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Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

lunedì 3 giugno 2019

Dove vanno i nostri Parchi nazionali?



Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa (foto da Internet)
Il Ministro Costa, ben noto per il suo deciso impegno nella “terra dei fuochi”, e non solo, sembrava, al momento della sua nomina, essere l’uomo giusto al posto giusto. Il mondo ambientalista ne aveva fortemente apprezzato le prime iniziative contro inquinamento, plastiche e abusi di ogni genere, nonché quelle in difesa del Lupo, di cui da varie parti si invocava una libertà di abbattimento.

Invece sui Parchi nazionali e altre Aree Protette si attendono forti azioni di tutela e rilancio, per uscire dalla piagnucolosa situazione di abbandono, crisi e declino degli ultimi anni.
In questo caso il ministro Costa non si distingue dai suoi predecessori e, perfino la aulica Federparchi (e con essa altre undici associazioni ambientaliste) ha presentato pesanti documenti contro l’inerzia del Ministero.
Anche il presidente della LIPU, Fulvio Mamone Capria, Capo della segreteria del Ministro, è uno dei firmatari del documento: Come a dire che si è … richiamato da solo. Bravo il giovane!
 A metà aprile il quadro delle alte dirigenze dei parchi nazionali si presenta cosi: in quello dei Sibillini e dell’Aspromonte è stato nominato solo il Direttore e manca il Presidente.
Mentre al Parco delle Cinque Terre è stata (nominata) scelta la presidente del WWF, Donatella Bianchi. Quasi come a dire che protestando si ha il contentino: è una vecchia strategia che premia sempre.
Mancano il Presidente e anche il Direttore nei Parchi delle Dolomiti bellunesi, Gargano, Casentinesi, Alta Murgia, Majella, Abruzzo, (mancano il Presidente e ora anche il Direttore.) E proprio in quest'ultimo al contempo uno dei suoi funzionari più bravi riceve minacce mafiose per aver fatto il proprio dovere.

Riassumendo, su ventiquattro parchi dieci hanno il presidente e quattordici no. Mentre quattordici hanno il direttore e dieci no.
Come ha agito il Ministro Costa?
Ha ben pensato di riempire i Parchi di Carabinieri Forestali. E così un colonnello dei Carabinieri Forestali è stato nominato direttore del Parco d’Abruzzo, ma è rimasto in bilico in quanto non sembra ottenere il nulla osta dall’Arma di appartenenza.
Invece, il Parco della Sila è passato da un lungo periodo di commissariato ad un altro Commissario. Anche qui si tratta di un ex militare in pensione richiamato appositamente.
Il Pollino non è da meno: dopo anni di vacatio ha un nuovo direttore, sempre proveniente dalle fila dei “Carabinieri Forestali”.
Il culmine, però, è stato raggiunto con la nomina del Generale dei Carabinieri Forestali Di Palma per combattere una certa illegalità diffusa nel Parco dell’Appennino lucano. Peccato che questi, dopo pochi mesi, si è dimesso perché la sua missione “era troppo complicata”.
Stessa situazione nel Parco del Circeo: l'idea del Ministro era di affidarlo al Dott. Ricciardi, un Carabiniere in pensione (ex comandante di tutti i forestali), ma la commissione Ambiente del Senato ha detto no (“Ma come” - hanno replicato i Carabinieri – “Ricciardi ha ricevuto dalla Regina Elisabetta uno dei più alti riconoscimenti in ambito militare”).
Ora il mio pensiero è questo: a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.
Militarizzare i parchi per farli funzionare meglio? In risposta al fatto che una delibera di un ente parco debba passare al vaglio di tre ministeri (Ambiente, Economia e Funzione Pubblica)?
Qualcuno potrà considerare come anche gli Stati Uniti avevano dovuto inviare l’esercito nei parchi nazionali appena istituiti, come a Yosemite, per far capire esplicitamente a tutti che il contesto era cambiato, e che era finita l’epoca della devastazione del territorio. Ciò avveniva negli anni 1850-1860, vale a dire più d’un secolo e mezzo fa!  
I Parchi nazionali non hanno bisogno di questa pletora di dirigenti e funzionari come se di questi non ve ne fossero già troppi (nel solo Parco d'Abruzzo, secondo la Corte dei Conti, dei 7 milioni di euro di budget del 2016, ben 4,5 sono stati utilizzati solo per gli stipendi).
 Da anni sostengo che lo Stato dovrebbe istituire un serio e funzionale Servizio Parchi Nazionali, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Ambiente, costituito da un unico Consiglio di Amministrazione formato dai soli Direttori dei Parchi Nazionali e con a capo un unico Direttore generale.

