Ci sono voluti diversi anni per individuare un percorso che ottimizzasse logisticamente un cammino con le comunità, il territorio, gli ambienti naturali, la rete viaria e la Calabria.
| Valle del Raganello (Foto archivio Pisarra) |
È nato così il Cammino Basiliano che attraversa tutta la
Calabria orientale, partendo da Rocca Imperiale per raggiungere Reggio Calabria.
Iniziando dall’Alto Ionio, si parte dalla piazza Castello di
Rocca Imperiale, si attraversano prima il Pollino e la Sila, quindi si
percorrono le Serre e l’Asp
romonte per concludere il percorso al Duomo di
Reggio Calabria.
A questo
itinerario, recentemente, abbiamo aggiunto anche un tratto lucano con partenza
da Lauria e che, passando per i due Castelluccio (Superiore e Inferiore), si
collega al tracciato primitivo sia all’altezza della tappa Alessandria del
Carretto-Cerchiara da San Lorenzo Bellizzi, sia direttamente ad Alessandria del
Carretto.
In
sintesi questo tracciato è suddiviso in 83 tappe, tocca 10 tra i borghi più
belli d’Italia - 6 dei quali si fregiano della bandiera arancione, attraversa 5
siti Unesco per un percorso di un totale di 1560 km fra Calabria e Basilicata.
Ma all’origine di questo percorso c’è un pezzo di storia delle
terre del nostro Meridione che per lunghi anni fu teatro di guerre con
vicende alterne tra Saraceni, Longobardi e Bizantini.
In particolare, il nostro Cammino si è focalizzato su questa
storia e ha preso il via da quei monaci in fuga dalla Grecia e dai paesi vicini
perché l’Imperatore di Costantinopoli, Leone
III Isaurico, al centro di una complessa situazione politica e religiosa, aveva
emanato una serie di editti contro la venerazione delle immagini.
In tutta
quella che è passata alla storia come lotta iconoclasta, molti iconoduli, per
non subire persecuzioni, cominciarono a trasferirsi anche verso l’Italia
meridionale dove vi erano sia insediamenti bizantini che longobardi.
Alcuni storici riferiscono che tra il 726 e l’842 si sia verificata una massiccia emigrazione di monaci dei quali circa 50.000 si stabilirono nell’Italia meridionale, dando origine a quel fenomeno del monachesimo greco che tanto ha contrassegnato questi territori.
Senza
entrare nei tecnicismi religiosi, i monaci
basiliani si ispirano alla così detta “regola” di san Basilio,
il vescovo e teologo di Cesarea, detto “il Grande” nato nel 330 e
morto nel 379.
La sua Regola è un insieme di indicazioni
finalizzate alla disciplina individuale e comune dei monaci. Un “modus vivendi”
ideale, un particolare stile di vita teso a raggiungere la perfezione cristiana.
Le comunità basiliane ruotavano
attorno al cenobio organizzato in celle e romitori autonomi, con luoghi di
preghiera e di lavoro comuni, in cui si viveva favorendo la correzione dei difetti e l’aiuto reciproco tra monaci
perseguendo una vita contemplativa contraddistinta dal lavoro manuale che
rafforza il corpo, dalla preghiera che rinfranca lo spirito e dallo studio
della Sacra Scrittura che illumina la mente.
Questo territorio
in gran parte disabitato e ricoperto da foreste impenetrabili, accolse molti di
loro che migravano portando con sé libri sacri e icone e dove poi vennero agevolati
anche dall’abolizione del divieto della venerazione delle immagini, stabilito
dal Concilio di Nicea del 787 e poi riconfermato da quello di Costantinopoli
nell’843.
Negli Acta Sanctorum e
nelle agiografie, con cui i seguaci hanno descritto la vita e i miracoli di
alcuni anacoreti che si erano ritirati in questo territorio, sono riportati anche
alcuni eventi di cronaca quotidiana.
| Torre Mordillo (Foto archivio Pisarra) |
Tante le figure di santi bizantini vissuti in queste contrade e
che hanno lasciato traccia anche nei toponimi come Elia lo Speleota o Giovanni
Therestis.
Una delle figure più celebri fu Nicola Malena, nato da famiglia
illustre a Rossano intorno al 909, che accettò la regola monastica assumendo il
nome di Nilo da Rossano. Abbandonati tutti i suoi averi a Rossano, si ritirò in
una caverna nei pressi di San Demetrio Corone, dove condusse una vita da asceta
nutrendosi di pane, radici e frutta.
