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martedì 23 maggio 2017

A proposito di sviluppo e ambientalismo

Caro ed illustre Anonimo (=Unknown18 maggio 2017 09:42), per principio non rispondo a chi non si firma.
Ma, visto che sollevi la questione atavica del ruolo degli ambientalisti come conservatori del tutto contro qualsiasi modello di sviluppo e tanto altro che ben sappiamo, ho deciso questa volta di fare un’eccezione e di rispondere a questo tuo (ma non solo) refrain.
Rifugio Italia visto dalla cima del Monte Papa (Foto Pisarra)
In primo luogo permettimi di dissentire sullo sviluppo turistico di Castelmezzano e Pietrapertosa in quanto, sono tra i comuni lucani più conosciuti e da tempo; quantomeno a partire dagli anni Ottanta. Frequentavo Pietrapertosa agli inizi degli anni Novanta quando la sezione CAI di Potenza aveva attrezzato alcune vie di arrampicata che già attiravano tanti aspiranti turisti.
Altro punto importante è la questione di impatto ambientale: una ferrata, seppur ingombrante, non ha lo stesso effetto devastante quale è quello degli enormi tubi di Trecchina; un ponte tibetano non ha nulla a che fare con la nostra storia e le nostre tradizioni.
La regione Basilicata – mi permetterai di dissentire – non ha ben capito cosa vuol dire sviluppo turistico, se prosegue con la politica dei macroattrattori.
Questi sono dei pozzi senza fondo di spesa di denaro pubblico investito su strutture che hanno (al di là dell’impatto ambientale) costi di gestione e manutenzione enormi. Penso a quell’altro macroattrattore di Senise: una cosa orribile, che è costata al contribuente diversi milioni di euro, e per la quale pare che la stagione scorsa, in termini di pubblico e di affluenza, non sia stata delle migliori.
Monte Sirino. Splendida foresta di faggi. (Foto Pisarra)
Speriamo che la prossima stagione vada meglio, altrimenti di cosa ce ne facciamo di questo “catafalco” in mezzo al Lago di Monte Cotugno?
Ricordo che – ad occhio e croce – la Regione ha speso per questi macroattrattori qualcosa come cento milioni di euro.
Ti pare poco? In cambio di cosa?
E quando sarà necessario fare la manutenzione – per esempio – al Ponte tibetano, chi la farà? E con quali soldi? A carico di chi? Se in Trentino molte ferrate (così come tanti impianti di risalita) sono in via di smantellamento perché troppo costosi, penso che la Regione Basilicata abbia già necessità di manutenzioni straordinarie in molti altri settori prima di costruire altre cattedrali nel deserto (consentimi questa locuzione ormai abusata) dai costi indefiniti e dai forti dubbi di reale concorso allo sviluppo turistico di alcuni territori montani.
Non ti pare che questo modo di fare “droghi” l’offerta turistica?
E poi perché un turista tedesco dovrebbe venire in Basilicata se di ferrate, ponti tibetani, nepalesi sono pieni il Trentino, la Valle d’Aosta e anche alcune zone della Lombardia?
Non pensi che questo turista venga in Basilicata (ma anche in Calabria) proprio perché non vuole le ferrate, i ponti ecc.?

Infine, riguardo al Progetto di Trecchina, ti pare che questo territorio abbia una cultura di arrampicatori, alpinisti o free climber che giustifichi altre ferrate? Pensi che tutto il territorio regionale sia “vocato” alle ferrate e solo ad esse(?)?
Tanto per fare un esempio, a chiusura di questa piccola precisazione, mi chiedo e ti chiedo: cosa si aspetta a intervenire per rimettere in sesto l’impianto di risalita di Monte Sirino? È una vera e propria tristezza, coglie un senso di abbandono, lo scendere dal Monte Papa in direzione del Rifugio Italia e vedere questi piloni accartocciati su sé stessi, strutture abbandonate in balia delle intemperie, la viabilità di accesso a dir poco da … terzo mondo.
Escursionisti francesi in visita a Castelmezzano. (foto Pisarra)
Non parliamo poi dello stato di salute dei Parchi e delle Riserve, ridotti a vivacchiare con “quattro soldi” di trasferimento dallo Stato: con un macroattrattore in meno potremmo avere un parco più efficiente, una manutenzione del territorio più efficace e – probabilmente – qualche dissesto idrogeologico in meno.  