Aula del Parlamento italiano in seduta (foto da Internet)
Almeno così si creerebbe un solo carrozzone da finanziare con possibilità di spostare i funzionari (Direttori dei Parchi compresi) da un Parco all'altro a seconda delle necessità.
Forse, in Italia ci sono troppi parchi e troppo grandi? La sfida del 10% di protezione del territorio lanciata a suo tempo dal Comitato Parchi Nazionali e Riserve Analoghe è stata raggiunta come quantità ma non come qualità.
Forse qualcuno può essere abolito, qualcun altro ridimensionato; e così riuscire a rimpinguare le casse.
Perché, il problema di fondo resta, come dice un antico adagio meridionale, che “senza dinari non si cantanu missi”.
E questo il Ministro Costa dovrebbe saperlo visto che lui ha origini campane.
E però, appare chiaro come nessun partito politico può o vuole cavalcare il dramma ambientale in generale e la situazione dei Parchi in particolare.
I Verdi sono praticamente scomparsi dalla scena politica dopo la gestione di Pecoraro Scanio & company. Il Movimento 5 Stelle ha molto diluito la propria sensibilità culturale e ambientale nell'alleanza di governo con la Lega di Matteo Salvini. Per Salvini, le Soprintendenze non vanno snervate, ma cancellate. E lo ripete in ogni occasione propizia. Bisognerà vedere se e come i 5 Stelle, TAV a parte, riusciranno a ridarsi quella linea a favore della tutela che avevano espresso tempo fa.
Teoricamente la complessa situazione potrebbe essere una grande occasione per il Partito Democratico che però, con la nuova segreteria di Nicola Zingaretti, dovrebbe disfarsi di eredità decisamente ingombranti: quella di due ministri, Dario Franceschini e Marianna Madia, che hanno praticamente sfigurato, rendendo ingestibile il Ministero, e quella della legge Caleo (Pd) detta "sfasciaparchi" subito ripresentata all'inizio della legislatura.
Per dirla con Vittorio Emiliani (Giornalista, scrittore, presidente del Comitato per la Bellezza), “i nostri partiti stanno come stanno. Chi potrà, chi vorrà svegliarsi?”

Emanuele Pisarra

Tratto da Passamontagna maggio/agosto 2019 n, 2

2 commenti:

  1. ..ottimo articolo.. condivido in toto.
    .. l'unico appunto è che non poni l'accento sulla professionalità che devono possedere i Direttore e soprattutto i Presidenti. Infatti credo che bisogna dire BASTA e ripeto BASTA, a nomine di carattere politico.. non è un caso che negli ultimi anni gli enti parco siano diventati una sorta di "Poltronificio - Politico "… una sorta di partito P.P.P. ( Poltronificio - Partitico del Parco)
    Oggi più che mai bisogna dare un sterzata alla loro gestione e premiare le competere curriculari più che gli intrallazzi partitocratiche.
    Credo che figure integerrime quali colonnelli, marescialli, capitani ec. di qualsiasi arma d’apparenza, non servono a far prosperare e soprattutto tutelare le aree protette se poi non si guarda la sia competenza della persona che il fine ultimo della Legge 394 cioè la TUTELA AMBIENTALE, un punto questo su cui non si può prescindere .. Infatti qualsiasi scelta che faccia un Ente Parco deve avere questo obbiettivo ossia LA TUTELA AMBIENTALE.

    Shium Të Fala ... Nikolla Molla Ka Firmoza.

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  2. Grazie Nicola. I Parchi hanno perso la loro Mission. Ammesso che l'abbiano avuta per legge. Le tante battaglie fatte da pochi che avevano già intravisto all'indomani della entrata in vigore la "394" le tante storture che di fatto rendevano assai difficoltoso l'applicazione di queste norme contorte, frutto di una visione gestionale pletorica, della Natura italiana. Non bastava un direttore sopraintendente, bisognava creare consigli e Enti con tante figure (professori, funzionari ministeriali, delegati di associazioni ambientaliste), di fatto, per paralizzare e/o ritardare qualsiasi decisione "strategica" (autorizzare o meno la coltivazione di una cava di un cementificio, una centrale elettrica e tanto altro). Non parliamo poi della figura del Direttore che ancora oggi è regolamentata in modo a dir poco bizzarro. Si pesca da un albo, recentemente aperto a cani e porci, funzionari vari degli stessi parchi, con contratti di diritto privato e a tempo. Quale direttore farà mai bene il suo lavoro se alla fine dell'incarico rischia di non essere confermato?
    Ho più volte scritto che la figura di "direttore di area protetta" debba essere scelta per titoli e per esame, attraverso un concorso pubblico, immessa in ruolo come funzionario direttivo della nostra pubblica amministrazione. Con la possibilità di essere spostato in tutte le aree protette della nazione. Perchè solo un direttore libero dal ricatto occupazionale potrà fare bene il suo lavoro. Inoltre, e chiudo, i Parchi debbano essere sgravati dalle sorti occupazionali di un territorio. Devono ritornare alla loro Mission istituzionale. Il contributo alle Proloco, Associazioni, editoria locale e quant'altro deve essere erogato da altre fonti dello Stato.

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