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venerdì 17 marzo 2017

Una provocazione (O forse no!)


Qualche giorno fa, in occasione di una gita escursionistica in uno dei paesini che si affacciano sul Lago di Como, mi sono imbattuto nell’Orrido di Bellano:  luogo tanto decantato e famoso in Lombardia come uno dei canyon più belli e suggestivi che bisogna assolutamente visitare.

Cartelli pubblicitari che indicano l'Orrido di Bellano (Ph Pisarra)
Grandi cartelli informano e guidano il visitatore verso l’ingresso posto alle spalle di un edificio di stile antico  che un tempo ha ospitato un cotonificio.
L’ingresso è a pagamento, 4 euro a persona, ed è gestito dalla Pro Loco.
La gola è attraversata dal Torrente Pioverna e la peculiarità dell’Orrido sta nel fatto che lo si può percorrere per un tratto utilizzando un camminamento di poche centinaia di metri particolarmente suggestivo.
Al cancello d’ingresso accoglie i visitatori un gabbiotto con l’ufficio informazioni e la cassa; subito dopo c’è un piccolo spazio con cinque pannelli che spiegano, in sintesi, l’evoluzione geologica della Valle, la formazione dell’Orrido e la rete dei geositi in Lombardia.

I
Orrido di Bellano, ingresso, biglietteria e pannelli illustrativi
(Ph. Pisarra)
l primo tratto (circa 30 metri) lo si percorre su una passerella in metallo che costeggia la condotta dell’acqua  indirizzata verso una centrale idroelettrica; si prosegue e, oltrepassato un primo ponte, tramite una rampa di scale si giunge in un primo spazio con splendida vista sulla forra.
 Si prosegue su per un’altra scalinata, un secondo piccolo camminamento su passerelle infisse nella roccia, quindi, si arriva su un terrazzino con veduta panoramica e … si torna indietro!
Tutto qui!



Tempo impiegato: meno di quindici minuti andata e ritorno, alla modica cifra di “soli” quattro euro.

Mi sorge spontanea la riflessione: se dovessimo fare una cosa del genere sul Raganello quanto bisognerebbe esigere?
Orrido di Bellano. Camminamento all'interno del Canyon. (ph Pisarra)
E qui vengo alla provocazione, non prima di aver fatto una premessa: non sono mai stato d’accordo sul  far pagare un biglietto d’ingresso per poter godere delle nostre bellezze naturali, storiche e architettoniche.

Ho sempre pensato, e ne resto fortemente convinto, che l’uso del bene naturale può fare da MOTORE DI AVVIAMENTO per altre attività, queste sì, da pagare per poterne usufruire.
Per anni il Raganello ha fatto conoscere Civita e il Pollino nel mondo.

Dallo spoglio di un vecchio quaderno delle firme, conservato presso il Museo etnico di Civita, si notano nomi di visitatori provenienti dal Giappone, dalla Russia, dagli Stati Uniti, dal Canada; oltre che da tutti i paesi europei e, per la stragrande maggioranza, dalle località italiane: il lavoro che abbiamo fatto in tanti anni nella promozione del territorio ha dato i suoi frutti.

Perfino una agenzia di Marketing ha certificato che le parole più conosciute sono: il Ponte del Diavolo, il Canyon del Raganello e molto dopo, il Pino loricato. Possiamo dire che il Parco nazionale del Pollino “campa” ancora su questi allori.
Oggi, dopo aver visto, l’Orrido di Bellano, ho cambiato idea.
Per due ordini di ragioni.
La prima.
Le migliaia di visitatori che ogni anno giungono attratte dalle immagini della natura del Raganello non portano nessun beneficio alla comunità. Anzi sono di disturbo e nuocciono: inquinano, schiamazzano, si limitano a un semplice approccio alle Gole, o a una escursione più o meno lunga, più o meno faticosa e... vanno via.
A parte un ritorno economico per le guide, non rimane nulla nella comunità. Il rapporto costo-benefici è in netto svantaggio per l’economia locale. Anche se le strutture ricettive fanno il pieno, non tutti gli avventori visitano il Raganello. Nessuno versa un obolo al comune, che, in compenso, ha l’onere della pulizia, della manutenzione della viabilità, della sicurezza e della vigilanza.
A questo punto si può iniziare a pensare di introdurre la tassa di soggiorno.
Orrido di Bellano. reti di protezione (Ph Pisarra)

