Parafrasando una famosa frase di Giorgio Bocca, vorrei
semplicemente dire che forse lo avete dimenticato, ma in Italia (e anche sul
Pollino) esiste la democrazia, nel senso di “governo del Popolo”; quindi,
questa battaglia è stata condotta in modo trasparente e chiara, usando i
mezzi che la modernità mette a disposizione di tutti per portare avanti un’idea
in merito a un progetto giudicato – all'unanimità dai civitesi - inutile,
dannoso e questo sì, lesivo dell’immagine che il nostro paese ha nel mondo.
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Vignetta di Altan pubblicata sul numero 7 dell'Espresso del 11 febbraio 2018 |
Cari Amministratori, dovevate pensarci
prima all'immagine DEL PAESE!
Fermo restando che sull’onestà
intellettuale del Sindaco e di quasi tutto il Consiglio comunale sono
certo, le reazioni verso chi la pensa in un altro modo sono state – a dir poco
– esagitate e fuori luogo.
In particolar modo nei miei confronti.
Non è eticamente corretto parlar male di chi è assente, ingiuriarne il nome, la
sua immagine; insinuare secondi fini, o addirittura scopi politici.
È sinonimo di qualche problema mentale e
di scarsa o inesistente cultura politica. E qui porto un esempio
che sovente amava raccontare Giulio Andreotti.
Egli sosteneva che bisogna diffidare di
chi grida, batte i pugni sul tavolo, suda, per sostenere la propria idea:
perché spesso egli deve convincere sé stesso e poi gli altri della bontà del
suo pensiero.
Proibire una diretta streaming vuol dire avere la coda
di paglia; parlar male del Comitato di Liberazione “Giorgio
Castriota Skanderberg” è lesivo dell’intelligenza di altri cittadini
che, per il solo fatto di non pensarla allo stesso modo sono definiti “insani”;
creare un clima di tensione in tutta la comunità, attraverso minacce velate
e non solo verso coloro che hanno firmato una petizione, è a dir poco un atto
da basso impero che credevamo finito da
tempo.
È semplicemente
ridicolo parlare di “campagna mediatica falsa e ingiusta”
perché oggi – cari amici Amministratori – i media sono gli strumenti che la
società moderna ha prodotto per portare avanti un’idea di democrazia, visto che
nei consessi civici non si discute più, ma, come tante marionette si alza la
mano a comando, senza nessun dibattimento, nessuna informativa e senza nessuna spiegazione
di sostanza e in merito all’oggetto in questione.
E allora il cittadino
deve stare zitto?
Stare in silenzio?
Abdicare?
No. Certamente No!
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Il Logo del Comitato di Liberazione che ho inventato per questa "battaglia" di civiltà |
I Civitesi hanno una
pazienza da cavallo. Fino al limite.
Negli ultimi anni hanno accettato di tutto: dallo SPRAR alla decuplicazione
delle tasse sull’acqua e sui rifiuti e tanto altro (per chi non sa o ha la
memoria corta si legga la mia lettera aperta al sindaco pubblicata sul blog http://paroladiacalandros.blogspot.it/2015/10/lettera-aperta-al-mio-sindaco.html).
Ma a questo punto la
misura è stata colmata dall’ultimo sciagurato provvedimento.
La mia storia è nota a
tutti!
Da una vita scrivo,
parlo di ambiente, di uso corretto del territorio, di promozione turistica e
tanto altro.
Con un pizzico di
presunzione vorrei ricordare (e informare chi non lo sappia), come i primi
articoli su Civita e la sua vocazione turistica li abbia scritti io nel lontano
1980, quando molti di voi erano… in altre faccende affaccendati.
Per tanto non accetto
lezioni da nessuno.
Io semplicemente ho
sollevato un problema sentito nella comunità da tempo.
Se la comunità, questa
volta, ha deciso di prendere di petto la questione non è merito mio. È solo
colpa vostra, della vostra presunzione che vi ha portato a pensare (ribadisco
ancora una volta) “hanno accettato lo SPRAR, accetteranno anche il resto”.
Questa volta vi siete
sbagliati!
Per questo è nato il “Comitato di Liberazione” che ha pensato
a una petizione popolare con annessa raccolta firme per opporsi a un
simile progetto.
Due parole su questo
Comitato. Nella recente storia italiana, i Comitati di Liberazione Nazionale –
creati per lo più in Nord Italia - da persone come Sandro Pertini, Enrico
Mattei, Ferruccio Parri, Giorgio Amendola, Oscar Luigi Scalfaro e tanti altri,
hanno avuto la funzione di “liberarci” dall’oppressore tedesco.
Noi, semplicemente, vogliamo
“liberarci” di un progetto idiota e dannoso per il nostro futuro.
Il Comitato di
Liberazione ha pensato presentare una PETIZIONE
POPOLARE.
La raccolta firme è
andata oltre ogni più rosea previsione: sia le firme raccolte nei punti strategici
del paese – e ringrazio quanti hanno messo a disposizione le proprie strutture
e il proprio tempo – che quelle raccolte sulla piattaforma on line sono state
tantissime!
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l'area di costruzione della struttura ... (fonte Internet) |
Cari amici
Amministratori e caro Sindaco, ciò dovrebbe farvi riflettere.
Se più di mille
persone hanno deciso di sottoscrivere la petizione
popolare significa che la vostra iniziativa era sbagliata: non sono i
proponenti o la comunità in errore, ma siete voi che perseguite un disegno
sbagliato.
Sarebbe bastato convocare
un Consiglio Comunale aperto per informare i cittadini che, essendo il comune
sull’orlo del dissesto finanziario avevate deciso di accettare la costruzione,
nel nostro territorio, di un forno crematorio, unicamente in funzione alle royalties che esso avrebbe generato.
Punto e basta.
Ma non lo avete fatto
e, convinti nella vostra presunzione, siete andati avanti spediti, senza
curarvi delle conseguenze, sicuri che un forno crematorio inquini quasi quanto,
o forse meno, di un comignolo di Civita.
Ovviamente nelle
interviste e dichiarazioni alla stampa vi siete ben guardati dal parlare di
danni al paesaggio di una simile struttura; del danno di immagine al territorio;
di a quanto ammontassero le royalties che il comune avrebbe incassato.
Non avete fatto nessun
studio di valutazione ambientale e di opportunità di un simile impianto
inserito nel contesto civitese.
Non avete minimamente ipotizzato
il problema di cosa ne potesse pensare un visitatore all'imbocco del bivio per
entrare in paese quando si sarebbe trovato anch'egli in fila tra carri funebri impegnati
a percorrere la stessa strada, anche quella per andare in montagna.
Cosa avreste fatto voi
se vi foste trovati nella stessa situazione?
Come minimo avreste
fatto dietrofront!
Salvo poi “sputtanare”
il paese sui social e sui media.
Prendo atto che il
Sindaco ha dichiarato che il progetto non si farà.
Senza scomodare il Santo
Padre aspetto (e tutta la cittadinanza con me) che si faccia una delibera di revoca
del provvedimento e che si chieda SCUSA
a tutta la comunità.
Questa si chiama DEMOCRAZIA!
Distinti saluti
Emanuele Pisarra