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Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

mercoledì 5 giugno 2019

A chi giova l’abolizione del CFS?



La Corte Costituzionale dichiara legittima la soppressione del Corpo Forestale dello Stato.
Forse cala il sipario su una vicenda triste che mostra tutta l’indifferenza di un Governo verso il proprio territorio, il patrimonio boschivo e ambientale.
Il glorioso stemma del Corpo
forestale dello Stato (foto da Wikipedia)
La vicenda ha avuto inizio quando è entrata in vigore la sciagurata riforma proposta dalla legge Madia del 15 agosto 2015 (chissà perché alcune norme che stravolgono l’ordinamento giuridico sono pubblicate proprio nei giorni di festa), legge elaborata per riorganizzare la pubblica amministrazione. Questa norma prevede, tra l’altro, lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri.
Ricordiamo che il ricorso era stato presentato dai tribunali amministrativi di solo tre regioni (Veneto, Abruzzo e Molise), mentre erano rimaste silenti la Calabria, la Basilicata e altre regioni amministrate dal centrosinistra. Come dire che i boschi, le foreste sono di … centro destra.
Roba da matti.

La Corte ha ritenuto che sia la legge delega sia il decreto delegato non presentano vizi di costituzionalità” – si legge nel comunicato diramato dall’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale, e la Legge Madia vi viene descritta come “frutto di un bilanciamento non irragionevole tra le esigenze di riorganizzazione dei servizi di tutela forestale e quelle di salvaguardia delle posizioni del personale forestale”.

Condivido il ragionamento di fondo di Mauro Corona, alpinista e scrittore di Erto, quando sostiene che con la dichiarazione di legittimità della riforma “saranno in tanti a vedere per i boschi e le nostre montagne un futuro incerto, colmo di perplessità. Le guardie forestali si sono sempre distinte per la loro professionalità, per la loro conoscenza dell’ambiente boschivo, delle regole scritte ma soprattutto delle silenti leggi di natura”.

Non condivido affatto il giudizio della Corte che, pur non entrando in merito alla opportunità e/o utilità del Corpo Forestale dello Stato, vede in questa soppressione un mero disegno di risparmio economico per la pubblica amministrazione e non considera i danni materiali, educativi ed economici per la mancata difesa delle foreste italiane.

Adesso la palla passa al Governo e al nuovo Parlamento. In molti in campagna elettorale hanno promesso che avrebbero rivisto e corretto gli errori della legge Madia. Dalle parole hai fatti: esistono già sette disegni di legge che hanno come oggetto il ripristino del Corpo Forestale dello Stato. Non resta che calendarizzarli, al fine di redigere un testo unificato e iniziare, nelle Commissioni parlamentari competenti, il relativo iter legislativo.
Riusciranno nell’intento i nostri prodi eroi del cambiamento?
Ai posteri l’ardua sentenza!
Emanuele Pisarra

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