Penso alla recente frana che ha bloccato anche chi voglia percorrere a piedi la spettacolare antica strada di collegamento tra Castelmezzano e Pietrapertosa che attraversa la gola del torrente Caperrino; o alla “minaccia” incombente sul Pollino del taglio del bosco di Palombaro su Serra del Prete; basterebbe poco (meno del costo del più “piccolo” macroattrattore) per comprare questa fantastica faggeta e scongiurare il taglio di migliaia di piante che cambierebbero il paesaggio (viviamo anche di questo) di una delle cime più belle del Parco.
Sono molto preoccupato della deriva della Regione Basilicata: con una politica più attenta al territorio e alla spesa pubblica, potrebbe diventare davvero la “Svizzera” italiana, o meglio, potrebbe concorrere a essere semplicemente una splendida regione ricca di montagne, parchi, paesini ricchi di storia, tradizioni, cultura che valorizzati e correttamente promossi avrebbero davvero una ricaduta economica positiva sul territorio.
Basta poco, molto meno di tanti macroattrattori inutili e ingombranti e che rischiano di essere anche inquinanti.
Sì, non ho cambiato idea a proposito della reale concorrenza di queste strutture allo sviluppo socio-economico della regione.
Scusami.
Un cordiale saluto

Emanuele     

mercoledì 17 maggio 2017

Slittovie, pendolo gigante, ponti tibetani: ecco un nuovo macroattrattore turistico in Basilicata!

Qualche giorno fa ho ripercorso l’antica mulattiera che collegava Maratea con Trecchina attraverso la Serra delle Bocchette.
Macroattrattore di Trecchina. La slittovia in costruzione
Questo è un percorso che rifaccio almeno tre o quattro volte all’anno per conto di una nota agenzia di trekking e ospitalità diffusa che opera nel Meridione.
Ogni volta però trovo una “modifica” strutturale al tracciato.
La prima volta (fine anni Novanta) la vecchia mulattiera era stata ritracciata con le ruspe al fine di renderla adatta ai cavalli: la Comunità montana del tempo ne voleva fare un’ippovia: sbancamenti, ampi tornanti, curve piacevoli; come se il cavallo necessitasse di molto spazio per …manovrare come fosse un Tir.
Due anni fa, invece, ho riscontrato una nuova bretella che ha sventrato il sentiero lungo la Valle laterale di Ponte Scala in direzione del crinale meridionale di Serra delle Crocette.
Macroattrattore di Trecchina. Le slittovia viste dal Santuario
Solite panchine al sole, solita staccionata (inutile) di protezione nel punto panoramico sulla Valle del Noce, in parte già marcia e malandata, ora caratterizzano questa altra tratta.
Dal crinale di Serra della Bocchette la stradina sterrata scollina e prosegue in direzione del Santuario di Madonna del Soccorso, ma il bel sentiero di mezzacosta era stato allargato in modo da poter essere percorso agevolmente in auto.
Stento a credere nell’effettiva necessità di un tale allargamento, anche perché la natura fa il suo corso e, in mancanza di manutenzione, il tratto iniziale della stradina[1], in contrada Brefaro di Maratea, era stato completamente eroso dalla pioggia cosicché vi si erano formate buche tali da rendere inaccessibile il percorso anche a un fuoristrada.
Il primo tracciato dell'ippovia Maratea-Trecchina, aperto a colpi
di ruspate. A distanza di oltre vent'anni ancora sono evidenti
i segni della benna.   
Quest’anno, invece, appena valicato la Serra delle Bocchette, è apparso qualcosa di davvero sorprendente che ha lasciato di sasso me e l’intero gruppo di escursionisti stranieri che accompagnavo. La visita al Santuario ci ha distratti, ma al ritorno, imboccando il sentierino antico che taglia il versante per innestarsi nella vecchia stradina di pellegrinaggio, l’occhio è stato attratto da una serie di plinti in cemento armato messi in fila indiana a formare un arco di circonferenza, altri muri in corso d’opera e tanto ferro posto a gabbia come se dovesse reggere una struttura imponente.
Il vecchio sentiero "allargato" a colpi di benna. 
Gli amici francesi sono rimasti di stucco non comprendendo come in un paradiso del genere si possano autorizzare simili sventrature, colate di cemento e installazioni di tubi in acciaio a forma di toboga. La mia domanda era: cosa, questa volta, la regione Basilicata si è inventata in cima a questa montagna, nei pressi di uno dei più antichi santuari mariani del comprensorio della Valle del Noce? Il rientro verso l’abitato di Trecchina si è svolto in rigoroso silenzio. Come se tutti avessimo una gran rabbia dentro… e non sapendo con chi prendercela rimuginavamo sulla stupidità umana e su come combatterla, pensando anche a come sia una battaglia persa in partenza.
All’arrivo in piazza a Trecchina vicino al nostro solito bar, dove ci fermiamo abitualmente per il gelato di castagna, ho notato un signore distinto, un po’ triste, silenzioso.
Ho pensato a qualche problema importante, e la mia curiosità mi ha spinto ad avvicinarlo per sapere cosa fosse accaduto. Ho appreso così che nei locali a fianco del bar, vi era un seggio delle primarie del Partito Democratico e il suo candidato aveva preso solo il suo voto e forse quello dei suoi familiari.
Macroattrattore di Trecchina. I plinti 
Una volta rotto il ghiaccio parlando di ciò, ho approfittato per chiedere cosa stessero costruendo nei pressi del Santuario di Madonna del Soccorso e mi ha spiegato  che si tratta di un altro macro attrattore che la Regione Basilicata ha voluto che si realizzasse proprio a Trecchina dove, visto il gran numero di visitatori che d’estate ruota nella vicina Maratea, potrebbe essere un ottimo affare per la comunità locale.
A parte che non è con questi strumenti che si migliora la qualità dell’offerta turistica di una regione, per noi camminatori non è esattamente una così massiccia colata di cemento quello che vorremmo trovare giungendo in una località amena, dopo qualche ora di camminata in forte salita tra le pietraie di Serra delle Bocchette e nel silenzio del Vallone dei Pali[2].
Trecchina. Ecco come si presentava qualche anno fa l'area intorno
al santuario di Madonna del Soccorso
Purtroppo, leggendo le cronache giornalistiche (perfino La Repubblica) in Basilicata brulicano iniziative di questo tenore: il 6 aprile scorso è stato inaugurato, a Sasso di Castalda, un piccolo comune del Parco della Val d’Agri di poco più di ottocento abitanti, un ponte a fune spacciandolo come una bella passeggiata mozzafiato, lungo 300 metri e alto 120 metri.
Ferme restando le condivisibili nobili intenzioni di dedicarlo a Rocco Petrone, l’ingegnere che fece parte dello staff della Nasa responsabile della missione “Apollo 11” (quella che, nel 1969, portò l’uomo sulla Luna), mi chiedo se questo è lo sviluppo turistico al quale si aspira: camminare su un ponte a 120 m di altezza, imbragati, assistiti da personale qualificato (come recita la brochure di presentazione) per vivere una “meravigliosa avventura”.
Proporrei, allora, di attrezzare in modo simile anche il Viadotto Italia di Laino Borgo, perché in fatto di altezza siamo ad oltre 275 metri sulle splendide Gole del Fiume Lao, magari con il sottofondo di una colonna di Tir che passano a pochi centimetri: chissà che brividi si proverebbero!
Sasso di Castalda. La locandina di "lancio" del Ponte alla Luna
Il “Ponte alla Luna”, così si chiama il macro attrattore di Sasso di Castalda, è stato partorito e realizzato da qualche brillante funzionario dell’APT della Basilicata, evidentemente perché certe prerogative non devono essere solo ad appannaggio del Trentino Alto Adige.
A questo punto non resta che realizzare anche il Camminamento aereo sul Pollino. Pare che sia l’unico territorio ancora non “macroattrattorizzato” della Regione Basilicata: sarebbe un vero e proprio gioiello copiato da una struttura molto simile costruita qualche anno fa in Turchia.
Come dire che a copiare siamo tutti bravi. A pensare con creatività, un po’ meno.