Ma il mio ragionamento è un altro. Finora il Raganello e le sue gole sono state a esclusivo appannaggio di un segmento ben preciso di visitatori. Anche se un piccolo passo avanti si è fatto con l’introduzione di un servizio navetta che consente di raggiungere il Ponte del Diavolo comodamente, seppure in modo chiassoso e inquinante. Anche in questo caso senza alcuna entrata per il Comune o l’Ente Parco. Il limitato spazio temporale che permette la percorrenza delle Gole è logicamente collegato con la stagione e le condizioni meteo. Di conseguenza abbiamo la presenza di molte persone in un arco di tempo molto ridotto: circa tre mesi all’anno, con la conseguenza che in alcuni giorni d’agosto orde di persone chiassose e schiamazzanti percorrono il tratto basso del torrente senza alcun riguardo per l’ambiente, la fauna e la flora del luogo.
Sembra di essere al luna park o meglio in una delle tante strutture di acqua plan dove è ammesso gridare, sbattere qualsiasi cosa in acqua e lanciare urli da stadio, perché non esiste nessun servizio di vigilanza da parte delle autorità del Parco e del Comune.
In sintesi: non si rispetta il luogo proprio perché non si pagaun costo aggiunto per la bellezza del luogo oltre al prezzo del servizio e si massificano i danni in un “mordi e fuggi” che negli ultimi anni sono sempre più evidenti.
Penso che si debba mettere mano a questa deriva prima che sia troppo tardi.
Urge, con grande premura, porre mano a quel regolamento del quale si parla da anni, ma che ancora non esiste.
E qui l’esperienza dell’Orrido di Bellano viene in mio aiuto, per gestione e tempistica:
L’Orrido di Bellano è gestito dalla Pro Loco, esiste un ufficio informazioni turistiche, c’è un orario e un periodo di apertura.
Per il Raganello da anni si rimpalla la decisione su chi e come debba essere stilato il Regolamento di accesso, chi possano essere gli accompagnatori e quali le condizioni di ingaggio.
Orrido di Bellano. Un'altra immagine della passerella.
(Ph. Pisarra)
Con la conseguenza che ci tocca assistere a come questo bene si stia sempre più deteriorando: spesso vediamo orde di gente che bivacca, prende il sole, cucina, mangia e … ascolta la radio ad alto volume, non curandosi per niente del luogo.
Un giorno mi è capitato, mentre risalivo la fiumara nei pressi dell’ex ponte provvisorio, di vedere l’acqua colorata di rosso e trasalii pensando a chissà quale terribile delitto fosse stato commesso a monte.
Risalendo la corrente con molta celerità, ben presto mi si svelò l’arcano: qualcuno aveva abbandonato decine di angurie che la corrente del Raganello aveva provveduto a rompere.
Una questione importante è la sicurezza offerta dagli accompagnatori. Per carità, sono tutti ottimi professionisti che hanno una solida formazione maturata tra le fila del Soccorso Alpino e delle Guide del Parco. Tuttavia questi soggetti non sono abilitati a guidare persone in ambiente di forra dove è previsto l’uso di corde, imbraghi e discensori per affrontare i vari salti. 
Questo compito spetta solo ed esclusivamente alle guide alpine abilitate per questo e che in Calabria… non esistono.
Più volte ho suggerito ai vari sindaci succedutisi nel governo di Civita e di altri paesi del Parco, di individuare almeno quattro giovani ai quali far seguire un corso specifico là dove sono attivati, sulle Alpi o sul Gran Sasso.
Mille promesse e mai nulla di concreto con il risultato che gli accompagnatori – oltre ai “fai da te” – sono fuori legge. Se accadesse un incidente grave le autorità chiuderebbero le Gole e sarebbe la fine per il turismo e l’economia civitese.
Orrido di Bellano. Passerella di veduta del canyon del Pioverna. Ph Pisarra)
Una seconda questione:
la comunità civitese è stata sempre avanti nel pensare che la soluzione per arginare la fuga dal paese fosse un uso corretto e sostenibile del proprio patrimonio.
Qualche volta ha pensato davvero in grande, forse troppo: per esempio con il progetto della costruzione di una funicolare che collegasse il Raganello con il centro abitato oppure di una funivia che unisse il paese con la cima della timpa del Demonio, con tutti i servizi annessi come un’area di svago sulla sponda sinistra dell’alveo fluviale o un rifugio-belvedere sulla vetta.


