Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Io sono sempre dello stesso parere: sino a quando non sarà rinnovata la nostra classe dirigente, sino a quando le elezioni si faranno sulla base di clientele, sino a quando i Calabresi non indicheranno con libertà e coscienza i loro rappresentanti, tutto andrà come prima, peggio di prima.
Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

mercoledì 31 dicembre 2025

Spirito e Natura nel Cammino Basiliano

 Ci sono voluti diversi anni per individuare un percorso che ottimizzasse logisticamente un cammino con le comunità, il territorio, gli ambienti naturali, la rete viaria e la Calabria.

Valle del Raganello (Foto archivio Pisarra)
Dopo tanto cercare e studiare, abbiamo delineato, tenendo conto di tutte le considerazioni fatte, un tracciato ottimale per camminare la nostra Regione.

È nato così il Cammino Basiliano che attraversa tutta la Calabria orientale, partendo da Rocca Imperiale per raggiungere Reggio Calabria.

Iniziando dall’Alto Ionio, si parte dalla piazza Castello di Rocca Imperiale, si attraversano prima il Pollino e la Sila, quindi si percorrono le Serre e l’Asp
romonte per concludere il percorso al Duomo di Reggio Calabria.


A questo itinerario, recentemente, abbiamo aggiunto anche un tratto lucano con partenza da Lauria e che, passando per i due Castelluccio (Superiore e Inferiore), si collega al tracciato primitivo sia all’altezza della tappa Alessandria del Carretto-Cerchiara da San Lorenzo Bellizzi, sia direttamente ad Alessandria del Carretto.

In sintesi questo tracciato è suddiviso in 83 tappe, tocca 10 tra i borghi più belli d’Italia - 6 dei quali si fregiano della bandiera arancione, attraversa 5 siti Unesco per un percorso di un totale di 1560 km fra Calabria e Basilicata.

Ma all’origine di questo percorso c’è un pezzo di storia delle terre del nostro Meridione che per lunghi anni fu teatro di guerre con vicende alterne tra Saraceni, Longobardi e Bizantini.

 

In particolare, il nostro Cammino si è focalizzato su questa storia e ha preso il via da quei monaci in fuga dalla Grecia e dai paesi vicini perché l’Imperatore di Costantinopoli, Leone III Isaurico, al centro di una complessa situazione politica e religiosa, aveva emanato una serie di editti contro la venerazione delle immagini.

In tutta quella che è passata alla storia come lotta iconoclasta, molti iconoduli, per non subire persecuzioni, cominciarono a trasferirsi anche verso l’Italia meridionale dove vi erano sia insediamenti bizantini che longobardi.


Alcuni storici riferiscono che tra il 726 e l’842 si sia verificata una massiccia emigrazione di monaci dei quali circa 50.000 si stabilirono nell’Italia meridionale, dando origine a quel fenomeno del monachesimo greco che tanto ha contrassegnato questi territori.

Senza entrare nei tecnicismi religiosi, i monaci basiliani si ispirano alla così detta “regola” di san Basilio, il vescovo e teologo di Cesarea, detto “il Grande” nato nel 330 e morto nel 379.

La sua Regola è un insieme di indicazioni finalizzate alla disciplina individuale e comune dei monaci. Un “modus vivendi” ideale, un particolare stile di vita teso a raggiungere la perfezione cristiana.

Le comunità basiliane ruotavano attorno al cenobio organizzato in celle e romitori autonomi, con luoghi di preghiera e di lavoro comuni, in cui si viveva favorendo la correzione dei difetti e l’aiuto reciproco tra monaci perseguendo una vita contemplativa contraddistinta dal lavoro manuale che rafforza il corpo, dalla preghiera che rinfranca lo spirito e dallo studio della Sacra Scrittura che illumina la mente.

Questo territorio in gran parte disabitato e ricoperto da foreste impenetrabili, accolse molti di loro che migravano portando con sé libri sacri e icone e dove poi vennero agevolati anche dall’abolizione del divieto della venerazione delle immagini, stabilito dal Concilio di Nicea del 787 e poi riconfermato da quello di Costantinopoli nell’843.

Negli Acta Sanctorum e nelle agiografie, con cui i seguaci hanno descritto la vita e i miracoli di alcuni anacoreti che si erano ritirati in questo territorio, sono riportati anche alcuni eventi di cronaca quotidiana.

Torre Mordillo (Foto archivio Pisarra)
Torre Mordillo (Foto archivio Pisarra) 

Tante le figure di santi bizantini vissuti in queste contrade e che hanno lasciato traccia anche nei toponimi come Elia lo Speleota o Giovanni Therestis.

