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Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

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mercoledì 16 novembre 2016

Il Senato licenzia le modifiche alla legge quadro sui parchi

Nell’ottica ormai quasi ventennale di attivarsi per fa sì che le aree protette in Italia siano … meno protette anche questa ultima modifica alla legge quadro si avvia verso tale direzione.
Piccoli tasselli, un comma aggiunto “per caso”, un aggettivo sostituito all’ultimo minuto, una parola messa nell’articolato complesso e unico fanno sì le tante battaglie fatte per giungere all’istituzione dei Parchi e riserve in Italia con lo spirito principe della Conservazione in primo luogo, anche in questa battuta subisce un piccolo ritocco.
Nevaio sul Pollino. (foto da internet)
Se da una parte la legge ha di fatto dato vita a molti parchi nazionali (ne avevamo cinque prima della entrata in vigore delle norme contenute nella 394, oggi ne abbiamo ventiquattro, considerando anche l’ultimo parco nato qualche giorno fa), dall’altra la vecchia legge ha garantito percorsi chiari (forse con tempi lunghi) nella nomina della Governance di un Ente Parco.
Oggi con la scusa di accelerare i tempi, per esempio, si nomina il Direttore direttamente.

«11. Il direttore del parco è nominato dal Presidente del parco in considerazione delle attitudini, delle competenze e delle capacità professionali possedute, purché attinenti al conferimento dell’incarico. Il Presidente del parco provvede a stipulare con il direttore nominato un apposito contratto di diritto privato per una durata non superiore a cinque anni. Alla cessazione dalla carica del Presidente che lo ha nominato il direttore può essere revocato dall’incarico entro novanta giorni, decorsi i quali si intende confermato sino alla naturale scadenza del contratto»;

I Piani del Parco che oggi devono essere approvati dalle Regioni hanno tempi di attesa lunghissimi (per esempio, il Piano del Parco del Pollino, nonostante l’ente di gestione l’abbia licenziato da diversi anni, non è stato ancora approvato); allora come si risolve questo problema? Con il silenzio-assenso. Infatti, se entro dodici mesi le regioni non si esprimono sui contenuti e muovono eventuali suggerimenti, il Piano si intende approvato, nonostante probabili o possibili (direi voluti) articolati che al momento opportuno vanno ad incidere sugli obiettivi di un area protetta.
Altra novità sta nel fare un unico piano che contiene sia gli indirizzi di tipo socio-economico che quelli paesistici.
Però, d’ora in poi questo non si chiamerà più Piano ma Carta del Parco.
Con un sistema complesso di modifiche e di “rimpalli” tra Comuni, Regioni, Comunità montane (lì dove sono ancora in vigore), la Carta del Parco dopo essere stata approvata dal Consiglio Direttivo ed essere approvata dalla Comunità del Parco (parere vincolante): entro trenta giorni.
Seguono altri quaranta giorni presso gli enti di cui sopra.
Altri quaranta giorni per le osservazioni scritte di qualsiasi cittadino.
Altri trenta giorni per esprimere il parere dell’Ente Parco sulle osservazioni presentate.
Entro quarantacinque giorni, la regione d’intesa con l’Ente Parco.
Per un totale di 185 giorni, ossia sei mesi.     
Qualora trascorsi questi mesi e non si è fatto nulla, sarà il Ministero dell’Ambiente che interverrà. In che modo la norma non lo dice.
Un’altra questione che lascia parecchie perplessità è l’istituzione di una specie di tassa che gli interessati pagheranno all’Ente Parco qualora decidano di sfruttare le risorse presenti all’interno dell’area protetta.
Si parla di royalties che gli interessati verseranno all’Ente Parco per sfruttare cave, minerali, acque e petrolio. Riguardo quest’ultimo argomento, l’idea è venuta a Domenico Totaro, presidente del Parco dell’Appennino lucano, che ha più volte parlato di “criterio di ristoro ambientale” come rimborso per i danni causati dallo sfruttamento delle risorse ricadenti dentro un parco nazionale.

1-ter. I titolari di autorizzazioni all’esercizio di attività estrattive, già esistenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione, nelle aree contigue di cui al comma 2-bis dell’articolo 12 sono tenuti a versare annualmente all’ente gestore dell’area protetta, in un’unica soluzione e a titolo di contributo spese per il recupero ambientale e della naturalità, una somma pari ad un terzo del canone di concessione.