Progetti che sono falliti miseramente per le varie congiunture politiche.
Oggi, per tornare al nostro ragionamento, il paese e la comunità hanno bisogno di guardare avanti con occhi più attenti alla conservazione del proprio patrimonio naturale, perché conservare, e conservare bene, significa aumentarne il valore.
Per questo è necessario un Regolamento di fruizione del Raganello, che preveda – tra l’altro – il numero chiuso giornaliero, l’accompagnamento da parte di personale qualificato e preparato, orari precisi, condizioni e attrezzature adeguate e il pagamento sì di un contributo all’Ente gestore, sia esso il Comune o l’Ente Parco.
Orrido di Bellano. La condotta forzata "esce" dalla Gola. (Ph Pisarra)
Accanto a questo Regolamento, per estendere il periodo di fruizione che non si limiti solo al periodo estivo e per ampliare la fascia di fruizione a più tipologie di persone, si potrebbe pensare a un camminamento come quello dell’Orrido di Bellano che potrebbe avere il suo ingresso dalla Filanda Filardi e, attraverso vari step, raggiungere l’ex Ostello della Gioventù.
Avremmo così un flusso controllato, altri escursionisti meno allenati che si unirebbero a quanti vogliano cimentarsi nel torrentismo puro, la fruizione della filanda, del suo museo e dei suoi servizi.
Otterremmo anche un tempo di permanenza maggiore nel territorio con conseguenti maggiori introiti per la comunità.


martedì 14 marzo 2017

Leader, emigrazione, giovani e ambiente

Se non abbiamo a livello nazionale leader in grado di capire verso dove vada la società italiana, figurarsi se queste guide si possono trovare a livello regionale.
Riflettevo su questo semplice principio leggendo due lettere di giovani ingegneri inviate rispettivamente al Presidente della regione Basilicata e al popolo calabrese.
Forse per la Calabria è “normale” continuare a emigrare. Oserei dire che abbiamo nel nostro DNA il gene dell’emigrazione o forse della fuga dai nostri paesi e dalla nostra regione.
Priorità per i cittadini calabresi (fonte: Corriere Calabria)
Anche perché delle tante promesse, fatte dai vari governi che si sono succeduti dal Dopoguerra a oggi, molte sono state disattese e quindi hanno aperto, qualora fossero mai state chiuse, le porte alla nuova emigrazione.
Nuova perché oggi parte anche chi ha terminato gli studi e non trova nella propria regione alcuna possibilità di impiego, con la conseguenza che emigrano non solo braccia, ma anche “cervelli”.
Per la verità è già da tempo che esportiamo conoscenze e professionalità per il solo semplice fatto che se un giovane frequenta facoltà come “Ingegneria elettronica delle nanotecnologie” è gioco forza che questa persona, alla fine del percorso di studi, sia costretta a emigrare.