Altri monaci
greci, sempre alla ricerca di zone tranquille ed isolate, risalirono verso
l’interno navigando lungo i fiumi che sfociavano nello Jonio e fondando molti
monasteri.
Nel corso
del tempo si andò verso la stabilizzazione progressiva delle istituzioni
monastiche e con essa si andò registrando la trasformazione del paesaggio circostante
con orti e campi seminati, i primi vigneti distanziati da alberi da frutta; si
vennero a costituire grandi aziende agricole dove ai contadini che vi
lavoravano era concessa la possibilità di edificare abitazioni nelle vicinanze.
I monasteri avevano ottimi rapporti
con le autorità bizantine e con il clero latino che stimava l’ampia intesa
riconosciuta dai monaci greci tra le popolazioni locali.
Conoscendo
la medicina, i monaci curavano i coloni e i loro famigliari dalle
indisposizioni che li colpivano e ciò ampliava la loro influenza sulla popolazione e anche sulle
persone importanti che, di fronte alle malattie, si rivolgevano a loro per
sottoporsi alle cure e, una volta guariti, elargivano cospicue donazioni per
riconoscenza.
Queste donazioni, totalmente esentate dai tributi, consolidavano
il potere dei monaci bizantini. Di conseguenza il notevole incremento del
patrimonio dei monasteri non era proporzionalmente collegato con l’aumento del
numero dei monaci per cui questi dovevano stipulare con i coloni contratti di lavoro
che dipendevano dalle condizioni di costoro e dalla situazione dei terreni.
I vari tipi di contratti – enfiteusi, pastinato ad laborandum
e altri – comportarono anche un riassetto della popolazione sul territorio e un
certo movimento nella scala sociale. Tutta la Calabria fu interessata da questo
“modus operandi” dei monaci basiliani, i quali oltre all’amministrazione dei
sacramenti agivano anche da imprenditori e organizzatori sociali.Il Calabrone
In sintesi: “Il Cammino Basiliano nasce per promuovere la
riscoperta di antichi sentieri e raccontare quel territorio calabro-lucano
plasmato da uomini di fede che hanno vissuto in armonia con la natura e ci
hanno lasciato straordinarie sintesi culturali.
Il Cammino Basiliano promuove un turismo lento, in sintonia con
il silenzio dei monaci basiliani dei quali è possibile seguire le tracce dal
confine della parte meridionale della Basilicata fino ad affacciarci sul mitico
Stretto di Scilla e Cariddi”[1].
BIBLIOGRAFIA
Bagnetti Gian Piero, L’età Longobarda, Hoepli, Milano 1941
Bartolomeo da Rossano, Agiografia di Nilo da Rossano, Cosenza
1720
Cappelli Biagio, “Alla ricerca di
Latiniano” in Calabria nobilissima, vol.
14 (1969) pp. 43-58.
ID., Il
monachesimo basiliano ai confini Calabro Lucani, Fiorentino, Napoli 1963
ID., Medioevo
bizantino nel mezzogiorno d’Italia, edizioni il Coscile; Castrovillari 1993
Pedio Tommaso, La Basilicata longobarda, Editore Levante, Bari 1987
Pisarra Emanuele, A piedi sul Pollino, Edizioni Prometeo, Castrovillari 2001
ID: Carta
escursionistica del Parco nazionale del Pollino, Edizioni Prometeo,
Castrovillari 2024
Russo Francesco, I Monasteri greci ai confini calabro lucani, Grottaferrata 1962
Santoro, Paolo Emilio, La storia del Monastero di Carbone con la
continuazione di d. Marcello Spena; [a cura di] Luigi Branco; presentazione
di mons. Rocco Talucci, Osanna, Venosa 1998
Toscani Vincenzo, La leggenda di San Giorgio e lo stemma civico di Oriolo, Grafiche
Abramo, Catanzaro 1985
Vitarelli Lucio, “La dominazione bizantina”, in Lo stato di Noja, a cura di Mimmo Filomeno, Consiglio Regionale
della Basilicata [Potenza] 2008, pp. 25-38.
Von Falkenhausen Vera, La dominazione bizantina nell’Italia
meridionale da IX al XI secolo, Ecumenica Editrice, Bari 1978
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