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Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

giovedì 12 febbraio 2026

Voterò NO

Eccomi qui a dire la mia sul perché voterò NO alla prossima tornata referendaria.
Premesso che non sono un giurista e premesso che non voto per partito preso in quanto simpatizzante del Partito Democratico, sostengo che tutti i partiti che si sono succeduti al governo dell’Italia negli ultimi trent’anni e che hanno messo mano alla Giustizia, avevano (e hanno) come unico scopo quello di indebolire la Costituzione, quello di smontare i “pesi e contrappesi” pensato, in primis, da Costantino Mortati. È esattamente l’opposto di quello che è l’obiettivo primario di una qualsiasi riforma della giustizia: far funzionare meglio i tribunali; dare risposte in tempi accettabili ai cittadini; garantire la certezza della pena per tutti, ricchi e poveri. E i risultati si sono visti: nessuna di queste riforme ha migliorato di un secondo la vita di noi comuni cittadini. Sempre perché non sono un giurista ma un comune mortale, un cittadino libero che cerca di pensare con la propria testa e di documentarsi, ho provato a leggere il primo testo che si poneva a oggetto del referendum e non ho capito nulla. Di fronte alla possibilità di chiedere, attraverso la raccolta firme, una più chiara scrittura del testo da sottoporre al parere dei cittadini, senza esitare un attimo, ho firmato. Sicuro che il governo (tutto minuscolo volutamente) avrebbe dato altro tempo per documentarsi per la volontà dei 550mila che hanno firmato la petizione online. Ma niente, non c'è stata questa auspicata decisione. Il governo si è, per dirla alla Camilleri, “stracatafottuto” dei firmatari e ha confermato la data già decisa del 22 e 23 marzo per lo svolgimento della votazione referendaria. Ora vengo al dunque. Questa modifica costituzionale, mi par di capire, non intacca di un millimetro il miglioramento della giustizia. Ora, se a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina, per dirla con “zio” Giulio, io ho la certezza, che non è scritta da nessuna parte, che l’obiettivo non è la separazione delle carriere tra la magistratura giudicante e quella inquirente; che due CSM non sono meglio di uno; che l’istituzione dell’Alta Corte la quale (se ho capito bene) dovrebbe sovraintendere ai provvedimenti dei due CSM non contribuirà a migliorare i problemi di cui sopra. Si gioca al “dividi et impera”! Ho anche la certezza (chiamiamolo istinto) che l’obiettivo sia un altro: se passasse l’approvazione della modifica, poi sarebbe sufficiente emanare una serie di leggi ordinarie per andare nella direzione voluta, non tanto nascosta, di dare “indicazioni” ai giudici su cosa e quali reati perseguire per primi. A me piace che ci sia l’obbligatorietà del procedimento e la dico in modo semplice: se rubo una bicicletta o prendo, senza pagare, una caciotta al supermercato devo avere un processo giusto, rapido che valuti le circostanze del reato e che mi si dia una giusta pena. Per questo servono magistrati, cancellieri, polizia giudiziaria, computer veloci ed efficaci, strutture e uffici moderni: tutte cose che nessuna riforma dell’ordinamento giudiziario ha mai contemplato. Un’altra cosa che mi “puzza” è la questione sorteggio. L’amministrazione della Giustizia non può e non deve essere affidata al caso. Anche perché non ci vuole molto a capire che il giudice estratto a sorte magari non aveva nessun interesse ad andare al CSM e che rimarrà della sua idea di giustizia sia se è iscritto ad una delle tante correnti della magistratura sia se non lo è. Non è detto che questi, una volta entrato in Consiglio, non faccia “cartello” con i colleghi che la pensano allo stesso modo. Per cui si vanifica il concetto del “tirare a sorte” un nome per amministrare meglio l’ordine giudiziario. Non ricordo se la composizione del CSM sia stata modificata nel tempo. Se è un organo di “autogoverno” con a capo il Presidente della Repubblica, garante “massimo”, che bisogno c’è di altri membri nominati dal parlamento e scelti – ci mancherebbe altro – tra professori universitari di diritto e tra avvocati di lungo corso? E poi non è – a dir poco – sbilanciato il sorteggio se si estraggono a sorte i componenti dei giudici tra i diecimila magistrati, mentre i membri di diritto si scelgono in una lista di gran lunga ridotta e comunque stabilita dal governo di turno? Non è questo un altro metodo per cercare di tenere a bada un organo che per definizione è autonomo dagli altri poteri dello Stato? Per questo voto NO. Dalla stesura del nuovo quesito si è chiarito poi che la richiesta a referendum di modifica è di ben sette articoli della Costituzione. Qui non entro nel merito, ma mi riservo di leggere e approfondire le modifiche che si vogliono apportare alla Costituzione e quali conseguenze si prefissano. Voto NO anche perché lo schieramento di coloro che sostengono questa posizione va da Zagrebelski a Barbero, da Nando dalla Chiesa ad Augias e tanti tanti altri: tutte personalità che non hanno nulla da guadagnare o da perdere dall’esito del referendum. Voto NO anche per la stima che ho verso Nicola Gratteri, per la sua storia, per la sua abnegazione e per il suo fiuto. Lo seguirei dappertutto. Voto NO perché i problemi che attanagliano la nostra comunità – a partire da quella locale e regionale fino alla nazionale – sono ben altri. E ben più importanti. Voto No perché ho la certezza che questo dibattito serva a distrarre l’opinione pubblica dal protestare in modo pacifico e non violento, che non si fa nulla per il clima, per l’ambiente e per le aree protette, per lo svuotamento dei nostri paesi, per il risparmio energetico, per la continua violenza al paesaggio, pur essendo ben consapevoli che noi viviamo di questo. Voto NO perché questa classe politica non mi ispira fiducia. Voto NO.

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