A questo proposito mi ha colpito la lettera, pubblicata sul Fatto Quotidiano, di un giovane ingegnere di Castrovillari, laureatosi con il massimo dei voti presso l’Università della Calabria, emigrante in Svizzera, che non manca di lodare la scuola pubblica italiana e i suoi insegnanti, ma che esorta i giovani a andare via perché il Meridione NON OFFRE, e non sarà in grado di offrire a breve e medio termine, lavoro e occupazione.
In questa lettera, il giovane racconta la relativa facilità all’assunzione che hanno molte strutture pubbliche e private all’estero rispetto al nostro paese.
Questo perché in Calabria – a parte i lavori dell’ammodernamento dell’autostrada – non ci sono in vista nuovi cantieri in grado di dare lavoro a qualche migliaio di persone.
Diversa è la situazione lucana.
Tra petrolio e acqua in Basilicata ci sarebbero i presupposti per l’attivazione di tantissime possibilità di lavoro, se non ci fosse l’incapacità governativa a trattare e ad avere un proprio forte ruolo con le multinazionali dell’oro nero.
Infatti, un altro giovane ingegnere – nella lettera indirizzata al presidente della regione Basilicata - si lamenta della realtà lavorativa in cui è collocata la forza lavoro nel contesto regionale.

martedì 28 febbraio 2017

Monte Coppolo. il Sentiero della traversina

Caro Emanuele,
vedendo i tuoi recenti articoli sui problemi della sentieristica nel nostro amato Parco, mi sono un po' scosso dal torpore da rassegnazione che mi ha preso negli ultimi mesi. 
Un tratto del Sentiero che porta in cima al Monte Coppolo
fatto con le traversine ferroviarie (Foto per gentile
concessione di Giorgio Braschi)
Ho deciso quindi di inviarti queste foto della straordinaria nuova ferrovia del Pollino, quella di Monte Coppolo. Le ho riprese a maggio dell'anno scorso in occasione di una memorabile gita al profumo d'olio di creosoto con amici friulani (non ti dico come sono rimasti…) e successivamente a settembre in occasione di un'altra escursione. 
Il sentiero è il 990, nel tratto classico, percorso anche dagli appassionati di archeologia, quello che sale alla vetta dal grande Serbatoio dell'Acquedotto posto sul valico di fronte al Rifugio M. Coppolo. 
Bene,… qualche buontempone ha pensato di arricchire il patrimonio sentieristico del nostro Parco di una nuova particolare tipologia di sentiero, il "Sentiero alla traversina".!!.. Pensa, tutto il tracciato fino alla vetta, che prima era un normale bel sentiero di montagna comodamente percorribile anche da persone non particolarmente allenate, ora si presenta come una interminabile scalinata fatta di vecchie traversine ferroviarie che spezza le gambe, soprattutto in discesa, anche ai più allenati. 
In compenso possiamo ammirare la bellezza e l'unicità di questo nuovo straordinario "sentiero ferrovia" (come le ciliege di Turi), perfettamente integrato nell'ambiente boschivo ed emanante nelle calde giornate di sole un fragrante olezzo di olio di creosoto, suggestivo ricordo delle vecchie stazioni ferroviarie di quando eravamo piccoli… 
Particolare delle traversine impregnate di creosoto
(foto di Giorgio Braschi)
Poi, per risolvere il problema degli escursionisti sporcaccioni, si è pensato bene di disporre lungo il sentiero decine e decine di costosi e raffinati cestini per rifiuti in acciaio zincato ricoperto di legno, con cestoni più grandi presso i tavoli da picnic nella parte iniziale e in quella più alta, quasi sulla vetta, in zona archeologica, in previsione di più consistenti apporti da abbuffate domenicali. Naturalmente chi gestisce il tutto avrà sicuramente in servizio spazzini-sherpa muniti di capienti gerle per riportare a valle i rifiuti raccolti. 
Ma non basta, preoccupati di dare la massima visibilità al panorama circostante, si è anche pensato di agevolarne la visione con una splendida torretta panoramica in legno che "innalza" gli osservatori di tre metri sul già più che sufficiente terrazzo panoramico naturale… viene proprio spontaneo chiedersi (come hanno fatto anche gli amici delle due gite) come sia mai stato possibile spendere tanti soldi per snaturare in questo modo un percorso splendido di per sè e ricco di fascino per la presenza del sito archeologico. 
Oltre alla traversine al creosoto
(foto di Giorgio Braschi)
Avessero almeno speso in zona i soldi per tutto quel materiale (staccionate, panche, tavoli, cestini, cestoni coperchiati, tabelle, tabelloni, leggii, gazebi, torre panoramica…), si sarebbe data una boccata d'ossigeno all'economia locale; sul territorio ci sono ottime aziende di falegnameria… invece vai a vedere le targhette e che trovi?… che il tutto proviene dal ricco Alto Adige! 
Un'ultima considerazione: ma le traversine ferroviarie di legno in disuso, impregnate d'olio di creosoto e olii vari persi dalle parti meccaniche dei convogli non sono considerate rifiuti speciali pericolosi?
Leggo in proposito su due siti specializzati: 