1-quinquies. I titolari di concessioni di coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi, già esistenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione nel territorio dell’area protetta e nelle aree contigue di cui al comma 2-bis dell’articolo 12, sono tenuti a versare annualmente all’ente gestore dell’area protetta, in un’unica soluzione e a ti-tolo di contributo alle spese per il recupero ambientale e della naturalità, una somma pari, in sede di prima applicazione, all’1 per cento del valore di vendita delle quantità prodotte. L’ammontare definitivo di detto contributo e le modalità di versamento all’ente gestore dell’area protetta sono determinati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

Infine, entra dalla finestra, quella che è stata cancellata nella prima stesura della 394: la questione caccia.

Infatti, l’ente parco si occuperà delle aree contigue dove si possono esercitare la caccia, pesca e le attività estrattive che verranno regolamentate dall’Ente Parco.
Per questo il Parco e i suoi organi dirigenziali sono paragonati alla pari di altri enti in fatto di elargizione di contributi per i fini più disparati anche estranei agli obiettivi di conservazione della natura: l’Ente parco finanzierà impianti di depurazioni, di risparmio energetico “servizi ed impianti di carattere turisticonaturalistico da gestire in proprio o da concedere in gestione a terzi sulla base di atti di concessione alla stregua di specifiche convenzioni; l’agevolazione o la promozione, anche in forma cooperativa, di attività tradizionali artigianali, agro-silvo-pastorali, culturali, di servizi sociali e biblioteche, di restauro, anche di beni naturali, e di ogni altra iniziativa atta a favorire, nel rispetto delle esigenze di conservazione del parco, lo sviluppo del turismo e delle attività locali connesse. Una quota parte di tali attività deve consistere in interventi diretti a favorire l’occupazione giovanile ed il volontariato, nonché l’accessibilità e la fruizione, in particolare per i soggetti diversamente abili».

Il Bosco del Pollinello in veste autunnale. 
Neanche una parola per quanto riguarda la vigilanza nelle aree protette.
L’attività di sorveglianza che fino ad oggi è stata condotta dal Corpo forestale dello Stato, a partire dal prossimo anno non si sa a chi verrà affidata, visto che il CFS è stato accorpato ad altri corpi di polizia.
Altra questione importante è la composizione del Consiglio Direttivo di un area protetta.
Eliminate, da un decreto del governo Monti, le figure dei docenti universitari in rappresentanza degli atenei ricadenti nel territorio del Parco, sono state inserite rappresentanze di organizzazioni agricole e rafforzata la presenza dei sindaci.
Ridotta la presenza dei rappresentanti delle associazioni ambientali.
Come dire che sono stati messi da parte gli interessi generali per favorire quelli locali e localistici.
Mentre i componenti del Consiglio direttivo possono essere confermati una sola volta, il presidente non ha vincolo di mandato.
Un’altra novità sta nell’inserimento della FEDERPARCHI – l’associazione che raggruppa tutte le aree protette – come rappresentante istituzionale degli enti di gestione dei parchi.
Questa, estrema sintesi, sono alcune delle tantissime modifiche inserite nella norma appena licenziata dal Senato.
Centoventiquattro pagine piene di commi, rettifiche, adeguamenti, nuove definizioni e competenze che sicuramente lasceranno un segno indelebile nella governance delle aree protette italiane.
Speriamo bene!

Ma veniamo alle reazioni.
Ovviamente, tutti i presidenti in carica si sono affrettati ad osannare il nuovo articolato appena licenziato dal Senato.
Così il presidente Domenico Totaro del Parco nazionale Appennino lucano
“La legge che reca nuove disposizioni in materia di aree protette era attesa da tempo e finalmente, dopo l’approvazione del Senato, si appresta ad essere varata definitivamente con il passaggio alla Camera. Naturalmente può sempre essere migliorata ma oggi non possiamo non esprimere moderata soddisfazione per i suoi contenuti.”

Fa eco la dichiarazione congiunta dei presidenti del Parco d’Aspromonte Bombino e del Pollino, Pappaterra.

Essi affermano che:
“Le modifiche della Legge Quadro 394/91 sulle aree protette, approvate a larga maggioranza in Senato, migliorano l’efficienza gestionale dei Parchi e assicurano una più ottimale tutela dei valori naturalistici dei territori protetti in Italia. Tra le importanti integrazioni al testo è da segnalare l’inserimento, in seno ai consigli direttivi dei Parchi e in aggiunta ai rappresentanti del mondo scientifico e delle associazioni ambientaliste, degli esponenti del mondo agricolo; elemento, questo ultimo, che qualifica il rapporto tra l’Istituzione e le espressioni più prossime al territorio e contribuisce, inoltre, a 
Il presidente del Parco del Pollino Mimmo Pappaterra
intervistato da Roberto Fittipaldi
coniugare alle scelte in materia di gestione del patrimonio naturale le istanze degli operatori del settore. Le modifiche approvate rappresentano una pagina nuova nella capacità di fare sistema e di elevare la dignità descrittiva dei territori protetti, nel convincimento che esaltino e sostengano le loro peculiarità. Siamo certi che sul cammino intrapreso confluiranno anche quanti, in questo momento, avversano il portato normativo approvato da uno dei due rami del Parlamento.”

