bighellonano tra i vicoli del paese, certi che nessuno li veda e li ascolti nei loro ragionamenti semplici ed opportunistici.
Mostrano quanto la loro voglia di lavorare sia pari a zero.
Sicuri del fatto che nessuno li coordina, che non ci sia un piano di lavoro, che nessuno li sorvegli, girano tra i vicoli e non disdegnano di assaggiare il nuovo vino.
Anzi, pare che, per quel giorno, sia lo scopo della giornata: si elevano a novelli sommelier, pronti a dare giudizi, anche sprezzanti, verso coloro che non si offrono a far degustare il proprio nettare degli dei.   

La gente comune li guarda con un occhio a dir poco … arrabbiato!
Ma come è possibile, si chiedono in molti, che nessuno controlli questi lavoratori?
E dire che in questo momento sono in gioco le loro sorti. Infatti, alla regione Calabria, stanno discutendo se continuare a tenerli o mandarli a casa.
Per la verità nessuno scommette un centesimo che qualcuno oserà mandarli a casa. A fare cosa?
La maggior parte di loro sono ultra cinquantenni e quindi sono fuori mercato.
In molti in tutti questi anni non hanno acquisito nessuna professionalità e quindi metterli fuori significherebbe che andrebbero ad ingrossare le fila già ingolfate degli uffici dell’impiego.
Maledetta riforma Biagi.
Cosa hai combinato.
Hai creato un vero e proprio ginepraio dove ormai non è più possibile uscirne senza danni.
Infatti, molti di questi sono stati presi ed impiegati nei vari uffici pubblici e quindi sono diventati indispensabili per molti servizi.
Se vanno via loro sono a rischio diecine di servizi pubblici.
Questo sempre grazie alla riforma Biagi.
Grazie a questa riforma per i prossimi vent’anni non si faranno più concorsi pubblici e quindi la qualità dell’impiegato sarà sempre più scadente.
Se a questo aggiungiamo che molti dipendenti comunali sono andati in pensione, abbiamo così il quadro della situazione. Molti comuni privi di diverse figure tecniche e amministrative, alle quali hanno sopperito con incarichi a tempo determinato e spesso in comunione con altre municipalità. Il risultato è – per esempio – la manutenzione ordinaria del verde pubblico non si capisce a chi è demandata.
Siccome il geometra o ingegnere capo dell’ufficio tecnico deve dividersi fra vari comuni, non ha il tempo materiale per pianificare gli interventi nei singoli municipi.
E allora il sindaco pro tempore, è allo stesso tempo, primo cittadino e capo ufficio tecnico.
Come accade a molti sindaci dei nostri piccoli paesi, essendo al contempo lavoratori presso altre strutture, prima di andare al proprio ente di appartenenza, svolgono un primo incontro mattutino con i propri dipendenti comunali e poi si recano al lavoro.
Ritornano al paese nel tardo pomeriggio. Per tutto questo tempo l’ente comunale è sprovvisto di dirigenti.
E allora gli operai della sciagurata riforma Biagi fanno i loro comodi.
Comunque il vino non è ancora buono: non ha fatto per niente freddo!

mercoledì 2 dicembre 2015

Il Parco del Pollino e il fuoristrada

Che spesso un parco nazionale sia una specie di luna park dove tutto è ammesso, permesso, concesso e autorizzabile è un dato di fatto.
Sicuramente è un difetto di “comunicazione” su cosa si può fare o non fare in un area protetta e quali sono gli scopi per i quali è stata istituita.
Una scarpata a Piano Ruggio "solcata" dai fuoristrada (foto dal web)
Pare che sul Pollino questi assunti siano del tutto sconosciuto alla comunità.
Oppure si affrontano al momento del bisogno, come nel caso sollevato da un gruppo di arrampicatori della domenica.
Bastava, sabato mattina, essere passati per Piano Ruggio per capire come le principali ed elementari norme comportamentali siano state del tutto travisate.
Un gruppo di appassionati di fuoristrada estremo ha scorrazzato in lungo e in largo per il Piano, scendendo lungo scarpate ripide, per provare la tenuta dei nuovi pneumatici invernali, oppure delle ultime modifiche fatte all’assetto stradale della macchina, noncurante dei profondi solchi creati, dei fossi profondi realizzati nella neve e sui pendii e senza preoccuparsi dei danni creati alla fauna selvatica e ai tantissimi abitanti “minori” del parco.
Evviva!
Profondi solchi provocati dalle ruotate di potenti fuoristrada (foto dal web) 
Eppure si parla tanto di sviluppo sostenibile, ecocompatibile e tante altre fregnacce del genere, pronte ad essere disattese alla prima occasione.
Quad, fuoristrada super equipaggiati, moto da trial e da enduro vagano senza timori in tutto il territorio del Parco su sterrato e, spesso, in fuori pista, tra i prati e i pendii ripidi.
A quanto un regolamento serio, deciso, rispettoso dei principi di sostenibilità che deve perseguire un Parco nazionale?
Sembra che si procedi a “gambero”, ossia ogni qualvolta qualcuno solleva un problema si pensa poi a come regolamentarlo.
Prima non si può pensare a cosa si vuol fare “da grande” in questo territorio?
Chilometri di piste sterrate abbandonate a se stesse, piene di buche, avvallamenti, frane, crolli, adatte ad essere fruite da chi possiede mezzi fuoristrada super dimensionati, mentre la stragrande parte dei cittadini che per un giorno (o più) vuole stare in pace, farsi una passeggiata in piena tranquillità e in silenzio, si vede arrivare all’improvviso una carovana di jeep pronti a sfidare qualsiasi frana sfoggiando le più sofisticate attrezzature per superare l’ostacolo. Ed eccoli in azione con verricelli, piastre da fango, carrucole, corde e nastri da agganciare al primo albero robusto a tiro.
carosello di ruotate al Piano di Ruggio (foto dal web)
Negli ultimi tempi mai nessuna vigilanza ha osato sanzionare questi comportamenti a dir poco “ecocompatibili”. Anzi, spesso, autorizzati dagli uffici preposti del Parco, perché anche questo è un modo di fare turismo e “portare” gente sul Pollino.
Ovviamente, pur essendo proprietario di un fuoristrada di serie, senza elaborazioni varie, non condivido questo modo di fare turismo nel nostro Parco.
Infatti, una delle condizioni principali che pongo a tutti coloro che vengono in gita con me è il massimo rispetto per l’ambiente e i luoghi dove andiamo.
Sono di tutti e non di uno sparuto gruppo di fortunati in fuoristrada.