"Risulta quindi opportuno suggerire a chi le possiede che precauzionalmente quelle traversine al creosoto devono essere eliminate e sostituite per il bene di chi le ha, perché, ovviamente, rappresentano una seria minaccia alla loro salute. Va anche ricordato che vi è un obbligo al loro smaltimento, peraltro, come rifiuti speciali pericolosi. Guai ad eliminarle bruciandole! Oltre a commettere gravissimo illecito, in tal modo si libererebbe tutta la tossicità che poi si disperderebbe nell'aria! Va ancora ricordato che trattandosi di rifiuti speciali pericolosi la normativa applicabile alla loro detenzione, trasportoe smaltimento è di carattere penale." 
Torretta panoramica (foto di Giorgio Braschi)

 
Ricordiamo, in ultimo, come la Corte di Cassazione abbia in più occasioni affermato che "le traversine in legno impregnate di olio di creosoto dimesse dall'ente ferroviario vanno qualificate quale rifiuto pericoloso …" (ex multis Cassazione Penale, Sez. III,sentenza del 26 maggio 2004, n. 23988).






Non so proprio se essere perplesso, indignato, scoraggiato, amareggiato, arrabbiato, deluso, disilluso, rassegnato… forse sono semplicemente stanco.
Un caro saluto,
Giorgio


Che dire?
Come spesso amava ricordare Leonardo Sciascia (al fondo non c’è mai fondo) anche quest’altro episodio sulla questione sentieri è emblematico.
area picnic (foto di Giorgio Braschi)
La Rete sentieristica per un’area protetta dovrebbe essere come le arterie del corpo umano, senza le quali tutto si ferma, nulla funziona.
Eppure ancora in molti non hanno capito questo principio elementare.
In molti non hanno ancora capito che la tutela del territorio è di per sé conservazione e sviluppo.
Se tutto viene abbandonato all’incuria del tempo, o peggio, tutti i sentieri, come è accaduto in un parco vicino al nostro, sono stati ripresi e recuperati a colpi di benna di ruspa vuol dire che non solo non abbiamo rispetto per tutti coloro che hanno camminato per lavoro, per necessità o anche per semplice piacere, ma che non conosciamo la storia. E chi non conosce la propria storia è condannato a ripetere gli errori che generano a loro volta altri errori in una spirale senza fine che, in ultimo, fa perdere lo scopo del recupero dei vecchi cammini.

In molti diranno che questi pensieri sono “pura nostalgia” di un passato che non tornerà mai più; proprio perché è stato un passato difficile, causa di molte sofferenze e fuga di popoli verso le periferie di grandi città in Italia e all’estero.

Gazebo e capannina (vuota). (foto di Giorgio Braschi) 
Invece, proprio ora che intorno ai grandi Cammini d’Europa si muovono milioni di persone (il solo Cammino di Santiago di Compostela, nel 2015, è stato percorso da oltre 245.000 pellegrini) noi che abbiamo ancora una natura più o meno intatta, in gran parte disabitata, abbandonata da anni, non possiamo farci sfuggire questa occasione.