A scanso di equivoci, però, è meglio che la Commissione Ambiente della Camera dia un’altra occhiata alle norme licenziate dal Senato. Non si sa mai!

Ed ecco l’auspicio di Pappaterra e Bombino, quest’ultimo in qualità anche di presidente calabrese della Federparchi.
 A tale scopo fondamentale sarà il contributo della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, che, in seconda lettura del ddl, potrà individuare eventuali possibili punti di convergenza, che valorizzeranno la pluralità di sensibilità, fornendo un valore aggiunto all’impianto che, di per sé, racchiude già elementi di grande rilevanza e novità”.

WWF

Gli unici che cantano fuori dal coro sono solo le associazioni ambientaliste; in primis il WWF parla di mancata accoglienza delle osservazioni e delle proposte di centinaia di esperti e uomini di cultura e quindi chiede che la riforma venga modificata alla Camera.
In sintesi, ecco alcuni punti critici sollevati dal WWF:
1.   Una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del Consiglio direttivo, in cui viene prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali come deve essere. Non vengono definiti strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;
2.       Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;
3.       L’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;
4.       Un sistema di royalties che, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;
5.       Una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;
6.        L’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente
7.       Non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000;
8.       Non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi.

A questo canto si aggiunge Legambiente e il Centro Parchi Internazionale.

sabato 6 febbraio 2016

Collegato ambientale - Odissea nello strazio

Collegato ambientale
Il due febbraio è entrata in vigore la LEGGE 28 dicembre 2015, n.
221 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali”[1].
Settantanove articoli, undici capitoli e numerosi rimandi a vecchie norme, modificate, cassate e aggiornate da far perdere la testa anche ai giuristi più scafati.
Figuriamoci il sottoscritto che ha una propria, intensa e vera idiosincrasia della giurisprudenza.

Ho fatto uno sforzo immane nello sfogliare le centinaia di pagine alla ricerca di un capitolo di spesa, un articolo, un comma o una delega in materia di Parchi nazionali, aree protette o riserve.
Ebbene non ho trovato nulla.
Eccetto un riferimento alle aree marine protette dove la norma stabilisce che per i prossimi tre anni verranno stanziati un milione di euro/anno per il triennio 2017-2020.

Altro non c’è.
Discutendone con l’amico Giorgio della situazione del nostro parco a seguito dell’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo, mi ha ricordato un mio vecchio articolo pubblicato su Katundi Ynë dal titolo eloquente:
Parco nazionale del Pollino: ODISSEA NELLO STRAZIO.
Come dire che sono passati ventiquattro anni e non è cambiato nulla.
Nonostante il presidente, il consiglio e tutto il personale del Parco si prodighino a lavorare per il rilancio dell’area protetta.
I risultati stentano ad arrivare.
I paesi si spopolano, la gente emigra, la montagna è sempre più vuota, in balia di avventori e speculatori senza scrupoli.

Riporto qui di seguito l'articolo che Giorgio ha ritrovato e provveduto a scansionare (che ringrazio);  poi di seguito trovate la foto della pagina con l'articolo così come è apparso sulla rivista.
Buona Lettura!!


II Parco Nazionale del Pollino:

Odissea nello strazio[1]

"Io a questo punto vi saluto,
torno alla mia casa,
torno ai miei sogni,
torno in Patagonia là dove
il vento scuote le stalle
e spruzza gelo l'oceano...”

Questi versi presi "in prestito" da una poesia di Pablo Neruda, esprimono più di altre parole, il disagio, il pessimismo e la rassegnazione di quanti vedevano nella istituzione del Parco Nazionale del Pollino, una occasione di riscatto sociale di due popolazioni tra le più povere del Paese.

Una storia infinita che tra un progetto speculativo e proposte alternative, tra leggi regionali e norme di salvaguardia, tra vincoli paesaggistici e opere pubbliche devastanti, si trascina dal lontano 1968. Con il dm 31.12.1990 il Parco Nazionale del Pollino veniva perimetrato e venivano dettate le prime norme di salvaguardia. Un atto storico ma che, come dimostra un dossier del WWF, "non ha bloccato i tentativi di far passare opere pubbliche inutili e deturpanti, programmate o approvate anteriormente per esigenze pretestuose o affatto inesistenti. "Mi riferisco al progetto della "Superstrada Fridica", ma anche agli "acquedotti rurali del Pollino", che già in passato avevano sventrato intere "timpe" con sbancamenti e piste per captare sorgenti ad alta quota (esemplare a tal proposito la vicenda di Pittacurc) di cui non c'era alcun bisogno.