Una delle figure più celebri fu Nicola Malena, nato da famiglia illustre a Rossano intorno al 909, che accettò la regola monastica assumendo il nome di Nilo da Rossano. Abbandonati tutti i suoi averi a Rossano, si ritirò in una caverna nei pressi di San Demetrio Corone, dove condusse una vita da asceta nutrendosi di pane, radici e frutta.

Altri monaci greci, sempre alla ricerca di zone tranquille ed isolate, risalirono verso l’interno navigando lungo i fiumi che sfociavano nello Jonio e fondando molti monasteri.

Nel corso del tempo si andò verso la stabilizzazione progressiva delle istituzioni monastiche e con essa si andò registrando la trasformazione del paesaggio circostante con orti e campi seminati, i primi vigneti distanziati da alberi da frutta; si vennero a costituire grandi aziende agricole dove ai contadini che vi lavoravano era concessa la possibilità di edificare abitazioni nelle vicinanze.

I monasteri avevano ottimi rapporti con le autorità bizantine e con il clero latino che stimava l’ampia intesa riconosciuta dai monaci greci tra le popolazioni locali. 

Conoscendo la medicina, i monaci curavano i coloni e i loro famigliari dalle indisposizioni che li colpivano e ciò ampliava la loro influenza sulla popolazione e anche sulle persone importanti che, di fronte alle malattie, si rivolgevano a loro per sottoporsi alle cure e, una volta guariti, elargivano cospicue donazioni per riconoscenza.

Queste donazioni, totalmente esentate dai tributi, consolidavano il potere dei monaci bizantini. Di conseguenza il notevole incremento del patrimonio dei monasteri non era proporzionalmente collegato con l’aumento del numero dei monaci per cui questi dovevano stipulare con i coloni contratti di lavoro che dipendevano dalle condizioni di costoro e dalla situazione dei terreni.

Il Calabrone
I vari tipi di contratti – enfiteusi, pastinato ad laborandum e altri – comportarono anche un riassetto della popolazione sul territorio e un certo movimento nella scala sociale. Tutta la Calabria fu interessata da questo “modus operandi” dei monaci basiliani, i quali oltre all’amministrazione dei sacramenti agivano anche da imprenditori e organizzatori sociali.

In sintesi: “Il Cammino Basiliano nasce per promuovere la riscoperta di antichi sentieri e raccontare quel territorio calabro-lucano plasmato da uomini di fede che hanno vissuto in armonia con la natura e ci hanno lasciato straordinarie sintesi culturali.

Il Cammino Basiliano promuove un turismo lento, in sintonia con il silenzio dei monaci basiliani dei quali è possibile seguire le tracce dal confine della parte meridionale della Basilicata fino ad affacciarci sul mitico Stretto di Scilla e Cariddi”[1].

 

 PS

Questo articolo è stato pubblicato sul numero odierno de Il Calabrone. 

 

 BIBLIOGRAFIA

*       Bagnetti Gian Piero, L’età Longobarda, Hoepli, Milano 1941

*       Bartolomeo da Rossano, Agiografia di Nilo da Rossano, Cosenza 1720

*       Cappelli Biagio, “Alla ricerca di Latiniano” in Calabria nobilissima, vol. 14 (1969) pp. 43-58.

*       ID., Il monachesimo basiliano ai confini Calabro Lucani, Fiorentino, Napoli 1963

*       ID., Medioevo bizantino nel mezzogiorno d’Italia, edizioni il Coscile; Castrovillari 1993

*       Pedio Tommaso, La Basilicata longobarda, Editore Levante, Bari 1987

*       Pisarra Emanuele, A piedi sul Pollino, Edizioni Prometeo, Castrovillari 2001

*       ID: Carta escursionistica del Parco nazionale del Pollino, Edizioni Prometeo, Castrovillari 2024

*       Russo Francesco, I Monasteri greci ai confini calabro lucani,  Grottaferrata 1962

*       Santoro, Paolo Emilio, La storia del Monastero di Carbone con la continuazione di d. Marcello Spena; [a cura di] Luigi Branco; presentazione di mons. Rocco Talucci, Osanna, Venosa 1998

*       Toscani Vincenzo, La leggenda di San Giorgio e lo stemma civico di Oriolo, Grafiche Abramo, Catanzaro 1985

*       Vitarelli Lucio, “La dominazione bizantina”, in Lo stato di Noja, a cura di Mimmo Filomeno, Consiglio Regionale della Basilicata [Potenza] 2008, pp. 25-38.

*       Von Falkenhausen Vera, La dominazione bizantina nell’Italia meridionale da IX al XI secolo, Ecumenica Editrice, Bari 1978