Potrebbe essere (e in alcune zone lo è) l’ultimo treno prima dell’abbandono.
E invece assistiamo a simili scempi senza che nessuno intervenga, le autorità preposte addirittura si vantano per la “bellezza dell’opera (in questo caso del sentiero che porta sul Monte Coppolo) che darà occasione a centinaia, ma che dico, a migliaia di escursionisti di recarsi in pochi minuti in vetta per ammirare i resti di una città fortificata, forse fondata da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia.  Cosa vuoi che sia l’uso di “quattro traversine ferroviarie” che non sono "in sintonia" se poi ti permettono di raggiungere facilmente un sito archeologico risalente al quarto secolo avanti Cristo.

Capannina in allestimento (foto di Giorgio Braschi)
La puzza di creosoto è il prezzo da pagare per raggiungere la cima del Monte Coppolo.
Inoltre, che senso ha riempire il percorso di cestini, bacheche vuote, gazebo inutili, torri di avvistamento, panche e tavoli da picnic – rigorosamente forniti da una ditta del Trentino Alto Adige, come se in Basilicata e nella Valle del Sinni mancassero falegnami e ditte specializzate – senza preoccuparsi di chi farà manutenzione a questi beni?

Il CAI Castrovillari qualche anno fa ha recuperato l’antico percorso che collegava Valsinni al Monte Coppolo, pare molto usato dalla poetessa Isabella Morra, in un’ottica di riutilizzazione di antichi tratturi al fine di non dimenticare la memoria storica locale e, nel contempo, creare un piccolo reddito per la comunità.
Ovviamente questo sentiero è stato completamente abbandonato a favore del facile e corto cammino che in pochi minuti porta dal serbatoio comunale dell’acqua alla cima del Monte Coppolo: aggira
I "contenuti" della Capannina informativa. (foto di Giorgio Braschi)
la comunità per cui non porta alcun reddito e produce solo sfruttamento del bene senza ricaduta economica sul territorio.

Cartello che indica la fonte del finanziamento
(foto di Giorgio Braschi)


Marchio pubblicitario della ditta trentina costruttrice
(Foto di Giorgio Braschi)

Sulla scelta culturale di dare priorità all’area archeologica rispetto alla storia medioevale, il mio quesito è: perché non utilizzare entrambi i periodi?
Altra cosa è la capacità di vigilanza e intervento del nostro Ente Parco: 
anche in questo caso appare in tutta la sua inutilità e incapacità di incidere sulle politiche di sviluppo del territorio o, quantomeno, di indirizzarne gli obiettivi.
Area picnic con panche cestoni


Infine, mi sconvolge anche l’assenza di qualsiasi “vagito” della Soprintendenza archeologica della Basilicata, solitamente molto attenta a concedere parere favorevole a simili lavori.

Una cosa è certa: in questo modo modo si aiuta ulteriormente la fuga da questi territori a favore di altri che hanno meno ma che sanno valorizzarlo in modo efficace e proficuo per la memoria e per il reddito della comunità.



venerdì 17 febbraio 2017

Il clima che cambia


Alla fine di ogni inverno ci si augura che il prossimo sia con tanta neve e tanta pioggia, però nei luoghi “giusti”: in montagna, per esempio.
Invece anche quest’anno il “Generale inverno” – come si diceva una volta – non ha mancato di sorprendere ancora. Poche piogge e nevicate nel Nord Italia, moltissima neve nelle regioni centrali e tanta pioggia, con qualche sparuta nevicata, sulle cime delle regioni meridionali.
Una foto del nostro pianeta ... sciolto nell'acqua! (foto dal web)
Si sono capovolte le situazioni: meno neve e freddo alle latitudini superiori e più nevicate e piogge a carattere torrenziale man mano che ci avviciniamo all’equatore.
È un caso? Una pura coincidenza? Tutto ciò fa parte di un ciclo?
Su questi argomenti le opinioni divergono e molto; infatti, i climatologi seri e liberi (pochi, in verità) affermano che il clima stia cambiando, e in peggio, con la conseguenza che le generazioni future avranno seri problemi in termini di aumento di temperature e di stagioni sempre più calde.
Però nessuno parla di questi fenomeni come conseguenza scellerata dell’uso enorme, e talvolta ingiustificato, di fonti energetiche derivanti dal petrolio.
Tanto più non è il caso di parlarne in questo momento, perché la priorità, da parte dei mezzi di informazione, va data alle popolazioni abruzzesi e alla tragedia dell’albergo di Rigopiano.
Senza voler toglier valore a questa grande tragedia né ad altre notizie che meriteranno priorità nell’aprire le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, constato qui come i problemi climatici non trovino mai lo spazio giusto per essere portati alla conoscenza delle popolazioni.