Ma nonostante tutto ciò e in barba a tutte le denunce, e persino una diffida del ministro dell'ambiente, c'è ancora qualcuno (leggere Consorzio di Bonifica) che insiste nella intenzione di captare la Fonte del Vascello nel cuore del Parco.

Inutile riferire sulle conseguenze di tali lavori. Ma non è finita qui. Anzi. Alla storia si aggiunge un altro capitolo, come ci riferisce Sandro Fontana, in un articolo apparso qualche tempo fa su "Nuova Ecologia". Ma di cosa si tratta? È presto detto. Di lottizzazione e spartizione di potere e di quattrini tra partiti. Infatti il Pollino non dovrebbe sfuggire alla Dc, forte sia in Calabria che in Basilicata. Una lottizzazione, questa, decisa dall'alto, così la Fiat, l'Eni e l'Iritecna si spartiscono i quattrini per la redazione del piano del parco (per esempio quello del Pollino è stato affidato alla società Bonifica) in barba alla legge-quadro che fissa questa fase dopo la costituzione dell’Ente Parco. Non da meno sono le regioni.

La Calabria solo alcuni giorni fa ha nominato i due rappresentanti degli enti locali della Commissione che costituirà l'Ente Parco. Per la comunità del Pollino calabrese, essi sono: Mimmo Pappaterra, ex sindaco di Mormanno e Terenzio Calvosa, sindaco di Laino Borgo.
Quest'ultimo è stato uno dei più tenaci oppositori al parco; tant’è che fece una delibera di esclusione del proprio territorio comunale dall'area protetta. Ma la storia prosegue. Nel periodo natalizio affisso sui muri di Castrovillari, c'era un manifesto della associazione Alternativa Sud dove si denunciava il pericolo che fosse stata barattata la sede del Parco con la regione Basilicata. La notizia fu ripresa da stampa e televisione ma i politici locali minimizzarono il fatto.

Alcuni mesi dopo, invece, tra un convegno e la presentazione dell'ennesimo libro sul Pollino, arriva la doccia fredda.

Viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica un decreto ministeriale dall'eloquente titolo: Ammissione al finanziamento degli interventi previsti dall'intesa programmatica con la regione Calabria relativamente al Parco Nazionale del Pollino. Questa intesa risale al 16 dicembre 1991 e prevede il trasferimento alle casse regionali di 5687 milioni così suddivisi:

a) interventi di riqualificazione ambientale nell'area del Pollino … 2 miliardi

b) creazione di un centro servizi nell'area del PNP ...3.2 miliardi

e) corsi di informazione ed educazione ambientale per la conservazione delle aree di rilevante interesse naturalistico ...487 milioni.

Due giorni dopo (18 dicembre 1991) nuova intesa programmatica.

Questa volta con la regione Basilicata, "per consentire l'istituzione e il primo funzionamento dell'ente di gestione del Parco Nazionale del Pollino è opportuno effettuare il trasferimento della somma di lire 2.300 milioni nei confronti della regione Basilicata ove è prevista la sede legale del suddetto ente a valere sulla indicata somma complessiva di lire 14.000 milioni. A questo va aggiunto:

a) progetto di riqualificazione e tutela ambientale del parco del Pollino (I lotto) ....1996 milioni

b) gli anni verdi del Pollino (??? ndr) ... 1000 MILIONI

e) Proposta di intervento per la produzione, valorizzazione, commercializzazione di oggetti di artigianato artistico tipico del Pollino ... 2500 milioni

d) centro di commercializzazione e tipicizzazione dei prodotti agricoli e zootecnici del Parco del
Pollino ... 2500 milioni

II cerchio si chiude ed ogni commento è superfluo, mentre il Pollino continua ad essere asfaltato e/o cementizzato.

Così vanno le vicende di casa nostra, ma a differenza di Pablo Neruda, che aveva la sua Patagonia dove ritirarsi a meditare, a sognare e ad ascoltare l'oceano, io sto qui a chiedermi se val la pena continuare a "combattere" per un Pollino migliore se questo è il destino al quale è condannata questa splendida e "maledetta" terra di Calabria.

Emanuele Pisarra

















[1] Katundi Ynë, n° 80-2/1992, pag. 20




PS

Se qualcuno trova, nel "Collegato ambientale", notizie riguardo i parchi nazionali e le aree protette è pregato di segnalarmelo.Grazie





[1] Gazzetta Ufficiale n. 13 del 18/01/2016, la L. 28/12/2015, n. 221 (“Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (cosiddetto “Collegato ambientale” alla Legge di stabilità 2016).