Note 


[1] Apprendo dalla Relazione generale che ci sarà un secondo finanziamento di riqualificazione “consistente in opere complementari ai precedenti lavori ed in particolare: di alcuni percorsi storici, naturalistici, culturali e sportivi partendo dagli antichi centri abitati di Trecchina e Maratea. (…) gli interventi di completamento oggetto dei lavori sono:
o    trasformazione area Brefaro in area maneggio/galoppatoio di Maratea (per la seconda volta. NdR);
o    manutenzione/sistemazione area maneggio/galoppatoio di Trecchina;
o    manutenzione e sistemazione percorso equestre tratto Maratea-Trecchina (per la seconda volta. NdR)
o    manutenzione e sistemazione percorsi naturalistici Maratea-Trecchina;
o    manutenzione e sistemazione percorsi pellegrinaggio Maratea-Trecchina
[2] Consultando in seguito il sito del Comune di Trecchina, ho trovato la Relazione accompagnatoria al progetto. Si tratta di un progetto per la realizzazione di un “PARCO TEMATICO” nel territorio del comune di Trecchina. Il progetto è di realizzare impianti per attività sportive e ricreative per il tempo libero ma anche didattiche, con annessi servizi di ristorazione su una superficie complessiva di sei ettari e comprende:
·        OSSERVATORIO PLANETARIO DIGITALE
·        FABBRICATO PER ATTIVITÀ PRODUTTIVE E DEGUSTAZIONE
·        SLITTOVIA (ALPINE COASTER) CON DEPOSITO E RISALITA
·        BIGLIETTERIA INGRESSO
·        PENDOLO GIGANTE (SKY SWING) CON DEPOSITO
·        CABINA ELETTRICA
Per un costo totale di due milioni e mezzo di euro.