Qualche giorno fa, curiosando tra le pagine del WEB, mi sono imbattuto in un articolo che racconta come un gruppo di ragazzi abbia portato in tribunale gli Stati Uniti d’America sulla questione del Clima con la motivazione che “Non fanno abbastanza per l’ambiente”.
foto dal web
L’iniziativa presa da un tredicenne di Seattle, Gabriel Mandell, ha dato inizio a una vasta campagna di informazione sugli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici.

"Siamo noi quelli che dovranno vivere con gli oceani acidi, la temperatura della terra sempre più calda e i ghiacci che si sciolgono", scrive il ragazzo nella petizione che ha depositato presso il tribunale federale della Pennsylvania contro il governo degli Stati Uniti.
Queste cose succedono solo in America?
A prima vista pare di sì.
Nel resto del mondo, e in Italia in particolare, sulle questioni legate ai cambiamenti climatici non se ne parla proprio.
Perché?
In primo luogo perché si tratta di fenomeni a “lunga scadenza” e quindi non interessano la quotidianità: come se non parlandone, o rimandando la discussione, il problema si risolvesse da sé.
Un’altra motivazione la troviamo nelle ragioni di chi investe miliardi di dollari per affermare che i cambiamenti climatici sono fenomeni naturali che si sono sempre stati nel corso della storia del nostro pianeta.

Però, se questa affermazione proviene da studi sovvenzionati dalle grandi lobby dei combustibili fossili, Exxon-Mobil, Total e ENI, sorge qualche dubbio.
Poi, ogni dubbio scompare dopo aver letto l’articolo di Paolo Mieli[1] pubblicato sul Corriere della Sera in novembre.  
Il pezzo si apre così: “Un nuovo uragano di irragionevolezza rischia di abbattersi sul mondo in coincidenza con l’apertura — oggi a Marrakech — della Conferenza sui cambiamenti climatici”.
L’«uragano di irragionevolezza» sarebbe quello scatenato dai «sostenitori della tesi che questo sia un campo delle certezze assolute». Tra questi Mieli annovera alcune star del cinema che «spiccano per spirito militante», tra cui Arnold Schwarzenegger e Leonardo Di Caprio – protagonista di Before The Flood, un documentario sul global warming trasmesso in anteprima il 30 ottobre sul canale del National Geographic.
carta del riscaldamento del pianeta (fonte: IPCC)
Da una parte, sostiene il giornalista, è «ragionevole che, sia pure a titolo precauzionale, vengano prese misure anche drastiche» per combattere il riscaldamento globale. Ma, d’altra parte, scrive, è irrazionale dar retta ai sostenitori delle «certezze assolute».
Il neo presidente Trump, ha nominato come Segretario di Stato Rex Tillerson, Amministratore Delegato della Exxon Mobil, la società che aveva stipulato un contratto di 5 miliardi di dollari con la Rosneft, (la compagnia petrolifera di proprietà del governo russo), contratto bloccato per l'embargo voluto da Obama dopo l'invasione della Crimea.

Se questa nomina è un caso…

Il problema del cambiamento climatico non è un “uragano di irragionevolezza” come sostiene lo storico Paolo Mieli.
Le questioni dei cambiamenti climatici non sono né di destra né di sinistra: ci sono semplicemente dati scientifici, fisici e matematici. 

Emanuele Pisarra





PS
Questo articolo esce in formato cartaceo su PASSAMONTAGNA - Periodico del Club Alpino Italiano - sezione di Castrovillari, numero 1/2017





[1] Paolo Mieli, I dati, i dubbi e gli eccessi sul cambiamento climatico, Corriere della Sera, lunedì 7 novembre 2016.